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A SPASSO PER LA CITTA’ ( * )

 

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di Mimmo Codispoti


Premessa

L’Istituto Professionale Agricoltura e Ambiente "G. Mottareale", su proposta dell’Associazione Culturale "Cosmopolis", si è attivato a realizzare un percorso conoscitivo storico – artistico – ambientale nel territorio del Comune di Reggio Calabria.

Il gruppo di lavoro, composto dagli allievi della 1^ A, coordinato dal Prof. Domenico Codispoti, partendo dalla riproposizione dei miti che hanno accompagnato la nascita di Reggio, ha rivolto la propria attenzione allo scultore calabrese Francesco Jerace, le cui opere costellano l’ambiente cittadino. Le foto che le rappresentano, ad integrazione della ricerca, sono state tratte, in un periodo successivo alla stesura del lavoro, da Wikipedia.

Il fine è di diffondere, accanto a una coscienza ecologica, una conoscenza storico – artistica, nell’ottica di una valorizzazione del territorio e di una formazione globale dei ragazzi che frequentano il Mottareale.

(*) lavoro risalente all’anno scolastico 2002/03

FRANCESCO JERACE

Francesco Jerace nacque il 26 luglio 1854 a Polistena (RC), da padre artigiano e da madre casalinga.

Francesco, già da piccolo, rivelò grande abilità nel disegno e nel modellare la creta.

Il padre voleva che entrasse in seminario ma il giovane non accetto e a soli 16 anni scappò a Napoli, convinto che lo zio materno, Vincenzo Morani, pittore di fama, l’avrebbe accolto e aiutato a approfondire questi suoi interessi. Così non fu e il giovane decise di restare ugualmente a Napoli, città piena di storia e di arte, dove aveva più possibilità di realizzarsi.

Incominciò così ad inviare disegni in dono al Comune di Polistena e, ottenuto un sussidio, si iscrisse all’istituto di belle Arti.

Ben presto si distinse per la sua bravura, conseguendo, nel 1899, il primo successo con un premio tra gli allievi.

L’opera che lo fece conoscere, anche a livello internazionale, fu il monumento funerario di Mary Somerville nel cimitero di Napoli.

La produzione artistica di Jerace comprende oltre un centinaio di opere monumentali in marmo e bronzo, gruppi di statue, e circa duecento busti, fra ritratti e figure idealizzate, che si trovano sparsi per il mondo, a Napoli, Londra, Madrid, Bombay, Monaco di Baviera, Berlino, Varsavia, Irlanda, Atene e Calabria.

Eseguì, nel contempo, numerosissimi lavori d’arte decorativa, anche in argento ed in oro, e statue sacre lignee, medaglie, targhe, pitture e disegni.

Nell’ultimo periodo della sua vita numerose furono le committenze che gli pervennero dalla nostra città.

Sue opere sono:

- Statua di San Francesco d’Assisi, innanzi all’omonima chiesa, in via Sbarre Centrali. La statua in bronzo è collocata sopra un basamento di pietra.

Le braccia alzate del Santo, il volto terso verso il cielo, esprimono la spiritualità di Francesco, avvolto da una semplice tunica, forse colto e rappresentato nell’atto di dedicare al Signore "il Cantico delle creature".

La statua è stata inaugurata nel 1926, ricorrendo il 7° centenario della morte di S. Francesco.

Una lapide ricorda l’avvenimento: "A Francesco d’Assisi 1226/1926".

Sulla scalinata del Duomo vi sono le monumentali statue di S. Paolo Apostolo e Santo Stefano da Nicea, il primo vescovo della città.

La figura di San Paolo esprime vigoria, forza, fede nel messaggio evangelico.

Le dita della mano destra sono tese ad accompagnare le sue parole, forse ad additare ai pagani il miracolo della colonna ardente, conservata nel Duomo. La testa, leggermente girata, dà movimento al corpo. La tunica gli conferisce plasticità. L’intensità dello sguardo e la barba fluente rendono maestosa l’immagine del Santo.

Non è più la spada l’arma di S. Paolo, che rimane appesa al fianco, ma il rotolo dei Vangeli tenuto stretto nella mano destra.

Più serena è la figura di Santo Stefano. La mano sinistra sul petto, poggiata sul

simbolo della croce, manifesta la continuità del messaggio di Cristo.

