Società

Genitori e figli Black Block

 

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di Antonella Giglietto (*)


Il fiume dei dimostranti indignati scesi in piazza da tutta Italia per protestare contro gli effetti della crisi economica si è drammaticamente snaturato in una violenza bieca e dissennata, che ha travolto la città di Roma in pochissimo tempo lasciandola ferita nel corpo e nell’anima. Roma "così percossa, attonita la terra al nunzio sta" davanti a centinaia di Black Block che hanno strisciato nel corteo pacifico e hanno fatto partire gli scontri contro forze dell’ordine che con molta difficoltà hanno tentato di fermare l’ondata di furia. Tra i manifestanti pacifici, si sono staccati ragazzi e ragazze vestiti di nero, incappucciati e camuffati. I Black Block apparsi dal nulla hanno incendiato automobili e cassonetti dei rifiuti, creato barricate con le transenne, strappato i sanpietrini dalla strada per lanciarli. Mentre accadeva questo indegno inferno, altre persone alzavano le mani guardando sbigottiti: i manifestanti pacifici che, rimasti incastrati senza poter lasciare il luogo della violenza, hanno tentato di distinguersi dai violenti che devastavano la capitale. Davanti a fatti sconvolgenti come quelli accaduti a Roma sarebbero innumerevoli gli interrogativi da porsi ma non di può fare a meno di chiedersi…chi sono questi giovani e le loro famiglie? (domanda pericolosamente ingenua, visto che la famiglia come agenzia di prima socializzazione è ormai evaporata da lunga data). Una risposta giunge mentre si continua a discutere degli scontri del 15 ottobre, la polizia comunica che è stato identificato uno dei responsabili degli scontri: detto Er Pelliccia. Il ragazzo era stato immortalato mentre lanciava un estintore. Ha 23 anni. Da Repubblica: "Per i media era diventato una delle figure simbolo degli scontri, un'immagine che ha fatto il giro del mondo. Era stato immortalato da numerosi fotografi mentre, durante gli scontri del 15 ottobre scorso, impugnando un estintore, prima lo vuotava agitando l'erogatore in aria, poi lo lanciava verso le forze dell'ordine. E' stato proprio grazie a quelle immagini che la polizia scientifica è riuscita a identificare lo studente di 24 anni fermato dalla Digos a Roma e soprannominato "Er pelliccia". Per lui è scattato il fermo per resistenza pluriaggravata. Dopo la perquisizione nella sua abitazione, il giovane ha consegnato agli agenti alcuni dei vestiti utilizzati durante gli scontri. Alle prime domande degli agenti della Digos, si è giustificato dicendo di aver "usato l’estintore per spegnere l’incendio". "Er pelliccia" è di buona famiglia e sogna di diventare psicologo, ma va in piazza a guerreggiare come in un video games e tira gli estintori. Nella sua città pare lo conoscano in tanti. E dopo gli scontri di sabato anche di più: è lui il ragazzo a torso nudo fotografato mentre a San Giovanni scaglia l’idrante rosso contro la polizia durante gli scontri con i Black Bloc. E sempre lui, a deridere gli agenti con un sogghigno e il dito medio alzato. Nella sua città alcuni ammettono "una testa calda: una volta, raccontano le amiche, tornando a casa in auto è finito contro le macchine parcheggiate. Ne ha distrutte cinque o sei. Qualcuno disse che aveva pippato". Prima dell’estintore il giovane si era sempre sfogato su chat e social network dove l’"angelo biondo", altro suo soprannome, si esprimeva con massime e slogan: "Odio lo Stato", "Sono in guerra con qualcuno ma non so chi in realtà". E ancora frasi di Hitler, citazioni di gruppi rap italiani (Noyz Narcos, Frankie Hinrg). Per alcuni semplicemente un "Ribelle, fuori dagli schemi", per il padre "Un ragazzo incapace di far male a una mosca: mi ha detto che era pentito e che non è un Black Block" (trascinato dagli amichetti cattivi?!..). "Mio figlio non frequenta centri sociali - spiega il papà - non ha mai fatto politica. Siamo tutti scioccati". Sabato mio figlio è uscito di casa dicendo che sarebbe andato all' università per sbrigare delle pratiche in segreteria. Racconta la mamma: "Mi ha chiamato, mi ha detto che la città era bloccata, da quel momento in poi gli ho telefonato ogni mezz' ora. E lui mi diceva sempre dove stava, che c' era fumo, tanta confusione. La sera è tornato a casa senza fiatare". La sorpresa è arrivata domenica mattina con la lettura dei giornali: il ragazzo con l' estintore era proprio lui. "È sbiancato, mi ha spiegato che stava solo disperdendo il fumo perché gli dava fastidio un occhio - ricorda la madre -. Gli ho detto: "Dove vai? Tanto ti prendono". Voleva consegnarsi ai carabinieri ma la Digos è arrivata prima. Non può essere un capro espiatorio, non è Bin Laden. Sono preoccupata, ho paura che in carcere non regga". Ecco la famiglia del teppista: genitori addolorati, ma non per le vittime: fingono di non sapere niente. Fino al punto di difendere i loro ragazzi violenti. In quella piazza c’erano molte realtà, c’era però abbondante, anche questa. Ecco qualcos’altro per cui indignarci ancora…Qualcosa che gira intorno all’atrocità dei problemi per cui i pacifici manifestano, intorno ai criminali che sfumano, grazie alla loro insulsa violenza, i messaggi di chi urla con correttezza il proprio sdegno. Più vergognoso del comportamento dei ragazzi violenti e devastatori c’è solo quello dei loro genitori. Fuori dalle stazioni di polizia aspettano con gli avvocati, speranzosi, indulgenti. Dispiaciuti. Ma non per le vittime della violenza, bensì per i loro figli. Fino al punto di piangere e difendere l’innocenza di quei mostri da loro stessi cresciuti. Non conoscono la vita e le frequentazioni dei figli, o ne sono più o meno consapevoli. Non conoscono i loro figli. Oppure li conoscono e negano la realtà. Sarebbe troppo umiliante, troppo scomoda. Educare significa formare le persone, anche impartendo regole e divieti di condotta, secondo i principi condivisi in una società civile. Istruire non vuol dire solamente far rispettare l’obbligo della frequentazione scolastica, ma anche trasmettere l’etica dei diritti e dei doveri, della responsabilità personale, del rispetto degli altri e di quei valori connessi alla convivenza, al progresso, alla cultura. La trascuratezza, l’indifferenza, la distrazione, la superficialità, infatti, sono peccati mortali dei genitori; la loro inettitudine si riverbera sulla società, che se ne accolla disagi e costi, e danneggia inesorabilmente il figlio. E così una buona parte della nuova generazione, cresce nel lassismo e nella noia, ricercando l’adrenalina negli ideali distorti, nel bullismo, nella violenza. È, quindi, mostruoso, e oltraggioso per le vittime dei danneggiamenti provocati dai loro figli, che questi genitori trascorrano ore davanti alle telecamere dichiarando l’estraneità di un figlio colto sul fatto, nella speranza che il vandalo torni a essere il figlio di cui credere di potere andare fieri. Ecco il motivo per cui dovrebbero arrossire non solo i genitori piangenti degli arrestati, ma anche i genitori e i parenti di tutti quei giovani, che sono andati a Roma camuffati e distruttori: oggi dovrebbero essere tutti in fila sulla porta della questura a denunciare i figli. Invece, dissimulano la loro stessa verità: perdendo l’opportunità, finalmente, di redimere la propria evidente e colpevole incapacità educativa. (*) psicologa

 

 

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