Società

Mediazione: pratica sconosciuta nell’era dei litigi e degli indignati

 

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di Valentina Arcidiaco (*)


Per il secondo anno, il 20 ottobre, ricorre la "Giornata nazionale della mediazione familiare" organizzata dall’Associazione A.I.M.E.F.; tale data, quest’anno, coincide anche con l’evento "Conflict Resolution Day" organizzato dal Forum Mondiale dei Mediatori. Questa iniziativa ha scopi soprattutto informativi, finalizzati a dimostrare che la mediazione familiare, in primis, e la new entry mediazione civile e commerciale, sono alla portata dei cittadini che si trovano a dover affrontare delle controversie che, in alcuni casi, possono essere facilmente risolte tramite degli esperti prima di essere costretti ad adire le vie legali e senza necessariamente ritrovarsi all’interno di un percorso giuridico.

La mediazione, pertanto, rappresenta una modalità efficace e positiva per l’approccio dei conflitti, gestita tramite un terzo imparziale che aiuta/collabora con i soggetti coinvolti per il raggiungimento di benevoli accordi tramite stipula o patto. Già Vittorio Cigoli, quando parlava di mediazione familiare nel "Legame disperante", si riferiva ad un tipo di responsabilità condivisa di impegno per arrivare ad un percorso di mediazione che possa essere reale e duraturo nel tempo. Egli aveva evidenziato come un legame diventa "disperante" quando una parte spera ancora nel mantenimento del legame, mentre l’altra parte attua reiterati tentativi che possano annullare il vincolo/rapporto fra i due.

Accade così anche nei conflitti di tipo commerciale e civile quando due o più soggetti hanno subito un atto lesivo su diritti disponibili. Sigmund Freud nel 1940, in Psicologia delle masse e analisi dell’io, scriveva, a proposito della rappresentazione dell’altro all’interno della nostra vita: "nella vita psichica del singolo l’altro è regolarmente presente come modello, come oggetto, come soccorritore, come nemico.[..]". Nella maggior parte dei conflitti, l’altro ha attraversato queste varie rappresentazioni, per poi incappare nella figura del nemico che ha minato il benessere altrui, contribuendo a far sì che molte delle tensioni rimangano insolute proprio per la delusione delle aspettative che si erano venute a creare. Ciò però non capita solo a livello familiare, amicale e sociale, ma si sta manifestando anche a livello politico-sociale. Infatti, proprio in questi ultimi tempi, moltissime sono le persone che non si riconoscono nel patto e nel rapporto di fiducia che si era instaurato con gli esponenti politici tanto da diventare "indignati".

Ovviamente in poche righe non si può in maniera esaustiva analizzare e descrivere compiutamente tutto il processo socio-psicologico che sta alla base dei vari movimenti e delle varie manifestazioni che si stanno susseguendo in Italia ma anche in altre parti del mondo. E, nonostante il nostro Paese cerchi di mediare i conflitti attraverso leggi che investono vari ambiti,questi provvedimenti non si stanno rivelando molto efficaci per superare il senso di disagio e di insoddisfazione,se non di ribellione,nei confronti di una società in crisi non solo dal punto di vista politico, economico, sociale, ma anche e soprattutto sotto il profilo umano, psicologico, interpersonale. La comunità, secondo quanto affermato nel "modello ecologico" di Bronfenbrenner, soggetta a continui mutamenti, già attua, nei vari stadi di macro, meso e microsistema, strategie di mediazione e di risoluzione dei conflitti ma, quando le aspettative e i bisogni non trovano rispondenza nella realtà, essi si acuiscono e addirittura possono degenerare e sfociare in atti estremi di violenza. Il titolo di questo articolo è nato dal tentativo di condurre una attenta disamina che evidenzi la necessità, da parte di tutta la società e degli organi preposti al raggiungimento del bene comune, di mediare i conflitti al fine di pervenire ad un patto solidale, equo e duraturo anche se, di fatto, si ritrovano, invece, a dover affrontare l’emergenza di una diffusa protesta ovviamente causata dalla non condivisione di scelte, leggi, emendamenti e azioni reputati lesivi dei diritti soprattutto delle fasce più deboli della società. Il processo di mediazione può essere suddiviso in sei specifiche fasi: - definizione del problema, - individuazione delle cause e degli ostacoli alla soluzione, - analisi delle posizioni e dei bisogni, - attuazione di strategie possibili per la risoluzione, - individuazione delle caratteristiche specifiche per la stipula di un accordo e, infine, - verifica e valutazione dei risultati. (Bramanti, 2004). Ma, a nostro avviso, attualmente, la mediazione in tutte le sue forme, compresa la mediazione di comunità, non sta riuscendo a sortire proficui effetti in quanto non sempre viene compreso e riconosciuto il plusvalore del soggetto - controparte; è ovvio, però, che, solo attraverso una mediazione più fattiva, si potranno raggiungere livelli di consolidata accettazione dell’altro e di condivisione di problemi che investono la società e tutti coloro che in essa vivono ed operano.

(*) psicologa

 

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