Cultura
V I A G G I O N E L V E R D E

Il viaggio si snoderà lungo la via marina, fra il verde della linfa e l’azzurro del mare.
Lasciato il museo Nazionale, subito dopo il monumento a Corrado Alvaro, donato alla città nel 1966 dal Lions Club, guardando a sud, là dove l’Etna imbianca le nuvole, lo sguardo si posa sugli alberi che, racchiusi fra due strade, suddivisi in aiuole, classificati dall’amorevole attenzione di un Club Service, danno profondità al paesaggio.
Guardando "il più bel chilometro d’Italia", ricordò ai suoi allievi che il progetto definitivo della via marina fu approvato in Consiglio Comunale il 22 luglio 1912, che i lavori furono appaltati nel 1914, che l’asfaltatura venne realizzata fra le prime in Italia, che le piante furono portate dalla Costa Azzurra e da Bordighera.
Il lavoro che segue, proposto e realizzato agli inizi degli anni 2000 dal prof. Codispoti con la collaborazione di
Caridi Manuela, Denisi Pietro, Iaria Demetrio Alessandro, Fortugno Diego, Fortugno Giuseppe, Toscano Anna, allievi della classe V^ A dell’Istituto Professionale per l’Agricoltura e Ambiente " G. Mottareale " di Reggio Calabria, integrato nell’anno scolastico 2009/2010 con foto prelevate da internet da Argeo Catalano Paola, Borgese Jasmine, Chinaili Zakaria, Iannò Davide, Iatì Giovanni, Inuso Angela Maria, Iuracà Gabriele, Megali Domenico, Morabito Antonino, Ogenio Gabriele, Rosace Demetrio Emanuele, Sanfilippo Saverio Kevin Antonio, Taranto Andrea, Verduci Francesco, allievi delle classe 1^ A, mira a realizzare un percorso conoscitivo nel verde mondo delle piante, approfondendo aspetti biologici di alcune delle varie essenze del patrimonio arboreo cittadino.Il fine è diffondere una coscienza ecologica e una maggior conoscenza degli alberi, di questi nostri fratelli silenziosi che, con il loro tendere al cielo, ci portano all’idea dell’infinito.
C h o r i s i a i n s i g n i s
Si hanno lungo tutta la via marina 3 esemplari presenti nella quarta, quinta, ottava aiuola.
Appartiene alla Famiglia Bombacaceae. Il genere Chorisia fu così denominato in onore di Ludwig Choris, botanico svizzero.
La specie è presente nella flora tropicale e subtropicale del Brasile, del Paraguay, dell’Argentina settentrionale.
Questi alberi hanno il tronco cosparso di spine coniche. Dopo un primo tratto a forma di botte, si elevano ramosi ed aperti.
La chioma porta grandi foglie composte, appariscenti fiori solitari a calice carnoso, con una corolla di petali rosei nella parte superiore, raggiati di bruno su un fondo giallognolo nella parte inferiore.
Ad essi fa seguito la fruttificazione, che assume la forma di pendule borse piriformi che, nei paesi d’origine, sono sfruttate industrialmente.
Nelle serre questa specie, di grandi dimensioni nei loro ambienti naturali, assume dimensioni modeste e scarsa attrattiva.
Alla specie Chorisia appartengono alberi alti una ventina di metri, con diametri che alla base possono raggiungere anche i 2 m, a forma di botte o di otre, con corteccia di colore verde o cinerognolo - verdastra, cosparsa di robusti e larghi aculei conici, sparsi su tutto il tronco, senza un ordine apparente.

Le foglie sono alterne, composto-digitate, formate da cinque - sette foglioline, glabre, di colore verde intenso nella pagina superiore, glaucescenti in quella inferiore. Nelle specie coltivate in Italia sono lanceolate, acuminate e dentate.
I fiori, grandi, sono formati da cinque sepali e da cinque petali, solitari o fascicolati all’ascella delle foglie. Hanno un doppio tubo staminale, l’esterno più corto è provvisto di antere sterili. L’ovario contiene numerosi semi.
Il frutto, una grossa capsula, simile a una pera, contiene una borra lanosa o sericea.
