Recensione

The Beatles, Hey! hey! hey! Testi commentate 1967-1970, di Massimo Padalino (Ed. Arcana)

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di Eleonora Rombolà


Non è necessario percorrere lunghi tragitti o arrivare ai confini della terra, imbarcandosi in tour no-limits, per compiere esperienze capaci di segnare, trasformare, preservando un passato che s’ingrossa senza posa col presente che raccoglie lungo la strada: occorre solo immergersi in "The Beatles", moderna epopea, viaggio esistenziale improntato ad una narrazione dinamica ed aperta in cui romance e novel mysteriosamente si incontrano. Padalino-Paladino intrepido ci inserisce in medias res, nel vivo della leggenda dei Fab Four, in un procedere a tappe, attraverso flashback e prolessi, in cui ogni azione pare in sé conclusa ma poi le vicende presentate ne includono altre che, solo in apparenza, si interrompono tra loro per convergere verso inediti risvolti dalla forte capacità evocativa: un allucinante, alla Asimov, rito di iniziazione. Quando, infatti, sembrerebbe innegabile il superamento del paradigma linguistico a favore di quelli visivo ed uditivo, per immediatezza e chiarezza, il narrautore, guida e compagno di viaggio, tra un colpo di tosse, un richiamo ed un suggerimento, ci ricorda che immagini e suoni non possono essere fruiti passivamente ma devono essere relazionati ai processi mentali e sociali, alla base della  loro produzione e divulgazione. Un’armatura rinforzata da cinema, teatro, letteratura, coprotagonisti a braccetto del Quartetto di Liverpool, che rende questo biografico romanzo di formazione, una vera e propria sinestesia letteraria in cui la dottoressa di Grey’s Anatomy, i Sopranos e l’agente speciale Tom Sellers convivono con Paperon de Paperoni, Snoopy ed Alice, senza disdegnare i Simpson, ambiti alter ego, eredi degli indimenticabili 4 avvoltoi con frangetta disneyani. Solo Maxwell ed il suo elettromagnetismo possono spiegare la scossa data dalla scientifica analisi dei testi 1967-1970 degli incredibili Quattro + George che include la storia dal volto di Gorbaciov, di Martin Luther King o del temporeggiatore Wilson; i riferimenti musicali che spaziano dai tagichi Shams ai Guns N’Roses, pur con il na-na-na di Blasco in sottofondo; le cronache giornalistiche, aggiornate in tempo reale, che veicolano la fusione di poesia e musica nell’intitolazione della Scuola civica di Corsico. Descrizioni rese mimetiche da dialoghi, citazioni e monologhi interiori capaci di trasmettere emozioni in "presa diretta". L’autore, infatti, ci conduce al numero 3 di Upper James Street, passando per Strawberry Field, ci fa entrare a Penny Lane nel vecchio salone di Mr Bioletti, barbiere dai titolati avi, ci rende desiderosi di vedere nella veste di friends, raggiunto il rifugio sotto le onde, il giardino di un polipo che, profeticamente, sarà reso immortale dai mondiali del 2010, ricordandoci in fondo che vita brevis, ars longa. Non passano inosservati, in un plurilinguismo dantesco, i riferimenti alla tragedia greca, seppur in chiave psicanalitica, ed alla latina brevitas che, in Padalino, fa il pari con un labor limae nell’individuare interpretazioni dotte non enfatiche, anzi efficaci nella veste di una metanarrazione che diviene, per tutti, metariflessione. In spazi, mai sfondi neutri, la cui funzione è di proiezione soggettiva e simbolica di stati d’animo che raggiungono le vette del love, attraverso una ringhiosa follia, per inabissarsi in una poetica tristezza civile, i personaggi con i loro epiteti-etichetta idiot savant e gran bastardo,fanno l’inchino ad un lettore non più pago solo dell'immagine pubblica dei rivoluzionari Lord e sempre più integrato in una vita privata di gioco dei contrari, ordinari eccessi, ingredienti segreti dal sapore afrodisiaco, flop e schermaglie tra prime donne, Paul-John, a colpi di canzoni botta e risposta. Ad un certo punto, per evitare un’information overload da cui un non fine conoscitore dell’universo Beatles risulterebbe sopraffatto, disorientato o cui pericolosamente potrebbe assuefarsi, limitando la sua attiva partecipazione modello Quelo di Guzzanti, scende in campo, proprio come Zanetti che con il Macca’s basso fa capolino, il variegato mondo della rete: Libellula in attesa di suggerimento per un regalo di compleanno a tema, il blogger che chiede se Lennon abbia visto "Il posto delle fragole" di Bergman, la curiosa Ikkima che si avventura nei meandri della ghost track e chi va alla ricerca delle Converse dei Beatles. La corrispondenza fra viaggio ed esperienza, fil rouge tra un Occidente da spot, con un ritmato Tricheco ed un Do you Ringo?, ed un Oriente popolato dalla seduzioni esercitate dal santone Maharishi su George Harrison, fa l’occhiolino alla radice indoeuropea "per", proprio come pericolo, che Padalino riconosce nella fatica del lungo viaggio tra treni reali, e sotto mentite spoglie, voli, immersioni ed attraversamenti pedonali ad occhi chiusi. Ed ecco che "in medio stat" il cinematografico Fine primo tempo che, però, serve solo per cambiare vinile, ormai fidelizzati dalla magarìa della voce narrante. Un alternarsi vertiginoso di sequenze narrative ed ideative cui l’accattivante scelta stilistica dell’iperbole conferisce un ritmo incalzante, inebriando il lettore che non necessita di una scimmia sulla schiena per immergersi in atmosfere surreali capaci di descrivere una realtà più vera del reale. Una scrittura espressionista puntellata di episodi reali, esterna proiezione di una dimensione interiore in cui luci ed ombre accrescono il lato visionario di una ribellione, in fondo conformista, di un’epoca in fieri dallo "sbarazzino" yeh al confidenziale hey che, nel divenire trino mente, corpo e spirito, si ammanta del fascino alchemico di una numerologia, fatale a Lennon.

Non sono una beatlesiana, con rammarico lo ammetto! Ma, forte di una dedica che interpreto pro lettore sulla scia della formula A=qcpxqcd (Amore è uguale al prodotto di quello che prendi per quello che dai), in 444 pagine - merita l’inclusione l’Arcana bibliografia - ho imparato, da neofita della Patafisica, ad allenarmi a credere cose impossibili alla ricerca del lato oscuro della verità. Hey! Hey!Hey! The Beatles: per aspera ad Astra! E chi non la pensa così, può scommetterci un penny!

Note Massimo Padalino: VANTA PRESTIGIOSE COLLABORAZIONI CON MAGAZINE MUSICALI COME BLOW UP, ROCKERILLA E IL MUCCHIO EXTRA, è STATO REDATTORE DELLA WEBZINE MOVIMENTA E COLLABORA ATTIVAMENTE CON IL DIGITAL MAGAZINE SENTIREASCOLTARE. NEL 2003 HA PARTECIPATO AL VOLUME COLLETTIVO ROCK E ALTRE CONTAMINAZIONI: 600 ALBUM FONDAMENTALI. PER ARCANA HA GIà SCRITTO I VOLUMI THE BEATLES. YEH! YEH! YEH! TESTI COMMENTATI 1962-1966 e CAPOSSELA. IL BALLO DI SAN VINICIO. ATTUALMENTE STA LAVORANDO A UN LIBRO SUI ROLLING STONES.

 

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