Cultura
Lunedi 7 giugno 2010 ore 18.30: presentazione del libro di Livia Profeti "L’identità umana"
Libreria Rinascita –Viale Agosta – Roma Prenestino
Interventi di Emma Bonino, Antongiulio Pelonzi, Gianluca Santilli

Ore 18.20: sono sul posto in perfetto orario.
La piazza alle mie spalle sembra un piatto incastrato tra i palazzi : al centro alcuni ragazzi si litigano una palla e lungo un bordo un esiguo comitato di quartiere microfonato lancia invettive contro l’assenteismo delle istituzioni. L’atmosfera non è delle più attraenti e si mescola col caldo che stempera nell’afa. Una pallonata mi arriva maldestra su una spalla, e zero scuse : decido di entrare in libreria. Pregusto un habitat diverso, so che c’è… varco la soglia con le narici allestite ad assorbire quell’odore caratteristico di carta stampata e inchiostro, e fantasie giudizi e riflessioni vestiti di parole. Di libri insomma e umanità.
La libreria si snoda lunga, con una stanza dentro l’altra; inaspettatamente in fondo a destra si affaccia un banco bar completo di barista. A sinistra file di sedie in ferro nero già occupate e in fondo, su sfondo rosso, un bel divano in tinta e due poltrone nere.
Livia Profeti fa una fugace apparizione ma poi lascia la sala: è chiaro che attende l’arrivo di Emma Bonino. La sedia che ho chiesto mi viene prontamente data; mi accomodo e aspetto rigirando tra le mani il suo libro che ancora non ho letto, volutamente. Lo scopo è chiaro: assistere a questa presentazione e agli interventi dei presenti ancora vergine, senza aver tratto conclusioni e deduzioni dalla lettura del testo; ascoltare ciò che altri ne hanno capito, ciò che maggiormente li ha colpiti, sperando di afferrare la qualità e la portata del cambiamento che sono certa ogni lettura sa suscitare in noi, senza rumore; così anche questa. Vorrei parlare con l’autrice ma non la vedo e senza grande rumore scorre anche il tempo. Verso le 19.30 intravedo l’abito verde di Livia all’ingresso della libreria e la raggiungo e mi presento. Mi accoglie con un simpatico "Ciao cara" ed io : -" Ciao a te Livia. Posso farti una rapida intervista per Helios Magazine?"-
Nella collana delle mie domande c’è già :"Dimmi per chi si scrive un libro, per sé o per gli altri? E se è per gli altri, questi altri chi sono?" E ancora: " Se ora il tuo pubblico fosse un gruppo di adolescenti, reale e vivo qui davanti a te, cosa vorresti dirgli, soprattutto?"
Ma già lei mi sorride mentre un tardivo raggio di sole cala di sghembo tra i palazzi e incendia di rosso i suoi capelli: - " Non posso adesso sai, proprio non posso…"-
Allora chiedo il suo numero di telefono per futuri contatti e pronta me lo detta:il nostro incontro è solo rimandato.
Poi si comincia.
Ore 19.40: la scrittrice saluta i presenti e li ringrazia per la pazienza. Purtroppo la senatrice Bonino ha comunicato di un suo impedimento istituzionale al Senato e del presumibile arrivo verso le ore 20.00. E’ il caso di iniziare.
Il primo intervento è a cura di Gianluca Santilli, al termine del quale sono costretta a mettere in dubbio la validità della mia scelta relativa al rifiuto di leggere "L’identità umana" prima di questa presentazione.
In effetti il primigenio intento di sviscerare cosa la lettura del libro abbia prodotto registra il seguente risultato: la scoperta che in Santilli sembrano essere due i nuclei essenziali in grado di influire sulla sua conoscenza/memoria:
il fatto che gli uomini primitivi non avessero alcuna capacità di mettere in relazione l’atto sessuale con la procreazione e il valore che racchiudono i sogni dell’uomo rispetto al periodo di assenza di sogni, cioè la veglia, tanto che egli dice, testuali parole, " mi viene da pensare addirittura che forse essere svegli sia un accessorio".
Ma ecco il secondo intervento.
Antongiulio Pelonzi, nella sua interpretazione, considera estremamente attuale lo studio effettuato da Livia, attuale e nel contempo indispensabile poiché tale è la ricerca di sé rispetto a sé e nei confronti degli altri, anche in questa nostra società occidentale, tormentata da un reiterato incontro/scontro con culture e modi di vita dissimili. Pelonzi pare ravvisare una sorta di vizio di fondo, quasi un difetto di impostazione nel pensiero occidentale che scaturisce dalla filosofia ellenica e che ci dota di una struttura logica più atta a favorire lo scontro piuttosto che l’incontro con l’altro, che si arroga la risoluzione dei conflitti inglobando il diverso anziché ponendosi in situazione dialogica.
Giunge la senatrice Bonino accolta da un applauso più che cordiale.
Pelonzi tira le file del suo intervento sottolineando l’indispensabilità di un dibattito a livello sociale, culturale e politico che analizzi la strada finora percorsa dal mondo occidentale in termini religiosi, filosofici e scientifici per codificare l’identità dell’essere umano come singolo e come soggetto sociale al fine di scoprire se esiste un modo migliore e diverso per coniugare "Io e l’altro da Me".
