Società

Il prezzo della rivincita del bel sesso

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di Gabriella Lax (*)


Hanno smesso di bruciare i reggiseni le donne quando hanno compreso che era tempo di muoversi, che le manifestazioni e gli slogan del femminismo a qualcosa erano serviti: ad aprire gli occhi sulla esistente discriminazione con gli uomini e a dar loro la consapevolezza che entrambi godono di pari dignità. Fino ad allora, verso la fine degli anni sessanta, le donne erano relegate al ruolo "naturalmente" subalterno, incancellabile retaggio culturale della notte dei tempi. La vera impresa per il movimento femminista era stata risvegliare le coscienze della stragrande maggioranza delle donne, quelle che erano chiuse in casa e sostenevano fermamente e convinte di non essere discriminate.

Col femminismo che funge da apripista, digeriti gli anni ’70, la donna, consapevole delle proprie capacità, amplia gli orizzonti e sperimenta tutto ciò che non era consentito fino ad allora. Negli anni ‘80 i tempi sono maturi perché, accantonata l’ "acidità" dell’attivismo a tutti i costi, il bel sesso si prenda la sua rivincita. Non a caso "Una donna in carriera", celebre pellicola di quegli anni, è un film cult. La donna decide di vivere come ha fatto l’uomo fino a quel momento e di investire la vita completamente nella carriera lavorativa.

La scelta del lavoro che surclassa tutto il resto porta agli inevitabili cambiamenti nella struttura della famiglia e, di conseguenza, anche nella società. L’angelo abbandona il focolare per affari più o meno pubblici. Avvocati e medici in gonnella, manager truccate e rampanti riescono a racimolare lauti stipendi ponendo il lavoro al podio della loro vita a discapito di tutto ciò che le circonda, sacrificato sull’altare del successo. E, in primis, cambia il rapporto con l’uomo, il compagno del quale non si è più le sottomesse (grazie anche all’indipendenza economica), anzi allo stesso si chiede trattamento da pari a pari. Il rovescio della medaglia è l’aumento delle incomprensioni e anche le separazioni ed i divorzi. Con l’assenza della donna dal nido l’educazione dei figli diviene delegata. Le madri di famiglia non hanno tempo per occuparsi della prole, così entrano in scena tata e baby sitter.

Un processo che va avanti fino agli estremi della disgregazione dello stesso nucleo primigenio ed al suo allargamento a famiglie di fatto comprensive di mariti, ex mariti, nuove mogli, figli dei matrimoni precedenti, figli dei nuovi compagni ecc. Insieme alla perdita dell’essenza della famiglia si perdono anche i valori. Questo è il prezzo altissimo pagato dalle "figlie di Eva" che fa da contraltare ai passi da gigante nel campo dell’affermazione lavorativa.

Negli anni novanta l’avvento dell’era dei personal computer e di internet fa il resto. Il cambiamento della forza dei mass media e l’arrivo dei nuovi, più moderni, mezzi di comunicazione portano avanti un processo già innescatosi con la ferrea volontà delle donne di essere scapigliate ed indipendenti ad ogni costo.

Si arriva agli anni zero che pullulano di fuochi fatui dell’apparire. Svuotate, ma principesche e griffate, l’importante per le donne è essere bellissime (complice la chirurgia estetica), essere giovani a tutti i costi, e poter competere. La scienza fa passi da gigante e consente anche a signore sul filo della menopausa di poter diventare ancora madri. Nulla più sembra impossibile. Ormai padrone esclusive del proprio corpo, le donne se ne possono servire, se vogliono, per fare le veline o per intraprendere una folgorante carriera sportiva. Consapevoli della propria intelligenza le donne possono affrontare percorsi di studio e ricerca sempre più complessi, per dare la scalata a posti di responsabilità sempre più grande. Purtroppo le grandi poetesse, le atlete mondiali, le scienziate non sono mai proposte come modello. Quello che balza agli occhi dei media è la donna di carne, pronta ad essere "consumata".

Infatti la consapevolezza dell’essere donna viene, in molti casi, utilizzata per fini eticamente sconsiderati, fino all’idea estrema della mercificazione e cooptazione come unico mezzo femminile per emergere. Il "mestiere" di velina, propinato dalla televisione e dal cinema in tutte le salse, acquista il sapore della magica chiave che apre le porte per la realizzazione dei desideri. Le veline sono le nonne delle escort, sempre esistite ma magicamente rispolverate dal cilindro della fine del primo decennio del 2000. La panacea ideale per chi trova comodo guardare al gentil sesso solo in superficie. Le donne sono sempre lo specchio della società. Purtroppo la spesso mal celata mancanza di dignità femminile comunica oggi un disperato senso di smarrimento.

(*) giornalista

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