Società

"L’Europa non ha un numero di telefono e La Chiesa non paga la crisi!"

Incontro con Riccardo Nencini, Segretario nazionale del Partito Socialista Italiano

 

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di Pino Rotta


Parla dalle sponde dello Stretto di Messina, o meglio da quello che viene definito il "più bel chilometro d’Italia" il Lungomare Falcomatà di Reggio Calabria. Forse non lo sa ma a pochi metri dal nostro incontro, nello spiazzo degradato poco distante, nel cuore della città, la sera si consumano gli amori mercenari. Ma questa è la contraddizione della terra che, Nencini, ha scelto per spiegare il suo pensiero per il rilancio dell’azione politica con "un paio di proposte, che stanno nel cuore negli italiani".

Vediamo allora quali sono queste questioni e quali sono le proposte del Partito Socialista. Quali sono gli obiettivi che si dovranno porre i socialisti in questa nuova fase? Su quali proposte politiche?

Dice Nencini: La missione di Berlusconi non c’è più, oramai è finita. Questo porterà, nel giro di un anno, due anni, alla fine di questa forma molto italiana di populismo e demagogia. Torneremo finalmente ad una storia che è una storia molto più europea, quella dei partiti, rinnovati e cambiati, ma quella dei partiti politici di un tempo.

R.: Noi abbiamo un programma organizzativo, che abbiamo approntato in larga parte e con un risultato nelle elezioni amministrative del giugno scorso, a livello nazionale, molto buono, intorno al 3% dei consensi. C’è un caso Calabria dove c’è da fare un’azione riorganizzativa, in alcune federazioni e Reggio è tra queste, quasi di sana pianta. Quindi avremo i mesi di settembre e ottobre in cui ci sarà la fase del tesseramento e dei congressi.

I temi sono quelli della sobrietà e del rigore. Non è possibile che una classe politica chieda sacrifici ai cittadini se prima non li fa. Due anni fa al Consiglio regionale della Calabria il nostro gruppo propose di unificare tutte le indennità dei consiglieri regionali. Basti pensare che un consigliere in Calabria ha un’indennità doppia rispetto a quello della Toscana. Altro tema è quello della laicità e del contributo che anche la Chiesa cattolica non si vede perché non debba dare in questo momento di crisi. Ad esempio il pagamento dell’ICI per le sue attività, pagamento da parte dello Stato degli insegnanti d religione. Questo equivarrebbe a circa un terzo della manovra economica a carico degli Enti locali. Facciamo dei numeri. Nel 2012 venticinque miliardi di euro sono a carico di Regioni, Comuni e provincie, questi soldi sono mancati introiti da parte dello Stato. Se hai meno soldi, delle due l’una, o tagli alcuni servizi o quei servizi i cittadini li pagano di più, per fare un esempio: la mensa scolastica o tagli qualcosa o il genitore sarà costretto a pagare di più. La misura applicata alla Chiesa, mancato pagamento dell’ICI, insegnanti i religione e 8 per mille sta tra gli otto e i dieci miliardi di euro, un terzo della manovra economica, di questo parliamo. La Chiesa deve fare il suo sforzo. Noi porremo al Governo il problema, che anche, non solo ma anche, la Chiesa Cattolica faccia la sua parte di sacrificio.

Noi proporremo di sospendere le misure concordatarie per tre anni. Parliamo di circa 30 miliardi di euro. Corrisponde ad un’intera manovra finanziaria.

D.: Quale posizione prendono i socialisti in seno al Parlamento europeo per affrontare la crisi in corso in tutta l’area del Mediterraneo?

R.: Lo dico con grande rammarico, ma è verità! C’è un grande assente in questa vicenda ed è l’Internazionale Socialista. Bisogna che l’iniziativa dei socialisti europei sia molto più forte. Nell’ultimo vertice, che si è tenuto ad Atene nel marzo scorso, sono state assunte alcune misure che riguardano il pagamento della crisi da parte delle grandi rendite finanziarie e da parte delle grandi proprietà immobiliari. L’idea di una grande patrimoniale è nata lì. Che non è la patrimoniale per la prima casa, stiamo parlando del grande capitale e dei grandi immobiliaristi. Stiamo chiedendo a Rasmussen di assumere questa iniziativa. I socialisti europei pagano due problemi. Uno è quello della Grecia, il dramma che sta affrontando il PASOK di Papandreu lo ha ereditato dal Governo di destra di Nea-D di Caramallis e che adesso sta affrontando con grandi difficoltà. Il secondo è che vanno ripensate le politiche economiche e sociali degli Stati slegandole dalle politiche di bilancio nazionali, riguardo alle politiche giovanili e le politiche per gli anziani, due categorie non più protette. E in Italia questo problema si sente più che altrove. Ma l’Europa deve anche avere una politica estera e di difesa che ad oggi non ha e senza la quale non può svolgere alcuna funzione nel Mediterraneo. Con una battuta: "Io cerco l’Europa ma non riesco a trovarla, perché non ne conosco il numero di telefono".

 

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