Ore 20.01: la parola passa ad Emma Bonino che risveglia ed alleggerisce l’atmosfera con alcune battute che condiscono le sue scuse per il ritardo:è accattivante e predispone all’ascolto. Questo mi piace. Prosegue sottolineando l’impegno che richiede la lettura de "L’identità umana" poiché non è un libro di facile assimilazione. Tuttavia questo è senza dubbio positivo, per una sua probabile ipotesi di consorzio tra impegno ed utilità. Ripropone poi con veemenza un concetto esposto già da Pelonzi: la ferma convinzione che non possa esistere politica senza cultura ( altrimenti possiamo parlare,al meglio, di "buona amministrazione" ).
Sottolinea l’interesse in lei suscitato dal percorso storico presente nel libro in merito alla ricerca di un’identità umana ma è indubbio che ciò che ha trovato più congeniale ai suoi interessi anche professionali è l’ultima parte, dove la Profeti espone convinta la tesi di un’uguaglianza di nascita che consente una diversità di sviluppo e realizzazione. ( Nati uguali per essere diversi).
La lettura del libro, corroborata dalle varie citazioni di Hannah Arendt ivi riportate, suggerisce ad Emma la seguente riflessione: diversità, differenza e disuguaglianza vengono comunemente considerati come sinonimi, ma nella realtà possono tradursi in passi conseguenti l’uno all’altro e riassumibili in: essere diverso è uguale a sentirsi differente e, se non si presta attenzione, può condurre alla prassi della disuguaglianza, nei rapporti individuali ed anche in politica. Anzi, in quest’ultimo settore vige attualmente il costume di codificare con leggi le disuguaglianze, mentre lei considera essenziale ed inderogabile che avvenga l’esatto contrario, cioè la pratica e la tutela delle pari opportunità. Come conseguenza di tale discorso informa il suo attento pubblico dell’allergia quasi epidermica che le suscita il tanto sbandierato termine tolleranza,che nel mondo della globalizzazione è così in auge, perché ratifica e conferma la diversità con la sottintesa presenza di un buono che, proprio per il fatto di tollerare un altro, etichetta quest’ultimo come cattivo e/o sbagliato e sottende quindi all’esistenza di una scala di valori che è ben lontana dall’idea di rispetto.
Lungo la direttrice abbracciata, che rivela uguaglianza nella diversità, Emma Bonino traccia a grandi linee cosa intende per rispetto tra i generi: uomo e donna vanno considerati su un piano di parità, di rispetto reciproco e di meritocrazia.Sottolinea che questi valori in Italia non sono affatto
tenuti in considerazione dall’attuale politica, ( "la diversità tra uomo e donna ha ormai assunto dei connotati patetici…credo che siamo gli ultimi in Europa in base a tutti i criteri immaginabili…tanto che, ironizza… è sicuro che nasciamo uguali e cresciamo diversi…").
Nel frattempo i minuti scorrono, com’è giusto e naturale che sia, e malgrado sia Pelonzi che la Bonino abbiano più volte espresso il desiderio di lasciare spazio al pubblico per le sue domande e la collegialità di un confronto aperto, Livia focalizza l’attenzione su una tesi che, pur partendo dal concetto di identità dominante nel suo libro, si inerpica su sentieri nuovi ed inesplorati: quale sia la matrice dell’identità della Destra e della Sinistra politiche. Nel testo "perché ancora Destra e Sinistra" del politologo Carlo Galli, si situa la nascita dell’opposizione di queste due ideologie intorno al 1600, con l’uscita dall’Umanesimo religioso e l’ingresso nell’Umanesimo razionalistico, il quale mette al centro la Persona, e l’Ordine e la Giustizia non sono più determinati dal trascendente bensì dalla politica, e in questo si trovano concordi sia Sinistra che Destra mentre sono in disaccordo sul modo in cui si realizza tale Ordine. Per Galli la Sinistra ritiene che nella ragione ci sia qualcosa di originariamente buono e mira ad attuare, sulla base delle pari opportunità e nel rispetto delle diversità, questo "originariamente buono". Dal canto suo il pensiero di Destra parimente ritiene che l’Ordine lo debba stabilire e sancire l’Uomo, ma mette in primo piano l’esistenza di un Disordine e di un Male primigenio che vanno contrastati anche con la forza e l’intransigente autorità.
Come accennato gli interventi successivi, sia della Bonino che di Pelonzi, riguarderanno la tesi del Galli riproposta da Profeti, pur con dichiarate e manifeste perplessità sulla validità della stessa, supportate per la prima dalla sua conoscenza di politica estera dove, almeno in Spagna ed in Grecia, non ci si pone affatto il dramma di cosa sia l’identità della Destra e della Sinistra e dal secondo con riferimenti puntuali ad Hobbes, Rousseau, Hegel e Kant.
Alla fine del convegno, immediatamente prima dei saluti, vi è l’intervento di Ilaria Bonaccorsi e se da un lato con esso l’interlocutrice si riaggancia al dibattito appena concluso, consigliando di abbracciare l’esortazione della Bonino e superare le categorie di Destra e di Sinistra, dall’altro osserva quanti e quanto gravi siano stati i danni che il Cristianesimo ha prodotto nei riguardi della sessualità, dell’irrazionale e dell’inconscio. Ne "L’identità umana", dice Bonaccorsi, questo secondo aspetto è trattato in modo completo ed esauriente, e pur non essendo un libro di facile lettura, la scrittura è estremamente coraggiosa e fluida, utile all’uomo e alla politica.
Lascio la sala alle 21.15: ho voglia davvero adesso di leggere "L’identità umana". Lo farò appena arrivo a casa.
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