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"La diversità dei contrari nell’alchimia dell’unità primigenia" di Antonio Gaetano" (Edizioni Ellenofoni di Calabria)

"L’Unità primigenia risolve i contrari attraverso un rapporto di complementarità o di interrelazione. Tutto si muove in questo grande lavoro alchemico di armonizzazione…"

 

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a cura di Franco Cardone


E’ interessante osservare come ancora ai nostri tempi – permeati dell’imperativo categorico: separare, scindere, analizzare; sia possibile leggere un saggio come questo dove all’attenzione culturale e filosofica di uno studioso attento e sensibile si affianca la dimensione scientifica e spirituale. Ad un primo livello di approccio – i "famosi" non addetti ai lavori – potrebbero interpretarlo come uno dei tanti tentativi di gettare ponti o tessere relazioni tra mondi apparentemente inconciliabili (ragione e fede è uno di questi) per uno scopo di mero esercizio mentale, che alla fine sarebbe purtroppo destinato a non produrre nulla di concreto sul piano del migliorato livello di comprensione della realtà. Non è questo il caso. E di ciò testimonia inequivocabilmente l’impegno di Antonio Gaetano che compie una dettagliata disamina del lungo iter storico culturale che, nei secoli, ha caratterizzato lo sviluppo del pensiero umano nell’ordinato equilibrio tra mondo occidentale ed orientale, pur nel contemporaneo agitarsi di filosofie e schemi di pensiero spesso antitetici che spaziano da Platone a Gandhi.

In prima analisi l’opera tratta essenzialmente del problema dualistico ovvero dell’esistere – o meno – di un conflitto tra ciò che è unità e ciò che invece è molteplicità. Conflitto che l’autore dimostrerà inesistente poiché tutto sarebbe in sintonia con il resto ed il resto con il tutto e quindi, ad un livello più profondo, si osserva come tutte le cose devono essere connesse ed interrelate tra loro. In una sintonia di tipo dinamico, attiva mai statica, finalizzata a tenere desto il valore essenziale che è nell’essenza della materia che è allo stesso tempo anima e corpo e, a ben guardare, ciò è possibile perché tutto si regge sull’esistenza di qualcosa d’impalpabile (ma reale) che ora prende la forma di corpuscoli, ora di onde elettromagnetiche.

In realtà il saggio tende a dimostrare come, proprio nel sapiente equilibrio tra entità opposte, si realizzi il massimo equilibrio, che è alla base del senso stesso dell’esistenza. Fino quasi all’inattingibilità della stessa in seno all’ipotesi che – paradossalmente – noi potremmo addirittura non esistere nella forma secondo la quale ci percepiamo essendo costituiti di flussi energetici – che sin dagli albori – sono destinati probabilmente ad altre prospettive. Interessante a questo proposito l’esempio offertoci dal Nostro quando cita il concetto avanzato dallo scienziato David Bohr, che sulla scorta dell’esperimento di Parigi aveva asserito che <<la realtà oggettiva, così come noi la vediamo, in realtà non esiste e che, nonostante la sua apparente solidità, l’universo è in realtà un fantasma, un ologramma gigantesco splendidamente dettagliato>>. Ci ricorda l’autore che noi siamo abituati a muoverci in un mondo a tre dimensioni mentre la realtà vera si svolge in un contesto a quattro dimensioni, alle tre coordinate cartesiane va infatti aggiunta la quarta: il tempo. Gaetano dice: " I fisici atomici, come i mistici orientali si sono sempre occupati di una realtà che va oltre i piani di esistenza e non esistenza" ed aggiunge: << L’Unità primigenia risolve i contrari attraverso un rapporto di complementarità o di interrelazione. Tutto si muove in questo grande lavoro alchemico di armonizzazione… >>. Dobbiamo dunque abbandonare l’idea di un universo - come lo vorremmo noi bello e ordinato – per accettare invece una realtà che se pur caotica è vitale ed insostituibile, costituita di diversità interagenti.

Il grande Gandhi, a proposito delle religioni, scriveva: <<… Non è necessaria un’unica religione, ma il rispetto e la tolleranza reciproca tra i credenti di diversa confessione religiosa. Noi aspiriamo non ad una desolante uniformità, ma all’unità nella diversità>>.

Gaetano facendo propria questa massima ci dimostra come l’unico modo per tentare di comprendere l’universo e di comprenderci sia costituito dall’accettazione delle diversità che nel loro reciproco interagire collaborano - da sempre - al mantenimento dell’Unità primigenia.


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