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Società
Bauman: ecco la
società attuale
GIANFRANCO CORDÌ
«Quando lo stato riconosce la
priorità e la superiorità delle leggi del mercato sulle leggi della polis,
il cittadino viene trasformato in consumatore, e il consumatore "esige sempre
più protezione e accetta sempre meno la necessità di
partecipare"all’amministrazione dello stato». In questo modo si esprime Zygmunt
Bauman ne La solitudine del cittadino globale, attestando una situazione
tripartita e diversa nella quale si vengono oggi a trovare il «potere», la «politica»
e la «società».
Intanto
«il potere vero, capace di stabilire la portata delle scelte politiche,
fluisce; grazie alla sua mobilità sempre meno vincolata, esso è praticamente
globale; o meglio extraterritoriale». Poi «la politica, d’altro canto, rimane un
fatto essenzialmente locale». Ed infine «non esiste un modo semplice e ovvio di
tradurre le preoccupazioni private in questioni pubbliche e, inversamente, di
identificare e mettere in luce le questioni pubbliche nei problemi privati». Se
dunque il potere si fa sempre più elusivo e la politica è condannata alla
propria «insignificanza», la società è caratterizzata dalla propria «impotenza
collettiva». In sostanza «il potere è sempre più estraneo alla politica»: si è
consumato il «divorzio», la «separazione» tra l’autorità suprema nell’ambito di
una comunità o di uno Stato e la scienza e l’arte di governare quello Stato.
D’altro canto, in questo scenario: «è la sicurezza a essere sacrificata giorno
dopo giorno sull’altare di una libertà individuale in continua espansione». Da
una parte siamo di fronte ad un tipo di vita nella quale le faccende private
diventano immediatamente pubbliche, e nella quale ogni cittadino si sente
escluso dalla amministrazione dello Stato. Dall’altra parte: questo tipo di
società - nella quale sembra troneggiare una libertà senza precedenti - in
realtà incoraggia e prescrive la vulnerabilità, la sostituibilità,
l’omologazione, il conformismo e la precarietà di ognuno. Dice Bauman a questo
proposito: «quello che viene fatto o può essere fatto nei palazzi del governo
incide sempre meno sulle questioni con cui gli individui sono alle prese nella
loro vita quotidiana». Questioni, queste, che «la soggettività monadica degli
individui» trova riflesse nello spettacolo, nella sfera pubblica, nella
televisione. Tutto ciò, nell’ambito della società, conduce a sciogliere i
vincoli del comunitario, a realizzare un atmosfera di debolezza e inettitudine
collettiva, a rafforzare le tendenze nichilistiche e ciniche degli uomini e
delle donne a noi contemporanei. Una triplice caratterizzazione allora: il
potere privo di vincoli e di legami, sempre più smaterializzato e irreale (che
riflette la scomparsa della sfera pubblica), la politica inerme e incapace a far
fronte ai nuovi problemi del consorzio umano perché inevitabilmente connessa a
vecchie logiche e funzioni e la società dell’incertezza, senza difese, priva
sempre più di fiducia nelle finalità e nel destino generali. Se questa è la
diagnosi, qual è la cura proposta da Bauman? «La politica deve mettersi alla
pari con il potere che ha conquistato la libertà di percorrere lo spazio
politicamente incontrollato, e a questo fine deve creare gli strumenti che le
permettano di raggiungere gli spazi nei quali tali poteri "fluiscono"… quello
che serve è un’istituzione repubblicana internazionale che operi allo stesso
livello dei poteri transnazionali. Oppure, come ha recentemente affermato Alain
Gresch… quello che serve è un "nuovo internazionalismo"». La soluzione è perciò
quella che prescrive una elevazione, un sollevamento, un innalzamento della
sfera politica a quella (raggiunta oggi) dal potere effettivo. Bauman confeziona
a tale scopo un saggio ricco di tante finestre sulla realtà attuale che aprono
spiragli per una esatta comprensione del mondo che ci circonda. Proprio questa è
l’importanza più peculiare di questo libro: essere uno strumento utile a capire
alcune dinamiche che ci stanno di fronte. Del pari, la forza di talune
argomentazioni non è forse dimostrata, come si dovrebbe, dall’autore in sede di
disamina critica. E altre illuminanti intuizioni vengono lasciate solo allo
stadio di folgorazione ma non vengono inseguite in tutte le loro conseguenze
necessarie.
