Tecnica

Snellire per capire: Progetto Dinamico

"Discrepanze risolvibili nella progettazione, ed esigenze di rispetto dei tempi"

 

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di Alberto Gioffrè (*)


In mie precedenti pubblicazioni ("Il futuro della politica", "il futuro del pianeta") illustravo in maniera provocatoria la possibile evoluzione della società, indicando metodi e scelte collettive che oggi in parte stanno concretizzandosi, e che quasi inevitabilmente saranno adottati in un prossimo futuro.

Se sulla fantapolitica si può liberamente discutere, con nuove proposte d’Architettura possono "disorientarsi" alcuni colleghi (se animati, più che da tradizionalismo, da sensi di gelosia per non averci pensato prima). Ancora "nemo profeta in patria".

La responsabilità del progettista nella realizzazione di un’opera è maggiore oggi rispetto al passato: con calcoli statici depositati e non sottoposti a verifica, con le obbligatorie dichiarazioni di inizio lavori anche per "insignificanti" manutenzioni, è evidente come la tendenza del legislatore (DPR 380/01 e mod.) sia quella di responsabilizzare sempre di più progettista e DL, snellendo le procedure autorizzative. Questo è un dato di fatto.

Nell’esecuzione di taluni progetti (molto calzante è l’esempio della ristrutturazione del Castello Aragonese, dove si prevedeva la costruzione di un auditorium eliminando un terrapieno che si rivelò invece una preesistente fortificazione: il timore di una lunghissima attesa per l’approvazione di una variante indusse l’impresa a sbancare … la base muraria dell’edificio, fino al crollo del 1986 di storica memoria) possono manifestarsi difficoltà nel corso dei lavori, difficoltà non previste nella fase progettuale per pressappochismo nella redazione o impossibilità reali di conoscenza dell’area in cui si interviene (in tal caso l’esempio del castello è molto calzante).

Lo scollamento tra progetto ed esecuzione può essere determinato dalla diversa visione dell’opera di due tecnici diversi (DL e Prog.). Un progetto redatto frettolosamente con l’ipotesi di rimediare in corso d’opera agli eventuali errori, o addirittura per inclinazione personale alla superficialità, potrà determinare nel DL l’esigenza di correggerlo, intervenendo in corso d’opera con modifiche non sostanziali, ma necessarie.

La procedura, con i suoi tempi tecnici e burocratici, non si accorda con l’apparato mosso per la realizzazione dell’opera. Esigenze di lavoro stagionale (mantenere i tempi in relazione alle condizioni climatiche), pianificazione dei lavori successivi dell’impresa, mobilitazione contemporanea delle ditte di supporto (per gli impianti): queste sono alcune delle motivazioni che rendono difficile al DL il prosieguo dell’iter secondo l’attuale sistema.

Discrepanze risolvibili nella progettazione, ed esigenze di rispetto dei tempi: queste sono le premesse per quello che, in futuro, verrà chiamato Progetto Dinamico, che può essere rielaborato in corso d’opera senza alcuna procedura burocratica, con la totale responsabilità del Direttore dei Lavori, il quale si impegna a rispettare tutte le norme relative alla cubatura, agli affacci, ed a mantenere inalterata la sagoma del costruito, ed a depositare (presentare) agli organi competenti, a consuntivo o nel corso stesso dei lavori, la versione definitiva del progetto.

L’esigenza di ricorrere al Progetto Dinamico si ha nel momento in cui si osservano le discrepanze con il progetto originario, e ciò può avvenire anche dopo l’inizio ufficiale dei lavori. Per tale motivo non potrà essere necessaria l’autorizzazione (solitamente trasmessa con enorme lentezza dai Comuni) all’uso di tale nuova procedura: occorrerà semplicemente darne comunicazione con un’asseverazione.

Oggi, sommersi da documentazioni collaterali in quantità ben maggiore rispetto al progetto vero e proprio, tale sistema accelerato di procedimento potrà sembrare azzardato. Ma l’attuale tendenza a responsabilizzare sempre di più il tecnico (sia Progettista o Direttore dei Lavori) conduce inevitabilmente a questo innovativo sistema.

Il Progetto Dinamico, così come qualsiasi altra innovazione che consenta una maggiore operatività a scapito della burocrazia spesse volte inutile e dispendiosa, potrà entrare nella logica corrente quando le responsabilità saranno attribuite a chi è degno di riceverle, e quando il motto "avuta la legge, trovato l’inganno" non verrà più adottato da nessuno, ed al contrario tutti, seriamente e con correttezza professionale, opereranno per la risoluzione dei problemi e per costruire un habitat più funzionale e più a scala d’uomo, ed una società più serena ed maggiormente animata da spirito costruttivo di quanto non lo sia oggi.

(*) architetto

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