Pensiero

“L’energia del vuoto” di Bruno Arpaia e il giallo del bosone di Higgs

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di Gianni Saul Ferrara


Ci sono libri che ti fanno compagnia riempiendo gli spazi vuoti che si creano nella routinaria vita di tutti i giorni, altri che aggiungono un prezioso tassello nel complesso e sempre incompleto mosaico della realtà, ed infine ci sono quelli come “L’energia del vuoto” di Bruno Arpaia che riescono a riempire tutti i misteriosi interstizi del suddetto mosaico della realtà con una dirompente ondata di stimolanti interrogativi. John Banville scrisse: “ A un certo livello, essenziale, l’arte e la scienza sono talmente vicine che è difficile distinguerle.”, e questo romanzo di Arpaia sembra essere stato scritto proprio con l’intenzione di ribadire  questa  profonda ed arguta affermazione. In fondo, sia un’opera d’arte che una scoperta scientifica, ed a queste aggiungerei anche l’elaborazione di un pensiero filosofico, nascono da scintille intuitive scaturite dall’incontro tra ragione e fantasia. A volte sembra davvero che tutti i rami dello scibile umano trovino la loro linfa vitale dalla stessa ed unica fonte sotterranea. Nel nr. 4/2010 di Helios Magazine, ad esempio,  ho pubblicato un articolo sulla legge dell’ottava di Pitagora  e sulla suggestiva  teoria di Gurdjieff il quale sosteneva che la materia costituente la realtà è di natura vibratoria. Poi, incuriosito da alcune tesi esposte nel libro “L’energia del vuoto”, mi sono documentato e per me è stata un’affascinante scoperta apprendere che attualmente ci sono centinaia di fisici impegnati a dimostrare la teoria delle “supestringhe”, teoria per alcuni aspetti profondamente simile a quella gurdjieffiana. Alla fine mi è venuto naturale chiedermi se la scienza moderna non stia, nella spasmodica ricerca di una verità unificante, percorrendo involontariamente quei sentieri già noti ai maestri della Tradizione. Nella trama de “L’energia del vuoto” si intrecciano due gialli, uno “narrativo” che vede tra i protagonisti un gruppo di integralisti islamici che organizzano un attentato alla torre Eiffeil e contemporaneamente, sempre per motivi religiosi, cercano di falsare un esperimento eseguito con il Large Hadron Collider, il più potente acceleratore di particelle; l’altro giallo, di natura scientifica e secondo me anche filosofica, è rappresentato dal tentativo di  spiegare l’esistenza del vuoto. La scienza moderna ha solo un’idea parziale di che cosa sia la “materia”, e se a questa base di “ignoto” aggiungiamo un’altro dato, ovvero, che la materia rappresenta solo un misero quattro per cento di quello che noi conosciamo come realtà, è evidente lo smarrimento che dovremmo provare al solo pensiero di parlare di “realtà”. Per non dire che i fisici parlano con disinvoltura di “materia oscura”, chiamata così perché si ipotizza che non emetta né rifletta la luce. La materia oscura rappresenta il venticinque per cento della realtà, e sarà forse per il  suo nome o per la sua misteriosa natura ma sembra spontaneo associarla al nigredo o all’opera in nero dell’alchimia. Il vero protagonista  però non è la materia, ma quello che forse erroneamente è sempre stato riconosciuto come il suo opposto: il vuoto. Sembrerà assurdo ma la materia, di cui anche noi siamo fatti, è costituita più dagli spazi vuoti che da quelli pieni, ma se il vuoto fosse il “nulla” il nostro corpo peserebbe un decimo di quello che pesa. Il vuoto quindi ha un suo peso e facendo due veloci conti anche consistente, ma la cosa che più sbalordisce è che il “nulla” sembra essere capace di generare particelle. Forse un giorno verrà dimostrato che l’ “è” nasce dal “non-è” a dispetto di tutti i complessi sistemi interpretati elaborati da alcuni filosofi. Questi elementi, assieme agli elettroni, neutrini e tante altre particelle, sono gli affascinanti personaggi del secondo giallo contenuto nel romanzo di Arpaia, giallo che, a differenza di quello “narrativo”, alla fine ovviamente non viene risolto, perché il finale di questa splendida storia, se mai verrà scritta, non sarà un romanziere a scriverla bensì un fisico. Nel romanzo però è contenuto un’altro tema importante, l’ottuso e arrogante odio che il fanatismo religioso continua a dimostrare nei confronti del progresso scientifico, nonostante l’elevato livello culturale e civile che noi  diciamo di aver raggiunto. Ricordo che quando i fisici del Large Hadron Collider  annunciarono di voler riprodurre il famoso Big Bang, un esercito di stupidi catastrofisti hanno organizzato manifestazioni per impedire l’esperimento, perché a loro dire si sarebbe generato un “buco nero” e questo avrebbe inghiottito il mondo, ma come sempre i catastrofisti con la loro “miopia” avevano visto male. A mio avviso la vera catastrofe della “modernità” è rappresentata da tutte quelle persone che si sentono in diritto di arrestare il progresso scientifico utilizzando le stesse armi spuntate e da tempo arrugginite usate nel medioevo. Il 14 dicembre del 2011 l’esistenza del bosone di Higgs, più noto come la particella di Dio, ha avuto una prima timida conferma uscendo così dal campo dell’astratta teoria. Il bosone di Higgs, generato dal “campo di Higgs”, è una particella dotata di una particolarissima capacità, ovvero, di creare la materia donandole la massa. La dimostrazione dell’esistenza del bosone di Higgs rappresenta l’ultimo importantissimo tassello che manca alla fisica moderna per comprendere l’Universo. Quelli che ingenuamente cercano da questo esperimento la conferma dell’esistenza o dell’inesistenza di Dio sono destinati a rimanere delusi, perché la scienza non si occupa di teologia e al massimo può provare che a creare l’universo non è stata una particella di Dio ma  più semplicemente una particella.

 

 

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