Recensione

"Per mano mia" di Maurizio de Giovanni (Edizioni Einaudi)

 

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di Cristina Marra


Il Natale è alle porte e Napoli si prepara ad accogliere la festività più bella dell’anno vestendo gli abiti più belli e aprendo il suo centro a "centinaia di mendicanti, riffaiuoli, rigattieri, acquaioli, lustrascarpe, tutti occupati ad accaparrarsi i clienti altrui". Sono gli anni Trenta e la settimana prima di Natale il centro della città diventa un immenso mercato di profumi, odori e merci di ogni tipo. L’aria che sa di frittura, pizza, maccheroni e mandorle caramellate arriva anche in Questura e colpisce lo schivo e misterioso commissario Luigi Alfredo Ricciardi e l’amico brigadiere Raffaele Maione. Il Natale, col romanzo "Per mano mia" (Einaudi) inaugura la nuova serie delle feste dei romanzi di Maurizio de Giovanni dedicati al commissario Ricciardi. Dopo la quadrilogia legata alle stagioni pubblicata da Fandango, per lo scrittore napoletano, nuova casa editrice e nuova serie di romanzi. Tante novità ma una sola certezza: la bravura di de Giovanni che fonde nell’intreccio narrativo elementi del noir tradizionale con una prosa poetica. De Giovanni rende Napoli protagonista dei suoi romanzi. A volte vittima a volte carnefice, la città partenopea con la scrittura di de Giovanni rivela i suoi lati migliori e anche i suoi difetti e le sue carenze. Quanto cambia Napoli a seconda delle stagioni e quanto sa emozionare quando è periodo di festa. Il Natale è un’emozione, "è forte come un battito di cuore, è lieve come un battito di ciglia", in ogni casa c’è un Presepe in bella mostra che attende l’arrivo del Bambinello. Anche in casa dei coniugi Garofalo il Presepe è pronto ma una "bella mattina, qualcuno entra, li ammazza riempiendo la casa di sangue, rompe il San Giuseppe del presepe e se ne va". Un duplice omicidio, la statuetta di San Giuseppe rotta, tanto sangue, "le lenzuola erano diventate nere, il liquido era colato a terra sullo scendiletto, la testiera di legno chiaro imbrattata": questa scena arriva agli occhi di Ricciardi, abituato a vedere i morti anche quelli che gli altri non vedono. "Il Fatto", la sua condanna a vedere i morti nell’ultimo alito vitale e a sentirli "ripetere ossessivamente l’ultimo ottuso pensiero della loro vita spezzata", condiziona l’esistenza di Ricciardi che preferisce sottrarsi ai sentimenti pur di non procurare sofferenza a Enrica la dirimpettaia di cui è segretamente innamorato. Mentre l’atmosfera dell’imminente festività pervade Napoli "il risveglio con le urla dei venditori ambulanti, la confusione per strada, le canzoni. E i profumi, le mille pentole che bollivano, le mille padelle che friggevano, le pasticcerie che facevano a gara per proporre i propri capolavori", il commissario Ricciardi, che si occupa del caso col brigadiere Maione, cammina per Napoli tra la gente e riflette e la folla che vede "è fatta di vivi e di morti, di indifferenza e di dolore, di urla e di silenzi". La trama investigativa si intreccia sapientemente con altre storie, quella di Maione ossessionato dalla ricerca del colpevole della morte del figlio maggiore Luca, anche lui poliziotto, assassinato tre anni e mezzo fa mentre era in servizio, quella dell’anziana tata Rosa che soffre per il peso degli anni, degli acciacchi che la fanno sentire inutile e quella complessa di Ricciardi, solitario e riservato, "dagli occhi verdi come l’acqua, così disperati" che vive con Rosa ed è attanagliato dall’affetto che prova per Enrica e dall’attrazione per Livia. Nel romanzo, compaiono i personaggi storici della serie: don Pierino, Bambinella, il dottore Modo, il vicequestore Angelo Garzo. De Giovanni li posiziona all’interno del plot narrativo come dei pastori, ognuno ha il suo ruolo, ognuno ha il suo posto e così la narrazione procede dando vita ad un presepe narrativo accurato e gradevolissimo. L’indagine sull’omicidio dei Garofalo scava nella vita privata della coppia che lascia una bambina e negli ambienti di lavoro di Emanuele, centurione della milizia portuale. Il vento che viene dal mare porta le voci e racconta sensazioni, emozioni, turbamenti di chi quel gesto criminale lo ha compiuto o avrebbe voluto compierlo per mano sua. I sospettati sono persone umili, povere, che con dignità e orgoglio si apprestano a celebrare il Natale al meglio delle loro possibilità. Ricciardi è tenace e man mano che il venticinque dicembre si avvicina vaga per la città in cerca dell’intuizione giusta che lo porterà alla soluzione del caso. Proprio mentre in tavola si stanno per servire i piatti più tradizionali e prelibati per il commissario di de Giovanni "ogni tessera del mosaico andò al suo posto".

 

 

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