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Società
Il sesso sbagliato: della
crisi economica, del pane e delle rose
KATIA
COLICA
Da
noi, le figlie non sono le benvenute. Io, diciannovesima di ventitré fratelli,
fui abbandonata da mia madre sotto il sole cocente dell’Afghanistan affinché
morissi. Malgrado le numerose bruciature sono sopravvissuta, diventando la sua
figlia preferita. Questa è stata la mia prima vittoria". A parlare è Fawzia
Koofi, parlamentare afgana. Ma è un Paese lontano, non ci fa paura più di tanto:
in Italia, potremmo dire, se nasci femmina al massimo devi lottare il doppio.
Una fortuna: in alcuni Stati se sei femmina non puoi nemmeno nascere. Una legge
del 1979, in Cina, la One Child Policy, ha stabilito che, per combattere la
sovrappopolazione (concausa della crisi economica), non è consentito di avere
più di un figlio. |
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Esteri
Est Europa - Anticrisi al femminile
TANIA KOSTYUK
Le
donne sono una risorsa per lo sviluppo economico – uno studio della Bocconi
rileva che con 100 mila donne occupate in più il PIL cresce dello 0.28%. Nel
periodo di grave crisi che il mondo sta affrontando, il contributo femminile
per favorire la crescita economico-sociale è decisivo. Non a caso, da
qualche anno, assistiamo ad una crescita delle presenze femminili nella
politica e nell’economia. Dal Nord Europa ai paesi arabi si registra un
notevole aumento di parlamentari donne, dal 11,7% del 1997 al 19,3% del
2011, come testimonia il Fondo delle Nazioni Unite per le Donne. Otto paesi
dell’Europa dell’Est hanno recentemente avuto una donna premier. Allo stesso
tempo, le donne superano la crisi economica e sociale meglio degli uomini,
dicono gli scienziati dell’Università di Cambridge, |
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Esteri
"Quest’anno siamo
incazzate più dell’anno scorso!"
Sulla XIII Grande Manifa delle donne polacche
Izabela Anna Szantyka
Questo era uno degli slogan presenti sugli striscioni delle partecipanti
alla XIII manifestazione di protesta femminile, comunemente detta Manifa,
oltre a "La veste fa miracoli", "A che cazzo ci serve questo stadio?!", "ChieSSa"
scritto in modo da far ricordare la SS nazista, "Me ne frego, non
partorisco" che nella versione linguistica originale e nelle mani di un
uomo, giornalista ed ex attivista dell’opposizione anticomunista, acquisiva
il senso, ben disarmante, |
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Esteri
Italia e Israele -
Cultura Animi… ovvero cultura dello Spirito
Francesca Bianco
I tagli operati dalla Finanziaria hanno notevolmente inciso sulle
Associazioni culturali che, come da tradizione, hanno dovuto ancora una
volta rifondarsi sul volontariato e sulla generosità di quanti si impegnano
nella trasmissione del sapere. L’apertura umanistica non è risolutiva in
tempi di forte crisi economica, ma può essere salvifica perché animata da
spirito creativo, in tutte le sue sfumature. La trasmissione dei saperi e
delle conoscenze stratificate nel tempo, ha reso la tradizione umanistica
foriera di movimenti intellettuali trasversali, baluardi pregnanti sine die.
Sapere. L’etimologia di questo verbo è da ricondursi al latino sapĕre, il
cui primo significato è quello di aver sapore, gustare, per poi acquisire
ulteriore accezione di avere intelligenza, aver giudizio, essere saggio,
fino ad arrivare al suo ultimo gradiente linguistico, cioè, quello di
conoscere, capire e, dunque, sapere. Il culto della scienza e della
tecnologia domina la cultura occidentale, ormai votata ad una cieca fiducia
in tutto quanto appaia sorprendentemente innovativo. |
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Società
Donne tra forza e
bellezza
Tiziana Fortunato
"La crisi è la più grande benedizione per le persone e
le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce
dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che
sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi
supera se stesso senza essere "superato" (A. Einstein 1930). Difficile di
questi tempi accettare il pensiero del caro Albert, soprattutto quando studi
analitici informano che il nostro Paese è tornato ai consumi di trent’anni
fa. Complesso meccanismo quello della crisi, ancor di più se si considera
che ci ha visto protagonisti manipolati e strumentalizzati sin nei più
elementari bisogni da chi ha tenuto e tiene le fila dell’economia mondiale.
