Libertà di pensiero

Il messaggio nella bottiglia

 

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di Mimmo Codispoti


Innanzi a quel mare dove, a detta del Pascoli "le onde greche si incontrano con quelle latine", guardava l’acqua terminare la sua corsa spumeggiante sulla riva. Era tornato innanzi all’acqua per dimenticare la contemporaneità, quella gente arida, senza ideali, senza aspirazioni, oscillante nel dubbio di una religione senza prove e di una scienza senza speranza, portata solo alle rappresentazioni e alla forma, che considera inutile il tempo dedicato allo studio, che riduce ogni impegno a una mera questione economica, che non domanda e non chiede ma si adatta e si uniforma in immagini senz’anima e senza valore, che non garantisce le libertà fondamentali dell’uomo, che non è propositiva e quindi non indica mete da raggiungere, che ignora che non bisogna solamente conoscere ma divenire, che non basta credere ma è necessario amare, che la contemplazione deve divenire azione, che la ragione deve tracciare la via di un idealismo costellato di parole, simboli, attività che esprimono l’evoluzione positiva dell’uomo. Notò che le onde avevano spinto una bottiglia sulla sabbia. La raccolse, l’aprì e un foglio gli scivolò fra le dita. Incuriosito, iniziò a leggerlo. "Nulla avviene per caso. Poseidone ed Eolo affidano a te questo messaggio. I sapienti e i teosofi dell’Oriente e della Grecia sapevano che la verità si raggiunge con la conoscenza del mondo materiale, che essa è dentro di noi, nei principi intellettuali e nella vita spirituale dell’anima, che guardandosi dentro ci si può elevare al principio di tutte le cose, ci si può liberare della materia come la fiamma si libera di ciò che in essa arde, che Dio muore in noi e in noi rinasce, che conoscendo se stessi si conoscerà l’universo e Dio. Per essi l’anima è una fiammella che, se non alimentata, si spegne. Essi percepivano che quando in tale fiammella si versa l’olio dell’amore si sprigionano arcobaleni che nessuno riuscirà mai a spegnere. Essi sapevano che non si può fare di nessuno un seguace: c’è un tempo per ogni cosa. Il loto rimane a lungo sotto l’ acqua prima di sbocciare, così ogni uomo raggiungerà la sua meta quando sarà il suo tempo. Non serve influire sulla sua crescita. Solo gli sciocchi credono che Krishna, Buddha, Zoroastro, Ermete, Mosè, Pitagora, Gesù fossero solo dei contemplativi, dei sognatori, degli stiliti appollaiati in cima a colonne. Essi hanno forgiato spiriti, scosso dal profondo animi, dato organizzazione alla società, sconvolto il mondo fornendogli quei contenuti morali, civili, religiosi, scientifici che accompagnano da sempre il cammino umano. Quei saggi ponevano la vita interiore sull’esteriorità, l’invisibile sul visibile, unendo in cerchi sempre più ampi il particolare all’universale, il finito all’infinito. Essi erano consapevoli che il male trascina l’uomo in basso, verso la materia, mentre il bene lo innalza al cielo, che l’anima nella serie delle reincarnazioni regredisce o progredisce a seconda che essa si abbandoni alla sua natura inferiore o a quella divina. In questo continuo processo alla perfezione, all’armonia cosmica, percepivano il tendere del mondo vegetale a quello animale, del mondo animale a quello umano, dell’umanità a livelli di perfezione sempre più alti. L’anima, trovato in sé principio e fine, cessa di reincarnarsi, essendo ormai in totale unione con Dio.

Dai templi dell’India e dell’Egitto sono usciti sapienti, dai templi Greci eroi e poeti, dalle chiese medioevali santi e cavalieri, dai templi della ragione uomini che hanno diffuso l’idea della libertà, uguaglianza, fratellanza. Da questi "miri e angelici templi / che solo amor e luce han per confine" sono partiti messaggi senza tempo. Credere, amare, agire deve essere l’impegno dell’uomo. Non è più il tempo di salire su barricate rivoluzionarie, né di rinchiudersi in utopici sogni, né di credere nella forza propulsiva della massa. E’ il singolo e non la folla alla base della rivoluzione: da qui la necessità di creare individualità più vive, più partecipi, più entusiastiche, più coscienti, più coinvolte nel quotidiano succedersi dei giorni secondo gli insegnamenti degli antichi sapienti per sconvolgere dal di dentro il gregge. Si raggiunge così la sommità vertiginosa dello spirito, da dove si domina la vita, la felicità nella saggezza, si vincono le passioni, l'irrazionalità, l’ignoranza. Da qui l’opportunità del dialogo, di non lasciarsi andare all’abbandono e al silenzio, di vivere pienamente la solitudine, la vita di relazione, lo stare assieme a chi prospetta un mondo più libero dal bisogno, più uguale nei diritti, più fraterno nell’aiuto. Solo così si mantiene acceso il fuoco".

Quell’uomo restò a lungo innanzi al mare. Quando andò via un falò bruciava sulla riva.


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