Recensioni
Antonio Franzè – Storia di un intellettuale d’avanguardia
"Cavaliere della Corona d’Italia per i suoi pregevoli lavori
filosofici e per altri meriti". Così riportava l’articolo apparso su "Il
giornale d’Italia" del 24
febbraio
del 1917 che riferiva dell’importante onorificenza della quale era stato
insignito, su proposta del Ministero della Pubblica Istruzione, Antonio Franzè,
illustre figlio di Calabria e cittadino di Laureana di Borrello. Matematico e
filosofo non di professione, benemerito presidente della Società Operaia di
Mutuo Soccorso di Laureana di Borrello, comune presso il quale ricoprì
l’incarico di Conciliatore, profondo studioso e conoscitore del cristianesimo,
Franzè nacque nel 1863. Sposò nel 1904 donna Giulia Marzano dei Duchi di
Sessaorunca dalla quale ebbe due figlie, Angelina e Teresina deceduta
prematuramente all’età di tre anni. Tra i suoi scritti apprezzati ed accolti con
elogi dai giornali e dalla critica di allora " La morale cristiana" pubblicata
nella rivista di filosofia scientifica diretta dal professor Marchesini a Padova
nel 1905, "Il Cristianesimo" nel 1913 dove sottolinea che "disprezzare la
religione, in sostanza, significa disprezzare una funzione psicologica imposta
dalla natura, e quel che più interessa, urtare e menomare la libertà di
coscienza, ch’è un sacro diritto di tutto e di ciascuno di noi". Nel 1914 "Il
Carattere" in cui l’autore individua quattro tipi di carattere, onesto,
virtuoso, ipocrita e brutale che analizza con acume e "Vita di Gesù" che risale
ai primi anni quaranta. Non mancano pubblicazioni italiane e straniere che si
occupano dello studio fatto da Antonio Franzè. A due anni dall’ultimo lavoro nel
1916 esce la prima edizione de "I massimi problemi". Di idee liberali, amico del
Giolitti che ospitò in casa sua dove amava circondarsi di intellettuali e
filantropi dell’epoca, ed in particolare di Falcone Lucifero, Ministro della
Real Casa, Antonio Franzè fu abile ed esperto conoscitore delle discipline
filosofiche e matematiche. Durante i suoi numerosi viaggi a Napoli dove si
recava a trovare amici e parenti era solito frequentare Caffè letterari in cui i
temi filosofici venivano affrontati e dibattuti con personaggi del calibro di
Benedetto Croce, Giovanni Gentile, Ippolito Pindemonte e Francesco Montalto,
cui
era legato da antica parentela. Montalto, noto per avere prodotto un’importante
lavoro di filosofia dal titolo "L’intuizione è la verità di fatto". Pur essendo
di Laureana di Borrello visse la maggior parte della vita a Napoli ove la sua
casa sita in vico Storto Purgatorio divenne un vero e proprio cenacolo
culturale. L’amicizia ed il forte legame tra i due è testimoniato da una dedica
fatta dal Franzè "all’illustre suo concittadino, professor Francesco Montalto".
Da alcuni archivi privati emergono importanti documenti da cui si evince con
certezza che fu proprio l’illustre laureanese su incarico del marchese
Ferdinando Nunziante a tracciare la prima lottizzazione del Porto di Gioia Tauro
a fine ottocento. Notizia, sconosciuta ai più e probabilmente anche dagli stessi
cittadini di Laureana i quali potrebbero fregiarsi di avere tra le personalità
che hanno contribuito a scrivere qualche pagina di storia l’autorevole figura di
Antonio Franzè, un illuminato che ha lasciato una forte impronta culturale e
morale negli scritti che ha tramandato e nella memoria di chi lo ha conosciuto.
Oltre le opere citate ci sono degli scritti ancora non pubblicati ma che i
familiari stanno raccogliendo per poter consentire ad esperti ed appassionati di
conoscere gli studi filosofici, matematici e letterati del cavaliere poiché si
sa che "non c’è terra senza storia e non ci sono popoli senza memoria".
Tratto da "La vita e l’intelligenza – Osservando, leggendo, meditando" (Edizioni Pascale, Villa S. Giovanni 1937):
"
I.’ energia biologica. Ogni essere vivente è un «centro dinamico» ed un «laboratorio». Come centro dinamico, importa ed esporta dei materiale, e, come laboratorio, trasforma il materiale importato. Chi compie in esso questo complesso lavoro e questa maravigliosa trasformazione? Non certamente ciò che chiamiamo materia. Se questa da sè potesse compiere questo lavoro e questa trasformazione, che bisogno avrebbe del germe dell’essere vivente? Vuoi dire che nel germe ci dev’essere qualche cosa che a lei manca, e che chiamiamo «energia biologica», come chiamiamo energia elettrica» 1’altra incognita che produce fa fiammella nella lampadina. Come la lampada spenta è materia e quella accesa è materia ed una data energia, così il cadavere o la carogna sono materia e 1’essere vivente è materia ed un’altra data energia. Ci vuole la materia per le funzioni biologiche, come ci vuole il marmo per avere una statua; ma come non basta il marmo per spiegare la statua, così non basta la materia per spiegare le funzioni biologiche."
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