Intervista

 Thomas Enger autore di "Morte apparente" (Iperborea)

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di Cristina Marra


Al suo rientro in redazione "tutto è solo facce e frammenti di un album di ricordi che credeva di aver letto per l’ultima volta", per Henning Juul, giornalista di nera di "123 news", non è facile ricominciare "a pensare a un articolo" dopo aver perso suo figlio Jonas nell’incendio che gli ha distrutto la casa. La sua è una morte apparente, un lasciarsi andare a quel senso di torpore e assenza che non gli fa capire "se lo Juul da quattro offerte di lavoro all’anno che riusciva a far cantare i testimoni muti" esiste ancora. Henning Juul è il protagonista del romanzo "Morte apparente" (Iperborea, pag.363, euro 17,00, collana "Ombre"), il primo di una serie di sei thriller del norvegese Thomas Enger, accolto dalla critica scandinava come il miglior esordio degli ultimi anni e già tradotto in tredici paesi. Stile asciutto e ritmo serrato permettono all’autore di concentrarsi sul suo protagonista sulla psicologia dei personaggi e di osservare attraverso i suoi occhi la società con i suoi mali e le sue debolezze.

Thomas, come scegli l’argomento dei tuoi romanzi?

"Tutto inizia col personaggio principale. Secondo me bisogna proporre una personaggio con cui il lettore possa simpatizzare e poi lasciare che gli accadano cose terribili. Se inoltre scrivi una trama che solleva questioni e problematiche interessanti che spingono chi legge a proseguire nella lettura pagina dopo pagina, allora è una buona partenza. Con la serie di Henning Juul, il protagonista mi fu subito chiaro. L’inizio di "Morte apparente", per esempio, viene da un mio sogno. Ho sognato che un vecchio era a passeggio col suo cane per la sua strada abituale quando vede qualcosa che prima non c’era:un tendone bianco. Incuriosito non resiste e dà una sbirciatina dentro. Dentro la tenda c’era una donna lapidata a morte e semi sepolta. Pazzesco, tutto è partito dal sogno!"

Lo strazio per l’atroce perdita e il mistero che ancora avvolge la causa dell’incendio, tormentano Juul ma il suo posto "è alle notizie. Crimini, delitti, nefandezze" e lo attende il caso di una studentessa, Henriette Hagerup, trovata morta e seppellita per metà "come un’esile rosa solitaria" in una tenda bianca sulla collina di Ekeberg.

Personaggio complesso e tormentato, raccontami, chi è Hennig Juul?

"Henning Juul ha un solo pensiero che lo tiene ancora in vita ed è trovare la verità sulla morte del figlio, scoprire cosa successe quel maledetto giorno. All’inizio del romanzo ricomincia a muovere i primi passi in società, torna al lavoro ma e quello che lo spinge e lo motiva è solo dalla certezza che ci sia qualcuno là fuori che lo voglia uccidere. Non sa bene se ancora è capace di fare il giornalista ma lentamente si fa strada la consapevolezza di avere ancora la capacità di saper fare il suo mestiere e di scoprire la verità dei fatti ed è pronto per il più grande caso della sua vita"

Il caso della giovane donna è eclatante e l’ombra del pregiudizio non tarda ad arrivare e a far concentrare i sospetti sul fidanzato pachistano. O forse la chiave del mistero è nascosta nella vera identità della vittima o nel film sull’Islam che stava girando con un’amica? Henning non molla, non si lascia intimidire dalle circostanze e ricerca la verità intrecciando la vicenda personale a quella professionale e svelando situazioni scomode e pericolose.

I tuoi thrillers sono una denuncia contro la società corrotta e la politica?

"Scrivo su ciò che vedo e ovviamente lo denuncio. Credo che sia un nostro dovere, come società, aiutare le persone meno fortunate di noi. Come succede in altri paesi europei, anche la Norvegia sta cercando di accettare la sua nuova identità multiculturale e far questo richiede tempo. Bisogna tener bene presente che non parliamo solo di culture ma di individui".

Scrittore, giornalista di grandi testate nazionali, ma anche musicista e autore di un musical. Tante letture e tante influenze?

"Sono probabilmente il prodotto di tutto quello che ho letto. Grandi autori mi hanno influenzato e mi riferisco a Henning Mankell, Jo Nesbo e Harlan Coben. É stato Mankell che mi ha fatto interessare al genere thriller e naturalmente essendo norvegese, era impossibile resistere all’enorme talento e all’abilità di Jo Nesbo. Gradualmente la mia attenzione si è rivolta ad autori stranieri e allora Harlan Coben è diventato il mio preferito, è fantastico!

 

 

 

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