Società
Benessere passato, malessere recente: le giovani donne nate negli anni ottanta
Tutte le donne diventano come le loro madri.Questa è la loro tragedia.Nessun uomo lo diventa.Questa è la sua." (Oscar Wilde)

di Valentina Arcidiaco ( psicologa)
Non è trascurabile la parte di storia pregressa che coinvolge
la cultura femminile recente, cioè le nuove generazioni di donne nate dopo la
crisi degli anni settanta e durante la ripresa sociale-economica degli anni
ottanta. Per secoli le donne non hanno avuto voce, non hanno parlato di se
stesse,non hanno espresso i loro bisogni,
"la
donna non sembrava mai realmente vissuta, se non come sgabello ai piedi della
storia". (Magli,1985) Negli anni ottanta invece, la donna assume uno status
diverso, come risultato delle rivendicazioni del sessantotto che contribuiscono
al riconoscimento, oltre che dei diritti, anche delle caratteristiche di
personalità che le permettono di far parte del mondo sociale e lavorativo oltre
che dell’ambiente domestico. La donna assume così un doppio ruolo: quello di
madre-moglie e di donna lavoratrice a tutti gli effetti, dividendo la sua
giornata nei vari ambienti che la circondano. A livello economico, gli anni
ottanta sono anni di ripresa, che vengono definiti anche come anni di
"riflusso". Al centro degli interessi c’è, in modo prioritario non la politica
ma soprattutto lo stato privato della famiglia e la società si impegna, rispetto
all’evoluzione postindustriale,sul piano dell’affermazione personale. Nel 1980
nascevano le donne che nel 2010 hanno compiuto o compiranno trent’anni.
Nell’ottica della cultura femminista noi vorremmo brevemente racchiudere un
punto di vista recente: come si sono evolute le bambine che sono nate e
cresciute in quegli anni di ripresa? Come la loro struttura di personalità si è
evoluta? Cosa è scaturito dal quel benessere temporaneo ?
Ricordiamo che negli anni ottanta la donna è al centro della moda, delle campagne pubblicitarie, ma anche al centro del diritto di famiglia attraverso l’emanazione di varie leggi, al centro di campagne politiche e lavorative per il riconoscimento delle pari opportunità. La donna -madre degli anni ottanta è una donna che mette al centro del proprio mondo l’affermazione di sé, ma che è anche un caregiver assente – presente, pilastro familiare nella crescita di quei figli che vivono nel benessere superficiale fatto di brand e di appartenenza ad uno stereotipo gruppale. Quello status di benessere delle bambine che hanno vissuto accanto ad una madre ormai quasi del tutto svincolata dalla status di madre-moglie ed affermata come donna- persona ha tramandato un profondo senso di insicurezza in quelle donne di oggi che si trovano nella stessa identica posizione di ieri. Nella realtà delle giovani donne di oggi, la figura femminile oscilla tra tradizione e fantasia, tra famiglia e carriera, tra ammirazione del movimento femminista e nuova contestazione del ruolo e del genere maschile. La generazione femminile di oggi è il risultato, come dicevamo, intergenerazionale di un’ identità che, rispetto agli anni settanta, non ha un’unica identità definibile ma ha una doppia valenza.
Questa doppia identità porta le giovani donne a mettere in discussione acquisizioni certe in termini di sistemi di credenze,di discorsi, di revisioni di modelli di trasmissione di costruzione dell’identità. Il disagio risiede quindi nell’assunzione di un quadro comparativo di riferimento costituito da una immagine femminile della donna dalla doppia presenza ideale. Questa nuova interiorizzazione del ruolo da parte della donna, che stava per altro rendendo diverso il suo funzionamento psichico, stava gettando le basi per una nuova forma mentis anche attraverso un processo intergenerazionale. Tale processo ha molte e diverse radici che attecchiscono in quella "zona di cerniera" tra psichico e sociale rappresentato dall’identità individuale in seno alla famiglia. Le giovani donne, come si evince da una ricerca svolta sulle donne in carriera (Arcidiacono 2002), hanno vissuto negli anni ottanta e vivono tuttora uno status mentale di " paura del successo" e sono scisse, ovviamente non in termini strettamente patologici, tra il senso di responsabilità che agisce per raggiungere gli obiettivi e una sorta di consapevolezza che svolge la funzione di sabotatore interno.
Se da una parte i cambiamenti hanno strutturato uno stereotipo di donna conquistatrice del mondo, seduttrice perfetta, dall’altra hanno lasciato in esso l’immagine intrinseca di una fragilità che è rimasta visibile e dimostrabile nei fatti di a cronaca nei quali la " donna è oggetto di violenze" , tanto da mostrare come la società non si è svincolata dallo stereotipo femminile di sottomissione psicologica alla figura maschile. L’interrogativo con il quale desidero concludere questa breve esposizione è: " quanto la donna degli anni ottanta è diversa dalla donna di oggi e, se la cultura femminile è tanto cambiata/mutata o è solo " riverniciata"?
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