Libertà di pensiero
Verso il futuro

Come consigliato da Socrate, come indicato da Rousseau, era tornato ad occuparsi della sua anima. Per prima cosa aveva dedicato l’attenzione ai di lei custodi, i libri, straripanti dagli scaffali del suo studio come, in inverno, dal loro alveo, le fiumare calabresi di Alvaro.
Li sistemò per area tematica per dissetarsi, nei suoi ormai continui giorni liberi, confrontando voci diverse per collocazione temporale, spaziale e sociale, alla fonte della cultura che, da sempre, aveva accompagnato il suo tempo e che egli aveva vissuto prima come processo individuale, poi, nell’attività lavorativa, come processo collettivo di civilizzazione di ragazzi e ragazze che il caso aveva portato a sedersi sui banchi, innanzi alla sua cattedra.
Da lì, in continua rivolta contro la barbarie, l’ingiustizia, l’ignoranza, aveva sempre provato a trasformare l’aula in un tempio sociale, dove lo studio mirava a modificare l’istintività in attività razionale, accompagnata dal profumo della creatività, della libertà espressiva, senza soffocare la sfera emotiva di ognuno.
Su queste basi aveva cercato, nel proseguo della crescita degli allievi, sia cronologica che culturale, di far comprendere loro che, come mirabilmente espresso dal Comte, "la cultura è un’entità in cammino, che parte dalla teologia e attraversa la metafisica, ma si compie solo quando l’umanità raggiunge la positività scientifica".
Li aveva così sollecitati all’osservazione dei fenomeni naturali per scoprire la bellezza del creato, a prestare attenzione ai comportamenti degli umani per risalire al livello di progresso e regresso che caratterizza "l’animalità pensante" e, al fine di rendere più intensa la loro partecipazione alla vita sociale, li aveva spinti a soffermarsi sulla sfera dei diritti, sulla loro rivendicazione nel tempo, sul loro differenziarsi nello spazio, per cogliere, con la conoscenza acquisita, l’armonia del paesaggio dopo aver scalato la vetta dell’Olimpo.
Aveva loro ricordato che i diritti civili e politici, rappresentati dal diritto alla vita, alla libertà, all’opinione politica, alla libertà religiosa, alla proprietà, furono riconosciuti nelle società liberali dalla fine del 1700; che nel 1800 si aggiunsero i diritti sociali ed economici miranti alla tutela, da parte dello Stato, del cittadino; che, nel 1900, le nuove richieste riguardarono la tutela dell’ambiente, della salute, degli animali, della cultura; che spettava loro individuare i diritti che avrebbero segnato il terzo millennio.
Consapevole che si può desiderare solo ciò che si conosce, aveva voluto che frequentassero la biblioteca, di cui lui era responsabile, che si dedicassero alla lettura, per scoprire il divenire del pensiero nel tempo, per giungere a cogliere l’idea che rivestire con l’habitus della cultura il proprio essere trasforma il modo di affrontare gli eventi quotidiani del vivere, diversifica, a seconda del livello di conoscenza raggiunto, quantitativamente e qualitativamente, le persone.
Li aveva, infine, avvertiti che reddito, relazioni sociali, distribuzione del potere, hanno alle loro origini, come base e come presupposto, il sapere, parola magica che apre la porta entro cui passa la democraticizzazione della società, una comunità di uomini liberi ed uguali, che sfuggono l’ingiustizia, non creano disuguaglianze, considerano la Terra come la casa di tutti gli esseri viventi da rispettare, difendere, amare.
E con l’immaginazione che aveva, con la capacità di sognare che lo aveva sempre accompagnato, "vedeva" i suoi allievi, "beni culturali mobili", permeati di sufficienti requisiti di dignità artistica, partecipare alla costruzione di un mondo nuovo, camminando dietro quell’infinito appreso su un banco, "quando un giorno di scuola durava una vita", convinti che "l’amor con l’amor si paga", diffondere messaggi di speranza e di crescita sociale, nel buio di una stanza, nella navata di una chiesa, per le strade del mondo, in una spiaggia innanzi al mare, innanzi a un cielo stellato, nell’intimo della propria coscienza, senza la teatralità degli spot pubblicitari, centri gravitazionali dell’irrealismo di una società reale, impregnata di prodotti e consumi, solo liberando il desiderio di pace, la voglia di sollevare il mondo verso le stelle, come novelli Archimede.
Innanzi a tali ricordi provò il bruciare della nostalgia, risentì il rumore delle "battaglie" quotidiane, rivide l’uscita tumultuosa dalle aule, lo sfilare di volti ora sorridenti ora preoccupati, la loro corsa verso la vita.
"Coloro che verranno dopo saranno sicuramente migliori di quelli che c’erano prima", disse ai ragazzi che gli chiedevano, e ai colleghi che lo salutavano "che è un falso storico che sono i migliori che vanno via, sono i migliori che restano".
Sì, era proprio il momento di tornare a prendersi cura della propria anima!
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