La mano destra, con le dita aperte, è tesa ad avvicinare, quasi a "toccare" la sua comunità, con una carezza benevola.

La serenità del volto, le pieghe della tunica, rendono armoniosa la figura del Santo.

Il piede destro in avanti indica forse l’inizio del cammino della Chiesa reggina, che lascia il paganesimo abbracciando la nuova religione.

- Il volto di Gesù, bassorilievo all’interno del Duomo, sistemato sopra l’architrave della porta centrale.

Il busto in marmo di Donna De Nava, nella sala del palazzo del Comune.

Il monumento ai Caduti, in via Vittorio Emanuele III, la via Marina alta.

L’opera fu inaugurata nel 1930, nell’8° anno dell’Era Fascista, alla presenza del re Vittorio Emanuele III°.

La vittoria alata, con la palma della vittoria in una mano e la spada latina nell’altra, in bronzo dorato, svetta alta nel cielo, poggiando sopra una colonna rostrata.

Sul basamento, due sculture in bronzo raffigurano un antico guerriero romano e un fante della guerra 15/18. I due soldati abbracciano idealmente, nel ricordo, i caduti di tutte le guerre che sacrificarono la loro vita per la Patria.

Quest’opera fu voluta ed offerta alla città dall’Amministrazione Provinciale, a ricordo degli oltre 6500 caduti dell’intera nostra Provincia durante la Prima Guerra Mondiale.

 

Su uno dei quattro lati della colonna, che sorregge la vittoria alata, sono scolpiti i nomi di tutti i Comuni della Provincia, con accanto il numero dei rispettivi caduti.

La cerimonia di inaugurazione fu solenne e il discorso celebrativo fu tenuto dal senatore Vincenzo Morello, che pronunciò questa epigrafe:

"In memoria

dei fieri Bruzi

della Provincia di Reggio.

Soldati

dell’Esercito Nazionale

negli anni del destino

1915-18

combattenti

dalle Alpi al mare

l’estrema guerra

liberatrice.

Ai Caduti

la palma della vittoria

ai superstiti

la spada romana

ora e sempre appuntata

contro

i nemici della Patria"

- il monumento a Giuseppe De Nava

.

È collocato al centro dell’omonima piazza, innanzi al Museo Nazionale della Magna Grecia.

Il monumento fu eretto nel 1936.

La statua marmorea è posta su un alto basamento sulla cui base sono rappresentate scene di lavoro. In alto, poco sotto la statua, sono raffigurati lo stemma di San Giorgio, il patrono della città, che a cavallo colpisce un drago con la lancia. Accanto vi è lo stemma della provincia di Reggio, con le croci delle due Calabrie.

Sui laterali del basamento vi sono due fontane, con l’acqua che sgorga da visi femminili. In basso, sotto due grandi conchiglie, vi sono due ampie vasche.

La figura del De Nava, colta in movimento, con il piede sinistro e la mano destra in avanti, con lo sguardo fiero, esprime alto senso morale ed elevate doti umane.

Il popolo reggino non poteva, innanzi a tale uomo, giurista, uomo politico e difensore dei diritti per tutto l’arco della sua vita, non celebrare il suo ricordo con un monumento posto vicino a quella casa e a quella biblioteca che egli, con estremo amore, donò alla città.

Altre opere presenti in città che, essendo il Palazzo della Provincia chiuso per restauro, non abbiamo potuto ammirare sono:

- Il busto dello statista reggino Giuseppe De Nava (1923), nell’androne della sala del Consiglio;

due teste di donna, una raffigurante una dormiente, purtroppo danneggiata, e una raffigurante, forse, l’Italia, nel Salone rosso.

Jerace rivela autentica grandezza tecnica.

Più che dal Naturalismo o dall’Impressionismo l’artista rivela una tendenza classicheggiante, rivelando l’ influenza del maestro Angelini.

In tutte le sue opere si scorge un senso elegante ed aristocratico, uno studio accurato dei personaggi rappresentati nelle sculture con l’intento di coglierne la spiritualità.

Il maestro calabrese, molto ammirato dai contemporanei per le sue opere scultoree, occupa un posto importante nella storia dell’arte.

Morì a Napoli l’8 aprile del 1937.


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