Recensione
KAREZZE – Haiku e tanka di Saul Ferrara (Edizioni Progetto Cultura, pagg. 30, euro 5,00 – BOL.it)
Saul Ferrara è autore non nuovo a cimentarsi negli haiku e il fatto di occuparsi
di filosofia orientale non è certamente estraneo a questa sua scelta. Haiku è un
tipo di poesia giapponese dalla caratteristica struttura di tre versi in 17
sillabe (5-7-5); un piccolo gioiello che racchiude in poche sillabe
un'impressione, un pensiero, un sospiro dell'anima. Semplice raffinatezza e
brevità che hanno fatto dire a Sei Shonagon, scrittrice giapponese del X sec.:
"In verità, tutte le cose piccole sono belle." L'haiku è senza dubbio
influenzato dal pensiero buddista ed esprime una visione della natura di solito
serena e vicina alla spiritualità, capace di risuonare in armonia con le
emozioni e i sentimenti del poeta che la contempla. L'haiku ha molti estimatori
tra i grandi poeti contemporanei, da Kerouac a Eluard, da Borges a Pessoa a
Ezra Pound, che vi hanno introdotto piccole variazioni come la perdita del
"kigo", riferimento a una stagione,
e quindi una forma espressiva più libera. Alla schiera di questi appassionati
appartiene Saul Ferrara, che nel suo minimalismo ricco di illuminazioni
istantanee e riflessioni a volte amare sa guidarci attraverso la sua visione
della vita fatta di caducità e mutevolezza. A cominciare dal titolo, dove è
usata la K non con la durezza che intendiamo noi occidentali, ma la "k" di
haiku e tanka, lieve, leggera e schioccante, che rimanda alla definizione:
"Haiku è un componimento dell'anima, dove tante parole non servono, agisce la
delicata e quasi insostenibile leggerezza di una carezza."

E quelle di Saul Ferrara sono "karezze" che di volta in volta aprono un sorriso, consolano la malinconia di un ricordo, fanno volare il pensiero. Troviamo in questa silloge alcuni versi di ispirazione più classica, dove il profondo amore e rispetto per la natura gli fanno compiere "cauti passi" perché "il fogliame nasconde / gusci di vita"; dove "una rondine scalai l'arcobaleno"; ma anche qui il canto del grillo è "amaro". Alternati a questo genere di haiku ci sono quelli che portano riferimenti personali, riflessioni sul tempo e sulla vita, che esplorano l'anima e le sensazioni del corpo, facendo emergere spesso tristezza e nostalgia, che gli elementi della natura rispecchiano: "Luce lunare,/ muta sorella nella / solitudine". Nella seconda parte del volume abbiamo una breve raccolta di tanka, la forma più antica della poesia giapponese, da cui l'haiku deriva, composti da 5 versi di 5-7-5-7-7 sillabe. Anche qui, immagini lievi di gioia si mescolano alla tristezza che fa dire al poeta "per riscaldarmj brucerò ricordi e / nostalgici sospiri". Una sottile malinconia e il sempre presente sentimento del tempo che scorre e porta via i sogni ("ed ogni sogno/ diventa scuro come/ fumo di braci spente") sono la cifra della raccolta, in cui brevi sprazzi di luce lasciano respirare la natura in tutte le sue declinazioni (stagioni, elementi naturali, animali, piante) e accompagnano il mondo interiore del poeta, i momenti più introspettivi che definiscono il suo percorso spirituale e sua la ricerca verso la comprensione dell'uomo e della natura. (Loredana Capellazzo)
10
Vago nel vasto
Mare, la tua mano
La mia vela
20
Luce lunare,
muta sorella nella
solitudine
83
La fede crolla:
c’è polvere per
nuovi mattoni
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