Il tronco, a forma di botte, fornisce un legno bianco, poroso, tenero, molle, leggerissimo. Da esso si ricava un materiale che puo’ essere utilizzato in sostituzione del sughero, nella fabbricazione di botte leggere, per materiali secchi, per la produzione di pasta di cellulosa.
La sostanza legnosa che avvolge i semi del frutto è posta in commercio per la confezione di materassi e di cuscini.
W a s h i n g t o n i a f i l i f e r a
Si hanno 12 esemplari presenti nella quarta aiuola (1), nella sesta (1), nella ottava (1), nella nona (1), nella decima (1), nella undicesima (1), nella quattordicesima (2), nella quindicesima (1), nella diciassettesima (2), nella trentesima (1).
Specie compresa nella Famiglia delle Palmae. Il genere Washingtonia, dedicato a George Washington, è specie originaria della California meridionale e dell’Arizona occidentale.
La Wash i n g t o n i a f i l i f e r a presenta uno stipite slanciato, foglie palmate, con lobi muniti di nervature marginali che, all’apice, si rendono liberi, piccioli robusti con orlo spinoso- seghettato.
Le infiorescenze, disposte a pannocchia lunghissima, hanno molte spate lungo il peduncolo e rachide tubolare.
I frutti, piccoli, poco polposi, hanno semi leggermente solcati lateralmente.
Al genere appartengono specie diffuse in Europa meridionale, in piena aria, per la bellezza del tronco colonnare, da cui si diparte una chioma con grandi foglie persistenti.
Lo stipite è piuttosto tozzo e può raggiungere 10 m in altezza.
C h a m a e r o p s H u m i l i s
Si hanno 19 esemplari distribuiti nella prima aiuola (1), seconda (1), settima (1), ottava (2), nona (1), quattordicesima (1), quindicesima (1), sedicesima (1), diciassettesima (3), diciannovesima (1), ventunesima (1), ventitreesima (2), venticinquesima (1), ventiseiesima (1), trentunesima (1).
Appartiene alla Famiglia delle Palmae. La Chamaerops humilis è l’unica rappresentante della famiglia delle palme nella regione mediterranea.
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E’ detta palma nana o palma di S. Pietro ed è presente allo stato spontaneo in Toscana, Lazio, nel Napoletano, in Calabria, Sicilia e Sardegna.
Molto coltivata nelle località marine e lacustri, la palma di S. Pietro fu ben nota agli antichi come dimostrano le citazioni fatte da Virgilio, Cicerone e Marziale.
Il genere Chamaerops, dal greco piccolo cespuglio, fu istituito da Linneo, che scelse l’aggettivo humilis in relazione alla taglia minuta di questa specie, appartenente a una famiglia con rappresentanti di notevoli dimensioni.
La palma di S. Pietro, pur piccola, presenta notevole bellezza ornamentale. Essa, quando ha stipiti numerosi e divergenti, è alta sino a 2 metri, supera invece i 3 metri quando ha stipite unico.
Ha chioma espansa, che si arricchisce ogni anno degli spadici fiorali che portano grappoli di frutti rossi.
E’ pianta a fusti cespitosi, ricoperti da guaine fogliari sfibrate; talvolta è anche acuale.
La foglia è palmato partita, con picciolo legnoso, con piccoli aculei ai margini e con lamina divisa in dieci o quindici lacinie lanceolate. Le spate sono da due a quattro, di forma ovale, un po’ rossastre; gli spadici sono ramificati a pannocchia.
Il genere Chamaerops comprende piante dioiche. I fiori sono di colore giallo verdognolo, con perigonio doppio, uno esterno tripartito ed uno interno di tre pezzi. I fiori maschili hanno sei stami a filamenti saldati alla base; quelli femminili e quelli ermafroditi hanno tre ovari ed uno stimma lesiniforme.
Il frutto, una drupa giallo rossiccia a maturità, di forma e grandezza variabile, contiene un seme ad albume corneo e corrugato. Fiorisce fra maggio e giugno.
La pianta si riproduce sia per semina che agamicamente, ricorrendo ai polloni che nascono ai piedi.
Le piante coltivata in serra perdono gran parte delle qualità ornamentali.
E r y t r i n a C o r a l l o d e n d r o n
Si hanno 4 esemplari presenti nella settima aiuola (1), nella undicesima (1), nella dodicesima (1), nella ventiseiesima (1).
