Cultura
La Città sessuale – archetipi e mistificazioni
"Una città colma di sessualità fittizia, potrebbe appagare quella razione di sensi che l’abitante rincorre"
Lo scelta materiale e mentale dell’insediamento umano, nei
secoli, ha risposto spesso a schemi non dettati dalla ragione ma dal puro
istinto. Rispetto a zone territoriali favorevoli al mantenimento, fertili di
risorse e biodiversità, predisposte agli scambi e spostamenti, se ne sono
contrapposte altre, povere e sterili, alle quali si è però, evidentemente,
attribuita un’importanza equivalente. Molte, infatti, le civiltà che hanno
scelto ambienti inospitali che, razionalmente, avrebbero dovuto essere ignorati.
Le vette Himalayane, i deserti aridi, le foreste pluviali, ospitano da sempre
popolazioni che, spinte da valutazioni non comuni, percepiscono sensazioni che
Jared Diamond, biologo e evoluzionista, spiegherebbe come equilibrio necessario
per una vita sana sulla terra. Diamond infatti,
analizza
lo sviluppo delle civiltà in maniera determinista sottolineando come il
radicamento dell’uomo in ambienti diversi sia importante per affrontare il
collasso della civiltà umana che ha un rapporto sempre più iniquo col
territorio. In sintesi, molte popolazioni scelgono l’anima del luogo attraverso
impressioni positive o negative, che nulla hanno a che fare con valutazioni
basate sulla predisposizione geografica più favorevole al loro mantenimento.
Associando a questa scelta uno schema prettamente junghiano, potremmo dire che
l’uomo percepisce una parte maschile e una parte femminile del territorio, e
queste due fette complementari e allo stesso tempo diametralmente opposte,
partono dagli elementi naturali e vengono successivamente riprodotte
dall’occupante primario dell’ambiente: l’uomo stesso. Durante questo rapporto di
colonizzazione e successiva modifica, si fonde un rapporto intenso che
assomiglia a una forma di attrazione (o repulsione) sessuale: il luogo, insomma,
è in grado di trasmettere sensualità. Ma, attenzione, è anche in grado egli
stesso di riceverne in maniera incondizionata. Il dualismo luna-sole ha
identificato i due aspetti umani: il maschile ed il femminile. Si parla spesso
di terra madre o matrigna, di virilità del fuoco, tralasciando, forse creando le
solite barriere pudiche che la nostra storia occidentale ci ha imposto, la parte
relativa alla sessualità. Viceversa il rapporto non pregiudiziale di alcuni
popoli tribali, ad esempio, fa sì che la sessualità dei luoghi e coi luoghi sia
parte integrante delle loro attività giornaliere; la simbologia totemica o il
riempimento dei calumet è per essi solo orpello di un rapporto profondamente
libero. Un rapporto che l’occidente non vive appieno e che preferisce
inframmezzare con una simbologia più strumentale e meno istintiva e carnale. Gli
edifici che si stagliano verso l’alto, figli di un’architettura gotica che,
attraverso le guglie prospettava un potere prorompente, non sono altro che la
forza simbolica del fallo, che è slancio, passione e, spesso, anche rischio. La
vittoria del pene-edificio, però spesso è la sconfitta di un processo di
sessualizzazione che vige a prescindere dai simboli che l’uomo sceglie per
affermare la propria mascolinità. Tutto ciò a scapitò di un pensiero
sessualmente femminile, che si ritrova addosso a forme della città naturalmente
accoglienti e che preferiscono il primitivo naturale. Che, come le femmine
umane, preferiscono una sessualità umana, urbana e architettonica, più istintiva
e selvaggia e meno ostentata e artefatta. L’esito del rapporto tra i sessi
(anche dello stesso genere naturalmente), più che appellarsi alla carica
simbolica che dovrebbe assumere un’importanza relativa, dovrebbe risultare dal
rapporto/lotta. Il rischio è che la forza fallica degli elementi simbolici
affievolisca la condizione intrinseca del luogo stesso. Una città colma di
sessualità fittizia, insomma, potrebbe appagare quella razione di sensi che
naturalmente l’abitante rincorre. Per lasciarlo soddisfatto di un processo che
non parte e non arriva dove l’istinto primordiale lo prende e lo porta. La
percezione atavica dell’abitante istintivo e non razionale, fa scaturire una
scelta insediativa forclusa. L’istinto primitivo rimane ancora, insomma. Ma è
troppo obnubilato dalla concezione moderna di città sessuale. E tutto ciò
viaggia preoccupantemente in maniera parallela alla sessualità individuale
umana: le immagini artefatte di modelli mediatici che ci vengono proposti in
maniera continuativa tolgono la spinta emotiva e sessuale alle coppie,
sottolinea Valeria Cappiello dell’Istituto Italiano di Sessuologia Scientifica e
Psicologia di Roma. Il rischio è perdere di vista il fecondo mondo femminile
mentre ci si affanna a costruire una sintesi della sessualità urbana.
Dimenticando che invece la stessa si continua a sviluppare in maniera naturale e
precisa.
(*) architetto
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