Ma, come in un crescendo scrupolosamente organizzato, vi è un primo,
primissimo passaggio del quale le donne ne sono parte attiva: la gestione. |
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Società
Solidarietà e
innovazione
Anna Maria Reggio
Le aziende investiranno ancora nella responsabilità
sociale d’impresa durante la recessione? Con questo interrogativo, già nel
gennaio del 2009, l’Istituto di ricerche di mercato GfK Eurisko avvia una
riflessione con manager e professionisti di aziende sulla tenuta di modelli
d’impresa ispirati alla CSR (Corporate Social Responsability) in un periodo
di prevedibile contrazione del mercato e di drastica riduzione dei costi
derivanti dalla crisi economica mondiale. |
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Recensione
The Beatles, Hey! hey!
hey!
Testi commentati 1967-1970, di Massimo Padalino (Ed. Arcana)
Eleonora Rombolà
Non è necessario percorrere lunghi tragitti o arrivare
ai confini della terra, imbarcandosi in tour no-limits, per compiere
esperienze capaci di segnare, trasformare, preservando un passato che
s’ingrossa senza posa col presente che raccoglie lungo la strada: occorre
solo immergersi in "The Beatles", moderna epopea, viaggio esistenziale
improntato ad una narrazione dinamica ed aperta in cui romance e novel
mysteriosamente si incontrano. Padalino-Paladino intrepido ci inserisce in
medias res, nel vivo della leggenda dei Fab Four, in un procedere a tappe,
attraverso flashback e prolessi, in cui ogni azione pare in sé conclusa ma
poi le vicende presentate ne includono altre che, solo in apparenza, si
interrompono tra loro per convergere verso inediti risvolti dalla forte
capacità evocativa: un allucinante, alla Asimov, rito di iniziazione. |
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Recensione
Società - Libera e
don Ciotti a Genova: quei nomi sono cosa nostra
Paola Bottero
Cielo grigio, a Genova. Ma non importa: il sole è
dentro ciascuno di noi. Lo ha detto qualcuno dal palco, dopo la marcia che
ha spostato un corteo di oltre centomila persone da piazza Vittoria a piazza
Caricamento, nel porto antico. Non importa chi: potrei essere io, potresti
essere tu.Quello che ti rimane dentro, dopo una due giorni intensa come la
XVII Giornata della memoria organizzata da Libera, non è solo sole. È questa
convinzione che non ci sono io o tu, nella memoria e nelle condivisioni. Ci
sono solo noi. È tua la voce delle decine di persone che hanno fatto la fila
dietro il palco per salire a leggere una piccola porzione di lacrime, una
manciata dei quasi mille nomi che sono stati urlati nel cielo di Genova. È
tuo il nome di ciascuna delle vittime delle mafie. È tuo il nome anche di
quelle vittime che oggi non sono state ricordate. Che non sono state
nominate. «Quei nomi sono nostri. Quei nomi sono cosa nostra».
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Recensione
Dove è la casa?
L'amore per la propria terra si porta nel cuore
Elisa Cutullè
Caterina Serratore è una giovane calabrese, classe '91
del Lametino. Attualmente studentessa di biologia presso l'Università della
Calabria, ha sfruttato il suo amore per la scrittura, pubblicando il suo
primo romanzo Non ho bisogno di sognare presso Albatros. Un racconto che
parla di amore, spensieratezza e giovinezza. Per alcuni tratti sembra di
leggere "Sposerò" Simon Le Bon, adorato dalle adolescenti degli anni 80/90:
è un diario-non diario di una ragazza, Samantha, che non è mai veramente
riuscita a legare con i propri compagni di classe calabrese.
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Arte
L'arte di Taciana
Coimbra
Performance di Taciana Coimbra, visual artist: Cave Cavia.
Elisa Cutullè
Performance di Taciana Coimbra, visual artist: Cave
Cavia.
"L’arte dipende dal materiale culturale che le è stato trasmesso e che
condivide con la società esistente: per quanto essa stravolga il significato
corrente delle parole e delle immagini, la trasfigurazione è sempre quella
del materiale dato." (Herbert Marcuse, La dimensione estetica). Secondo
questa definizione, analizzare l’espressione artistica di Taciana Coimbra ci
interroga addirittura sul corpo stesso come "materiale culturale". La scelta
dell’artista brasiliana, naturalizzata italiana, è quella di usare la tela
in cotone grezzo su cui rappresentare il corpo, che nelle ultime opere è il
proprio corpo portatore della vita di una gravidanza reale e nello stesso
tempo simbolica. |
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