Sono piante dicotiledoni appartenenti alla famiglia Leguminosae, sottofamiglia Papilioneae.
L’ E r y t r i n a C o r a l l o d e n d r o n, albero del corallo, è così chiamata per il colore rosso dei fiori.

Specie originaria delle Indie occidentali. Albero spinoso, che può raggiungere un’altezza da 2 a 4 metri, con foglie ovato romboidi, acute; i fiori grandi, rosso scarlatto, raccolti in lunghi grappoli sui rami nudi, hanno calice campanulato, stendardo eretto, lineare, oblungo. I fiori si sviluppano sui rami legnosi dell’anno precedente. I semi sono rossi con macchia ilare nera. Fiorisce in maggio.
Richiede terra franca, profonda, ricca di sostanze minerali, molta acqua durante il periodo di vegetazione ed esposizione soleggiata e calda. Può vivere in piena aria solo nelle regioni calde e temperate.
Si propaga per talea e per seme, che si semina in serra calda, dopo un bagno di 24 ore in acqua tiepida.
La specie, in vegetazione per tutta l’estate, entra in riposo vegetativo al principio dell’autunno; si devono allora distanziare gradatamente le annaffiature, fino a sospenderle del tutto dopo la caduta delle foglie. Si procede, quindi, con la potatura.
In primavera si concima il terriccio superficiale, si riprendono le irrigazioni per far sviluppare i nuovi germogli.
S t e r c u l i a d i v e r s i f o l i a
Sono presenti sette esemplari presenti nella terza aiuola (1), nella quarta (1), nella nona (1), nella diciassettesima (2), nella trentatreesima (2).
Sono piante dicotiledoni, appartenenti alla famiglia delle Sterculiaceae. Il nome deriva dal latino Sterculius, divinità mitologica protettrice dell’agricoltura e da stercus, letame, per l’odore sgradevole emanato dai fiori e dalle foglie.
La Sterculia diversifolia è specie estranea alla flora temperata. E’ originaria dell’Australia.
Sono alberi e arbusti decidui o sempreverdi, con foglie alterne, grandi, intere o lobate o digitate.
Presentano fiori campanulati, di colore rosso verdastri e bianchi, riuniti in pannocchie ascellari.

Frutto follicolare con carpelli separati, legnosi o membranosi, colorati nello stadio giovanile; i semi, da uno a molti, alati o pelosi, sono inseriti alle estremità dei carpelli.
Le Sterculia crescono bene nei terreni argillosi, ricchi, permeabili e freschi, nei terreni soleggiati, non troppo ventilati e in climi temperati.
La moltiplicazione avviene per seme e per talea.
P h o e n i x c a n a r i e n s i s
Si hanno, a parte i cinque esemplari distribuiti intorno al monumento a Corrado Alvaro, 144 esemplari così distribuiti: nella prima aiuola (3), nella seconda (9), nella terza (8), nella quarta (6), nella quinta (4), nella sesta (4), nella settima (5), nella ottava (5), nella nona (5), nella decima (1), nella undicesima (2), nella dodicesima (5), nella tredicesima (7), nella quattordicesima (9), nella quindicesima (1), nella sedicesima (1), nella diciassettesima (sopra 15/16) (4), nella diciottesima (3), nella diciannovesima (5), nella ventesima (7), nella ventunesima (2), nella ventiduesima (monumento ai Caduti) (2), nella ventiquattresima (2), nella ventiseiesima (3), nella ventinovesima (sopra 25) (2), nella trentesima ( sopra 28) (5), nella trentunesima (9), nella trentaduesima (15), nella trentatreesima (10).
Piante monocotiledoni appartenenti alla famiglia delle Palmae.

La Phoenix canariensis è originaria delle Canarie. Il nome Phoenix nasce secondo alcuni dal colore rosso di alcune palme, secondo altri dall’uccello dell’antica favola egizia, l’araba fenicia, che riviveva dalle sue ceneri, così come le palme rivivono germogliando dalla base, dopo la morte della pianta originaria.
Lo stipite è alto 12-15 metri. Si presenta robusto, a volte proliferante alla base, eretto.
