Recensione
"Per mano mia" di Maurizio de Giovanni
(Edizioni Einaudi)

Il Natale è alle porte e Napoli si prepara ad accogliere la
festività più bella dell’anno vestendo gli abiti più belli e aprendo il suo
centro a
"centinaia
di mendicanti, riffaiuoli, rigattieri, acquaioli, lustrascarpe, tutti occupati
ad accaparrarsi i clienti altrui". Sono gli anni Trenta e la settimana prima di
Natale il centro della città diventa un immenso mercato di profumi, odori e
merci di ogni tipo. L’aria che sa di frittura, pizza, maccheroni e mandorle
caramellate arriva anche in Questura e colpisce lo schivo e misterioso
commissario Luigi Alfredo Ricciardi e l’amico brigadiere Raffaele Maione. Il
Natale, col romanzo "Per mano mia" (Einaudi) inaugura la nuova serie delle feste
dei romanzi di Maurizio de Giovanni dedicati al commissario Ricciardi. Dopo la
quadrilogia legata alle stagioni pubblicata da Fandango, per lo scrittore
napoletano, nuova casa editrice e nuova serie di romanzi. Tante novità ma una
sola certezza: la bravura di de Giovanni che fonde nell’intreccio narrativo
elementi del noir tradizionale con una prosa poetica. De Giovanni rende Napoli
protagonista dei suoi romanzi. A volte vittima a volte carnefice, la città
partenopea con la scrittura di de Giovanni rivela i suoi lati migliori e anche i
suoi difetti e le sue carenze. Quanto cambia Napoli a seconda delle stagioni e
quanto sa emozionare quando è periodo di festa. Il Natale è un’emozione, "è
forte come un battito di cuore, è lieve come un battito di ciglia", in ogni casa
c’è un Presepe in bella mostra che attende l’arrivo del Bambinello. Anche in
casa dei coniugi Garofalo il Presepe è pronto ma una "bella mattina, qualcuno
entra, li ammazza riempiendo la casa di sangue, rompe il San Giuseppe del
presepe e se ne va". Un duplice omicidio, la statuetta di San Giuseppe rotta,
tanto sangue, "le lenzuola erano diventate nere, il liquido era colato a terra
sullo scendiletto, la testiera di legno chiaro imbrattata": questa scena arriva
agli occhi di Ricciardi, abituato a vedere i morti anche quelli che gli altri
non vedono. "Il Fatto", la sua
condanna
a vedere i morti nell’ultimo alito vitale e a sentirli "ripetere ossessivamente
l’ultimo ottuso pensiero della loro vita spezzata", condiziona l’esistenza di
Ricciardi che preferisce sottrarsi ai sentimenti pur di non procurare sofferenza
a Enrica la dirimpettaia di cui è segretamente innamorato. Mentre l’atmosfera
dell’imminente festività pervade Napoli "il risveglio con le urla dei venditori
ambulanti, la confusione per strada, le canzoni. E i profumi, le mille pentole
che bollivano, le mille padelle che friggevano, le pasticcerie che facevano a
gara per proporre i propri capolavori", il commissario Ricciardi, che si occupa
del caso col brigadiere Maione, cammina per Napoli tra la gente e riflette e la
folla che vede "è fatta di vivi e di morti, di indifferenza e di dolore, di urla
e di silenzi". La trama investigativa si intreccia sapientemente con altre
storie, quella di Maione ossessionato dalla ricerca del colpevole della morte
del figlio maggiore Luca, anche lui poliziotto, assassinato tre anni e mezzo fa
mentre era in servizio, quella dell’anziana tata Rosa che soffre per il peso
degli anni, degli acciacchi che la fanno sentire inutile e quella complessa di
Ricciardi, solitario e riservato, "dagli occhi verdi come l’acqua, così
disperati" che vive con Rosa ed è attanagliato dall’affetto che prova per Enrica
e dall’attrazione per Livia. Nel romanzo, compaiono i personaggi storici della
serie: don Pierino, Bambinella, il dottore Modo, il vicequestore Angelo Garzo.
De Giovanni li posiziona all’interno del plot narrativo come dei pastori, ognuno
ha il suo ruolo, ognuno ha il suo posto e così la narrazione procede dando vita
ad un presepe narrativo accurato e gradevolissimo. L’indagine sull’omicidio dei
Garofalo scava nella vita privata della coppia che lascia una bambina e negli
ambienti di lavoro di Emanuele, centurione della milizia portuale. Il vento che
viene dal mare porta le voci e racconta sensazioni, emozioni, turbamenti di chi
quel gesto criminale lo ha compiuto o avrebbe voluto compierlo per mano sua. I
sospettati sono persone umili, povere, che con dignità e orgoglio si apprestano
a celebrare il Natale al meglio delle loro possibilità. Ricciardi è tenace e man
mano che il venticinque dicembre si avvicina vaga per la città in cerca
dell’intuizione giusta che lo porterà alla soluzione del caso. Proprio mentre in
tavola si stanno per servire i piatti più tradizionali e prelibati per il
commissario di de Giovanni "ogni tessera del mosaico andò al suo posto".
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