Società

Marc Augé - Disneyland e Delfi

 

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di Gianfranco Cordì


I «nonluoghi». sono «il contrario del luogo, uno spazio in cui colui che lo attraversa non può leggere nulla né della sua identità (del suo rapporto con se stesso), né dei suoi rapporti con gli altri o, più in generale, dei rapporti tra gli uni e gli altri, né a fornitori della loro storia comune».

«Le agenzie che hanno suddiviso la Terra in percorsi, in soggiorni, in club accuratamente preservati da ogni prossimità sociale indesiderata, che hanno trasformato la natura in un "prodotto", come altri vorrebbe fare della letteratura e dell’arte, sono le prime responsabili della trasformazione del mondo in finzione, della sua derealizzazione – in realtà, della conversione degli uni in spettatori e degli atri in spettacolo». Così Marc Augé in Disneyland e altri non luoghi (traduzione di Alfredo Salsano, Bollati Boringhieri, 2009) in relazione a quell’ «epoca che mette in scena la storia, che ne fa uno spettacolo», ovvero a quell’arco di tempo in cui «il reale copia la finzione», cioè «un’epoca in cui tutti i fatti sono mediatizzati e in cui diverse esperienze, dalle più semplici alle più complesse, tendono a persuadere gli individui che essi esistono essenzialmente attraverso le immagini che danno di se stessi o che si fanno di loro». Molteplici fattori, oltre al turismo, hanno naturalmente contribuito alla nascita di questo stato di cose: la demografia, la lotta tra le classi sociali, l’ecologia e il ruolo sempre crescente delle immagini, tra gli altri. Oggi «il pubblico visita una idea, una intenzione, un progetto di cui è in fin dei conti il solo beneficiario e quasi il solo oggetto». I turisti vivono insomma, in una insensata indifferenza. Primo perché la loro visita è un soggiorno «al futuro anteriore, che trova tutto il suo senso più tardi, quando si mostrano ai parenti e agli amici, commentandole, le foto che il piccolo ha fatto del padre che lo stava filmando, poi il film del padre, a riprova». E, secondariamente, perché le famiglie che si spostano «vi ritrovano quel che conoscevano già. Gustavano i piaceri della verifica, le gioie del riconoscimento». In sostanza, insensata, da una parte, è la totale mancanza di significato del viaggio (che ha valore solo quando viene rivissuto nella riproduzione video o fotografica), dall’altra indifferente è il fatto che, durante la permanenza nel luogo ispezionato, «ci si offriva uno spettacolo in tutto e per tutto simile a quello che ci era stato annunciato». La realtà, dunque, adesso una «copia della copia», finzione al quadrato, «il rovescio di una scena senza forma e di un problema non risolto», «una esistenza doppiamente simbolica». Perciò: essa è menzogna. In tale distesa interminabile di fiction si ergono, a questo punto - ed a giudizio di Marc Augé -, i «nonluoghi». Essi sono «il contrario del luogo, uno spazio in cui colui che lo attraversa non può leggere nulla né della sua identità (del suo rapporto con se stesso), né dei suoi rapporti con gli altri o, più in generale, dei rapporti tra gli uni e gli altri, né a fornitori della loro storia comune». Questi «nonluoghi», insomma, attestano la presenza di una identità sradicata e di uno spazio completamente decostruito. La nostra contemporaneità, perciò, mette in discussione i luoghi e le coscienze. Si erge - ancora a giudizio di Augè - una società del dubbio, dell’incertezza, della scepsi. Ma anche, una società del vago, dell’indeterminato, dell’approssimativo. Finisce la sicurezza ma comincia l’in linea di massima. Il tempo in cui stiamo vivendo è come quello in cui «il signore, di cui l’oracolo si trova a Delfi, non dice né nasconde, ma allude» (Eraclito, Fr. 93). Siamo nella civiltà dell’accenno e dell’indicazione. Il nostro è un periodo di tempo che non dichiara (o smentisce esplicitamente): ma sottintende. In questo senso oggi si deve fare forte riferimento alle capacità ermeneutiche ed interpretative degli abitanti del Pianeta. L’imperativo è, infatti, decodificare, decrittare, svelare. I nove saggi (che percorrono altrettanti «nonluoghi»: Disneyland, La Baule, Center Parcs, Mont-Saint Michel, Waterloo, I castelli di Ludovico II, Aulnay, La città e una città di sogno) che compongono il volume di Augé corrispondono certamente a nove tentativi in questa direzione. Tutti molto riusciti.

 

 

 

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