Le foglie, di un verde lucido scuro, sono molto numerose e grandi, apicali, formanti un grande e fitto ciuffo; si presentano prima erette poi arcuate verso il basso, spinose alla base. Le foglie laterali sono numerose, le inferiori, lunghe fino a 60 cm, diritte, ensiformi, sono raggruppate a distanze diverse.
Presentano spata coriacea, legnosa, con numerose squame rossicce; lo spadice maschile è glabro, appiattito, ramificato all’apice.
I rami, flessuosi, formano un’infiorescenza. Lo spadice femminile, ramificato, è di colore giallo rossastro. I frutti sono delle drupe di forma ovale.
La palma delle Canarie prospera bene nei terreni permeabili e sufficientemente umidi. Si riproducono per semi, che mantengono la germinabilità per 2- 3 mesi.
F i c u s m a c r o p h y l l a
Sono presenti, a parte la pianta vicino al monumento a Corrado Alvaro, 26 esemplari distribuiti nella prima aiuola (1), nella seconda (1), nella sesta (2), nella settima (1), nella ottava (2), nella nona (2), nella decima (1), nella dodicesima (1), nella tredicesima (1), nella quattordicesima (1), nella quindicesima (1), nella sedicesima (1), nella diciottesima (2), nella diciannovesima (3), nella ventesima (1), nella ventunesima (1), nella venticinquesima ( 3), nella trentunesima (1).
Specie originaria dell’Australia. Albero alto circa 15 m., con tronco voluminoso e irregolare, con radici avventizie fulcranti che partono dalla base dei grossi rami e si interrano vicino al fusto, determinando colonnati che conferiscono all’albero effetti spettacolari.

Le foglie sono coriacee, oblunghe, intere, cordate alla base, acute all’apice, munite, nello stadio giovanile, di due stipule caduche. Le nervature si evidenziano sulle due pagine. I piccioli, glabri, sono lunghi. Le foglie sono generalmente persistenti, ma cadono dove spirano venti estivi sciroccali.
Il Ficus magnolioides richiede terreno leggero, fertile, ricco di humus, ben drenato.
Le irrigazioni estive devono essere frequenti. Indispensabile per la crescita dell’albero è la molto aria e la molta luce. La pianta si moltiplica per talea e per semi.
F a m i g l i a A r a u c a r i a
Albero della Famiglia Araucariaceae. Per altri autori l’Araucaria appartiene alla famiglia delle Pinacee, sottofamiglia Araucarioideae.
E’ una conifera diffusa nei territori caldi o temperato caldi dell’America del sud, dell’Australia e in molte isole del Pacifico.
Il suo nome deriva da Arauco, una provincia del Cile meridionale, ove formano estese foreste. Furono introdotte in Europa a partire dalla fine del settecento.
Le araucarie, piante ornamentali che abbelliscono parchi e giardini, allo stato giovanile, ornano le serre come piante da vaso.
La coltivazione all’aperto, in piena aria, è possibile solo nell’Europa mediterranea.
Il genere è diviso nella sezione Columbea, che comprende le specie americane, e nella sezione Eutacta, con le specie australiane o del Pacifico, differenti nell’aspetto, per le foglie, i microsporofilli, il modo di germinare, ipogeo o epigeo, del seme.
Il genere annovera alberi a fusto diritto, con ramificazioni verticillate, corteccia grigia e scagliosa, che si distacca in anelli.
Le foglie persistenti, dimorfiche, sono più grandi allo stato giovanile e a volte diverse dalle adulte per la disposizione, spiralate, piane, e larghe nelle specie americane, squamiformi e strette nelle specie australiane e del Pacifico.
Le piante sono dioiche e monoiche. I microsporofilli sono riuniti in grandi strobili ascellari nelle Columbea, terminali in Eutacta. I macrospirilli formano strobili con squame uniovulate. Il cono, di forma diversa, presenta numerose squame; ognuna di queste porta un unico seme, talvolta commestibile (a. bidwillii).
L’Araucaria Bdwillii è presente con un solo esemplare nella ventesima aiuola.
E’ alta circa 40 m, con cima larga, foglie lanceolate, non molto rigide, lucide, di colore verde scuro. Ha coni oblunghi e globosi lunghi sino a 30 cm e pesanti sino a 3 kg.
Questa specie vive all’aperto nelle condizioni climatiche dell’arancio e dell’ulivo ed è assai ornamentale.
