Società
Integrazione Europea: intervista con l’ambasciatore di Bosnia ed Erzegovina in Ungheria Nikola Djukic
Otto paesi sono in
attesa di entrare a far parte della Comunità Europea, cinque dei quali sono
dell’ex Jugoslavia. La Croazia è il secondo paese dell’ex Jugoslavia dopo la
Slovenia che entrerà nell’UE nel 2013. Altri, come Macedonia, Montenegro e
Serbia, hanno ottenuto lo status di candidati ed hanno avviato le trattative. La
Bosnia ed Erzegovina, è un caso particolare. Ne parliamo con l’ambasciatore
della Bosnia ed Erzegovina in Ungheria Nikola Djukic.
Quanto ha influenzato la crisi economica nell’UE il processo d’integrazione della Bosnia ed Erzegovina?
Per ora non molto, perché noi abbiamo dei compiti da svolgere, ma con il tempo, purtroppo, potrà influenzare di più. Si prevede una pausa nella procedura dell’allargamento della comunità Europea dopo l’adesione della Croazia nel 2013. E ancora c’è una lunga lista di paesi in attesa.
E l'ingresso della Croazia suggerisce un progresso all'integrazione della Bosnia ed Erzegovina?
L'adesione della Croazia sarà una forza trainante per gli altri paesi della regione balcanica. Già se parliamo dello status di candidato, il Montenegro lo ha e per quanto riguarda la Serbia si vedrà a febbraio 2012, la Bosnia ed Erzegovina ha tre condizioni per ottenere lo status di candidato. Il primo è la nostra Costituzione che non è in accordo con la Carta Europea dei Diritti umani. Quindi dobbiamo modificarla con urgenza. Poi, il censimento, l'ultimo era stato fatto prima della guerra nel 1991, non abbiamo neanche un accordo tra i partiti politici, la terza condizione è l'adozione della Legge sugli aiuti di Stato.
La procedura dell’integrazione europea unisce il vostro paese?
Siamo assolutamente uniti a fare i compromessi necessari, adesso che siamo sulla strada europea. Abbiamo dimostrato già in passato che siamo capaci di fare buoni accordi. Faccio alcuni esempi: prima di tutto c’è la riforma dell'esercito. A mio parere è il più grande successo per la Bosnia. Prima avevamo tre eserciti nazionali, ora abbiamo un esercito con tre componenti nazionali, un Ministero della Difesa e il controllo civile sulle forze armate. I nostri soldati partecipano alle missioni delle Nazioni Unite nel mondo. Secondo, abbiamo introdotto un unico Sistema Fiscale Statale. Abbiamo firmato l’Accordo di Stabilità e Associazione con l'UE nell’aprile 2008. Questo Accordo è stato ratificato dai parlamenti nazionali degli Stati membri dell'UE, ma non è ancora in vigore perché passati 14 mesi dopo le elezioni non abbiamo il Consiglio dei Ministri della Bosnia ed Erzegovina, si spesa di avere entro il 2011. E il terzo, nel dicembre 2010 abbiamo sospeso i visti per entrare negli Stati Schengen. È stato molto difficile sia politicamente che economicamente perché noi avevamo una lista di 174 condizioni da rispettare.
Dopo la sospensione dei visti molte persone se ne sono andate dal paese?
È stata una bella sorpresa l'introduzione del regime di visto libero per entrambi i lati, sia per la Bosnia ed Erzegovina sia per la Comunità Europea. Abbiamo avuto solo alcune centinaia di persone che sono andate nei paesi Schengen nei primi 3 mesi dopo abolizione del visto. Abbiamo fatto una propaganda molto forte sei media spiegando cosa significa libero regime e le persone sono ritornate in Bosnia.
Sulla strada dell’integrazione europea, il problema della Bosnia è più economico o più etnico?
È ancora un problema etnico. La nostra legge sulla protezione delle minoranze nazionali del 2005 è considerata dal Consiglio d'Europa a Strasburgo come una delle migliori perché noi ne riconosciamo 17. Una sola eccezione – il membro delle minoranze etniche non può essere candidato alle elezioni presidenziali, così non può essere il capo dello Stato. È l’unico problema da risolvere.
Quali sono le sue personali aspettative sull’integrazione della Bosnia ed Erzegovina?
La Bosnia è un caso molto diverso e specifico. La comunità internazionale ci capisce abbastanza perché durante la guerra centomila persone sono morte, un milione sono i rifugiati e un altro milione è disperso. La tragedia ha toccato quasi tutte le famiglie in Bosnia ed Erzegovina. Non ci sono generazioni che non hanno vissuto almeno una guerra. È una tragedia molto grande per noi. Ma l'88% dei nostri cittadini vorrebbero entrare nell'UE e tutti si sentono come europei. Prima di tutto, dobbiamo raggiungere l'accordo all'interno del nostro paese, poi costituire il nuovo Consiglio dei Ministri e completare tutte le richieste dell'UE. Solo dopo questo saremo in grado di ottenere lo status di candidato e riavviare le trattative. Senza sorprese spiacevoli già dal 2012 il processo dovrebbe accelerarsi. L'Europa sta facendo del suo meglio per velocizzare l’integrazione della Bosnia ed Erzegovina, ma noi dobbiamo fare anche la nostra parte di lavoro.
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