Società
Psicologia del lavoro in tempo di crisi

Potrebbe sembrare
quantomeno inusuale che la Psicologia del lavoro si occupi anche degli aspetti
organizzativo - economici del lavoro ma solo se non si tiene conto del fatto che
tutte le attività lavorative sono svolte in massima parte dal capitale umano,
cioè da tutti quei lavoratori che, in vari campi e modi, fanno "girare"
l’economia come affermava uno spot del Ministero dell’Economia nel marzo del
2009.
Ma l’economia, la produttività dipendono da molti fattori quali impegno, intelligenza dell’imprenditore, poter contare su un buon team motivato e gratificato che, attraverso il lavoro persegua il raggiungimento di obiettivi funzionali al successo dell’impresa (di qualsiasi genere essa sia) ma, anche, alla realizzazione delle proprie aspirazioni personali, economiche, sociali.
Alla luce della situazione politica, economica e sociale del nostro Paese, a causa di una crisi che ormai da parecchio tempo investe non solo l’Italia, non solo l’Europa ma il mondo intero, ad esclusione di qualche rara isola felice, tutto quanto detto sopra si scontra con una realtà davvero preoccupante.
Il lavoro, cioè quell’aspetto della vita dell’uomo che è parte integrante della sua esistenza, è diventato causa di ansia, agitazione,insoddisfazione di senso di precarietà, di disillusione, di preoccupazione e quant’altro.
I giovani, il loro futuro, le loro aspettative sono inesorabilmente legate a situazioni di emergenza, di instabilità, senza alcuna prospettiva per l’avvenire.
I meno giovani vedono svanire le loro certezze di un lavoro sicuro, di uno stipendio fisso, della speranza di poter consegnare alle generazioni future una società equa e solidale.
Le prospettive di lavoro attuali sono caratterizzate da precariato, contratti a termine o a progetto spesso dequalificanti, mobilità, possibilità di licenziamento anche per coloro che, dopo anni di studi, di concorsi superati, di conquiste sindacali, si trovano a non essere più certi di nulla se non del fatto che, dall’oggi al domani, si potrebbero trovare in cassa integrazione o, addirittura, senza quel lavoro per il quale hanno speso gran parte del loro tempo e delle loro energie.
Ed è per questo che sempre più spesso molte persone si rivolgono allo psicologo per essere aiutate ad affrontare e cercare di superare questo periodo di crisi, questo stato di incertezze interiori, di disagio psico-emotivo, di alienazione.
Il ruolo, allora, dello psicologo del lavoro è quello di aiutare il soggetto a rivalutare le proprie conoscenze, competenze, abilità, a riconoscere le proprie risorse alternative, a rimettersi in discussione, a riuscire a sviluppare nuove tecniche di risoluzione dei problemi per vivere in una realtà certamente non facile, certamente non priva di incognite, ma pur sempre una realtà dove l’"uomo", la persona, dovrà necessariamente riuscire a trovare in se stesso e negli altri le motivazioni per essere protagonista del suo "exsistere"nel mondo.
Non ci rimane che citare un famoso aforisma di A. Einstein proprio sulla crisi :"Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose. La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera sé stesso senza essere ‘superato’. Chi attribuisce alla crisi i suoi fallimenti e difficoltà, violenta il suo stesso talento e dà più valore ai problemi che alle soluzioni. La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza.
L’ inconveniente delle persone e delle nazioni è la pigrizia nel cercare soluzioni e vie di uscita. Senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è una routine, una lenta agonia. Senza crisi non c’è merito. E’ nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze. Parlare di crisi significa incrementarla, e tacere nella crisi è esaltare il conformismo. Invece, lavoriamo duro. Finiamola una volta per tutte con l’unica crisi pericolosa, che è la tragedia di non voler lottare per superarla."
(*)psicologa
| HELIOS Magazine |