Dell’Araucaria Excelsa si hanno 4 esemplari presenti nella dodicesima aiuola (1), nella venticinquesima (1), nella ventiseisima (2).
L’Araucaria Excelsa assume una graziosa forma, ha un colore delicato delle foglie.
Il tronco, che può toccare i 50 m di altezza ed una circonferenza di circa 8 metri, ha branche patenti, con foglie aciculari allo stato giovanile, allargate alla base allo stadio adulte.
I rami sono disposti a piani successivi sovrapposti, a intervalli regolari. Il cono, sferico od ovoidale, è lungo da 12 a 15 cm e contiene semi leggermente alati. La specie è attaccata dal fungo capnodium.
Le araucaria hanno un legno di colore bianco o giallognolo, pesante, poco elastico, duro, compatto, durevole; esso, facilmente lucidabile, si presta per ricavare oggetti di scultura, mobili pregiati, soprammobili e per lavori di carpenteria.
Lasciando la Via Marina e spostandoci nella Villa Comunale, l’antico Giardino Umberto 1°, inaugurato nel 1896, troviamo, fra altre piante degne di altrettanta ammirazione, due alberi particolari, originari anch’essi da lontani paesi: la Schinus molle e la Dracaena draco.
S c h i n u s m o l l e
La Schinus molle appartiene alla Famiglia Anacardiaceae. E’ specie originaria del Brasile e del Perù.
Col nome Schinus si indica il lentisco, presente nella nostra flora spontanea, dal cui tronco e dalle foglie essuda una resina chiamata mastice.
La Schinus molle fu chiamata falso pepe perché, stropicciando fra le dita foglie, fiori e rametti, si avverte un forte odore di pepe; il termine molle deriva da mulli, termine con cui viene chiamata in Perù.
La corteccia polverizzata è usata nella medicina locale dell’America meridionale come purgante per gli animali domestici; in Cile si usano i frutti, che contengono un olio essenziale, di sapore pungente, in sostituzione del pepe.
Dai frutti si ottiene, con la macerazione in acqua, una specie di birra o di liquido rossastro che, lasciato inacidire, sostituisce l’aceto per il condimento delle vivande.

L’essudato resinoso, ricavato dai tronchi, viene usato come gomma da masticare.
In California la Schinus molle, largamente utilizzata nella formazione di alberate cittadine, portò alla diffusione di malattie fungine sugli agrumi. Ciò portò al loro abbattimento.
Il legno della Schinus molle è fragile, si fende durante l’essiccazione. La Schinus molle è specie ornamentale che ha trovato in Europa larga diffusione. E’ infatti presente in località marittime di Spagna, Francia, Italia, per la graziosa forma arrotondata della chioma.
E’ specie sempreverde, con foglie imparipennate a 12- 18 paia di foglioline, opposte, lanceolate, denticolate, di colore verde scuro, spesse e coriacee, su rami penduli.
I fiori, dioici, piccoli e bianchi, sono riunite in pannocchie. I frutti, della grandezza di un pisello, di color rosa tendente al rosso, sono riuniti in grappoli che persistono sull’albero durante l'inverno.
La Schinus molle prospera all’aria aperta adattandosi in qualsiasi terreno, anche se argillosi e compatti. Non si adatta ai climi nordici.
D r a c a e n a d r a c o
Pianta monocotiledone appartenente alla famiglia delle Liliacee, sottofamiglia Dracaenoideae.
La Dracaena drago è specie originaria delle Isole Canarie.

Le dracaene devono la loro diffusione alla chioma colorata e al portamento caratteristico.
Dalla Dracaena drago si ricava una droga detta sangue di drago, sostanza resinosa di color rosso, che emana, quando viene bruciata, odore balsamico. Ha potere astringente ed emostatico.
Della Dracaena draco è notevole anche la longevità. Nell’isola di Tenerife sembra esisteva un esemplare, abbattuto da un uragano, che si dice avesse 10.000 anni. Misurava metri 5 di diametro e l’intera pianta, che includeva alcune centinaia di rami, era alta circa 20 m.
