Società

Questione femminile e ritorno al privato

 

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di Pino Rotta


Da 40 anni quando si discute di questione femminile si parla dei movimenti femministi degli anni 60-70. La cosa, come vedremo, ha una logica se si pensa che quelli furono gli anni delle grandi conquiste culturali e di diritto per le donne. Il punto sono questi lunghi 40 anni. Possibile che da allora non sia più successo niente che meriti di essere analizzato?

Noi crediamo non sia affatto così. Che ci siano differenze negative tra oggi e 40 anni fa, ma anche radici profonde di progresso. In quegli anni infatti i movimenti femministi erano dentro un movimento più ampio di trasformazione culturale favorito da due fatti oggi ribaltati: il boom economico e la prevalenza di popolazione giovane su quella anziana. Ci furono conquiste importanti che oggi o sono già perse o vengono messe in discussione con forza, la legge sul divorzio, sul diritto d’aborto, l’abolizione del delitto d’onore o lo statuto dei lavoratori. In quegli anni, soprattutto negli anni ’70, la radicalizzazione del conflitto sociale portò anche ad una contrapposizione ideologica tra uomini e donne, che tra coetanei allora non si percepiva perché era rivolta alla generazione più vecchia, ma che ha avuto conseguenze negative per le donne e per l’insieme della società. Dopo cominciò la crisi che fu economica ma anche culturale. Gli anni ’80 li ricordiamo come gli anni del "ritorno al privato" contrapposto allo spirito collettivo dei due decenni precedenti. Furono gli anni del rampantismo economico e dell’idea che ognuno è solo contro tutti e deve arrangiarsi o perire. Contro lo spirito di fratellanza universale e la nascita del movimento ecologista che assieme al femminismo cambiarono la cultura occidentale per sempre. Gli anni ’80-’90 sono gli anni in cui la delusione per gli insuccessi personali si trasformano in rabbia interiorizzata che, anche attraverso l’azione massiccia della televisione, viene indirizzata contro il diverso comunque inteso, stimolando angosce e paure. La forza fisica viene esaltata dal machismo individualista fino alla guerra. E la guerra arriva nel ‘90 e poi nel 2002 in Iraq. Ingiustificabile sul piano morale, perché non c’entrava con il terrorismo, ma esaltata dalla propaganda testosteronica, dalla aggressività della globalizzazione dei mercati e dalla strategia unipolare degli USA. La donna mantiene i suoi diritti formali, ma li perde nei fatti, nel confronto con l’idea di forza e di potenza che diventa cultura dominante in economia, in politica e nelle relazioni personali. Crolla la motivazione al miglioramento culturale perché la conoscenza non sembra più assicurarti un futuro. A cascata anche la motivazione degli insegnanti nelle scuole viene svilita ed appiattita. Si fa strada l’idea che l’unica cosa che conta è ritagliarsi la propria parte di benessere e per farlo la strada più utile non è il merito ma le scappatoie della raccomandazione, la furberia o la vendita del proprio corpo. Addirittura viene portato a valore di libertà la possibilità che una donna possa decidere di dare favori sessuali per fare carriera o che la prostituzione sia un lavoro come gli altri.

Questo modello, che con gli anni diventa cultura di massa, ha fatto regredire non solo il valore ma il concetto stesso di persona. Infatti se la metà della popolazione viene lentamente ridotta al silenzio e resa oggetto dei maschi, gli stessi maschi, dentro questo sistema di disvalori, si dividono tra quelli che possono usare e quelli che vorrebbero ma non possono, e che sono la stragrande maggioranza, e questo fa emergere frustrazione e violenza. La questione femminile oggi è una questione che coinvolge la visione della società, il rapporto con la terra, con gli spazi e le città, il rapporto con il potere politico ed economico ed infine pone anche un’altra questione quella del rapporto con la spiritualità che è cosa diversa dalla religione. Negli ultimi decenni si fa avanti un bisogno di spiritualità che si esprime in forme diverse a seconda delle capacità di rapportarsi con questo grande tema. A questo si contrappone il fanatismo religioso, parlo anche di quello nostrano, quello che riscopre le cosiddette "radici giudaico-cristiano" istigato strumentalmente da alcune forze politiche e dai vertici della Chiesa cattolica che ha da mantenere un enorme potere economico e politico che vede minacciato, dopo il crollo del partito unico dei cattolici. Ma d’altra parte ci troviamo davanti anche alla sincera necessità di ritornare al silenzio della propria intimità e riflettere sulla trascendenza e sul proprio impegno di solidarietà nei confronti dei più sfortunati. Coesistono queste due manifestazioni e spesso si scontrano. Davanti a noi oggi non si pone più solo la questione femminile ma il tema è la dignità della persona nella sua unità, uguaglianza ed insieme diversità.


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