Allo stadio giovanile il fusto si presenta cilindrico, terminante con un solo fascio di foglie; allo stato adulto la pianta si presenta ramificata e di dimensioni notevoli, toccando anche i 20 metri, con foglie terminali, ensiformi, erette quelle interne, ricurve le esterne, di colore verde sfumato.
Le pannocchie si presentano grandi, bianco verdastre all’esterno. Le bacche hanno colore arancione.
Diffuse nelle regioni litoranee del sud Europa.
Glossario dei principali termini scientifici citati
- Abiotico: fattore non vivente in grado di provocare un’ alterazione della pianta
- Acari: piccoli ragni, in molti casi parassiti delle piante
- Acaule: quando il caule è così corto che la pianta sembra esserne priva.
- Autoctone: specie animali o vegetali che hanno origine nel posto in cui si trovano.
- Autotrofo: organismo capace di trasformare le sostanze minerali nei composti organici necessari alla propria sussistenza
- Biotico: Gli agenti biotici sono rappresentati da organismi viventi capaci di compromettere la vitalità delle piante (funghi, batteri, insetti, nematodi,ecc.).
- Calice: è il verticillo più esterno del fiore, formato da antofilli chiamati sepali, quasi sempre di colore verde.
- Capsula: frutto secco costituito da due o più carpelli che si aprono a maturità permettendo la fuoriuscita dei semi.
- Carpello (pistillo ed ovario): organo fiorale racchiudente gli ovuli.
- Dioica: la pianta in cui i fiori dei due sessi sono portati da individui distinti.
- Drupa: frutto tipico delle drupacee con mesocarpo polposo ed endocarpo legnoso contenente generalmente un solo seme.
- Ecosistema: insieme costituito da un determinato ambiente e dagli organismi che lo popolano.
- Ensiforme: foglia a forma di spada
- Epigea: parte di una pianta che si trova fuori dal terreno.
- Eterotrofo: organismo che utilizza l’energia contenuta nelle sostanze organiche alimentari per il proprio sviluppo.
- Fisiologia: disciplina scientifica che studia le funzioni degli organi degli animali e dei vegetali.
- Fitopatia: malattia delle piante dovuta ad agenti biotici
- Fotosintesi: processo biochimico, proprio dei vegetali autotrofi, attraverso il quale viene sintetizzata la sostanza organica a partire dalla anidride carbonica e dall’acqua, utilizzando l’energia luminosa.
- Funghi: vegetali a struttura filamentosa, privi di clorofilla e di tessuti vascolari. Sono organismi eterotrofi, saprofiti o parassiti soprattutto delle piante.
- Glabro: liscio e sprovvisto di peli e di tomento.
- Humus: sostanza organica in via di decomposizione e trasformazione presente nel suolo.
- Infiorescenza: complesso di più fiori che possono avere disposizione molto varia.
- Insetti: animali appartenenti al phylum degli artropodi, provvisti di esoscheletro e con corpo costituito da un insieme di segmenti o metameri.
- Ipogea: che si trova sotto terra.
- Lanceolata: foglia a forma di lancia.
- Lobato: organo con due o più lobi separati da un’ insenatura più o meno profonda
- Monocotiledone: pianta superiore il cui seme ha l’embrione fornito di un solo cotiledone; sono monocotiledoni tutte le graminacee.
- Mutualismo: vantaggio reciproco fra gli organismi che vivono assieme.
- Pannocchia: infiorescenza costituita da un asse centrale su cui si inseriscono numerosi assi secondari portanti fiori peduncolati.
- Parassitismo : associazione tra due organismi in cui uno si nutre delle sostanze contenute nell’altro, causandone gravi danni o la morte.
- Pedogenesi: processo di formazione del suolo
- Perianzio: l’insieme del calice e della corolla forma il perianzio.
- Racemo: infiorescenza costituita da un asse centrale su cui si inseriscono i fiori peduncolati.
- Rachide: il picciolo comune, prolungato, proprio delle foglie composte pennate ed anche l’asse primario di un’ infiorescenza.
- Simbiosi: associazione tra due organismi che traggono reciproci vantaggi dalla vita in comune.
- Stipite: caule legnoso, non ramificato, con un pennacchio o con una rosetta di foglie all’apice, come avviene nelle palme.
- Strobilo: frutto delle conifere, comunemente detto pigna, costituito da numerose squame legnose portanti alla base i semi.
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