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Esteri
Atene - Le donne e la
tragedia crisi in Grecia
MARIANGELA IELO NATSIS
Vivo in Grecia da 24 anni. Visti i tempi che
corrono avrei potuto scrivere che ci vivevo felicemente ma non sarebbe vero,
perchè io amo profondamente questo Paese. Naturalmente è anche una questione
personale: gli studi classici, la laurea in filosofia con tesi su Ippocrate, il
dottorato e gli studi post dottorato su Aristotele. Un posto di docente
all’Università di Atene a lungo rincorso ed infine ottenuto, una collaborazione
permanente con un Museo prestigioso. Ed un ragazzo greco, conosciuto 23 anni fa
all’Università di Atene con il quale, sulla scia di un colpo di fulmine, mi sono
sposata quasi subito e che ancora oggi mi fa ridere abbastanza ed a volte mi
regala momenti di leggerezza. Carriera, tanto lavoro, vita di coppia, amici e
qualche viaggio: una vita come tanti altri, senza strafare, da impiegati
pubblici impegnati come educatori, spesso presenti anche all’interno del mondo
culturale. I greci gentili ed ospitali, molto somiglianti ai nostri conterranei.
Di sera
le donne uscivano e tornavano anche tardi a casa da sole, poca criminalità per
le strade di Atene. Un mondo quasi idilliaco e non lo sapevamo, eravamo un
popolo abbastanza felice e non sapevamo appieno quanto. Nel giro di qualche anno
le cose sono cambiate. Non mi occupo affatto di economia, sono un filogo e
quindi non posso fare un’analisi confortata da percentuali numeriche sui
licenziamenti femminili o sulle donne poste ai margini estremi nella loro
attività lavorativa a causa della crisi che impietosa, incute sulla mia patria
di adozione nè di come esse si sentano con sulle spalle quest’evento. Posso solo
descrivere ciò che i miei occhi vedono, quello che in parte io stessa vivo
quotidianamente. Innanzitutto è diventato più difficile muoversi di sera: si
evitano certi quartieri, io per esempio ci vivevo bene in uno di questi "Agios
Pantelimonas", che in pochi anni è diventato un ghetto per extracomunitari
rimasti intrappolati e che sprovvisti di permessi, vagano ed alimentano una
microcriminalità che inquina quello che prima era un quartiere "aperto" dove
tutti si conoscevano, dove vigeva il sentimento di aiutare la vicina con la
quale ti davi spesso del tu (perchè un buon vicino è meglio di un parente), con
cui ti ritrovavi al mercato il sabato ed i pomeriggi estivi a bere caffè freddo
o una spremuta. Adesso non ci conosciamo più: nessuno apre la porta agli altri,
ci si saluta educatamente e poi si corre a casa a sprangare la porta corazzata.
Le donne greche sono in genere ottime lavoratrici e buone madri di famiglia:
peccato che con la crisi ci siamo rese conto che in fondo erano gli uomini ad
essere considerati i "veri" lavoratori. E se Atene è una grande città dove le
donne sono fortemente presenti nel settore pubblico, la provincia rappresenta un
tasto dolente dove il lavoro femminile viene spesso impiegato nel settore
privato, quasi sempre pagato di meno e con contratti flessibili (in quasi tutta
l’UE la donna subisce un trattamento peggiore rispetto all’uomo). Il governo di
Georgios Papandreu quando ha introdotto i primi grossi tagli nel settore
pubblico si è dichiarato costretto ad attuare l’applicazione dei licenziamenti
forzati (dovranno essere di 15.000 lavoratori pubblici nel 2012 ed arrivare a
150.000 nel 2015) ed ha sostenuto che se i coniugi sono ambedue impiegati
statali a rischio di licenziamento, che almeno uno dei due sarebbe rimasto al
lavoro. Facile immaginare che nella maggioranza dei casi questo sarà
probabilmente un uomo, che è meglio pagato e con una maggior carriera rispetto
alla moglie. Ed i successivi tagli nel settore privato hanno colpito
ulteriormente le donne. Cosa dire poi nel far quadrare i conti del bilancio
familiare? In un’economia poco produttiva e con le tasse alle stelle, tocca alla
donna sobbarcarsi anche questa preoccupazione e fare la spesa diventa un’incubo.
E’ sempre più difficile fare famiglia, avere figli (gli incentivi dati dallo
stato per le famiglie numerose vanno scomparendo). Il fatto di diventare madre
peggiora la situazione lavorativa: gravidanza, parto, malattie infantili, sono
ormai tutti fattori penalizzanti quando invece per un datore di lavoro, una
volta, questi erano diritti intoccabili soprattutto in un Paese non troppo ricco
di abitanti. E per le donne (poche) che occupano posti di responsabilità? Le
cose sono in effetti un po’diverse e somigliano a quelle che si riscontrano in
Italia: nonostante l’UE promuova la parità dei sessi, anche qui, sono le donne
ad essere colpite per prime, soprattutto le più giovani. Le donne laureate (spesso
con un Master o un Dottorato) rimaste disoccupate sono tante anche se, come
dicono gli specialisti, le ditte e le fabbriche che hanno donne nel consiglio di
amministrazione sono quelle che resistono meglio nel tempo soprattutto nei
periodi difficili come una crisi economica. Il divario tra uomini e donne "è una
realtà e la crisi –sostiene l’Europarlamentare Antigoni Papadopoulou,
Coordinatore della Commissione in Europa per l’Economia- ritarda ulteriormente
ed influenza negativamente le possibilità per poter colmare il divario
lavorativo tra uomo e donna" (Giornata di Studio "Crisi economica internazionale
e strategie/politiche per la parità dei sessi). I giovani che prima si
emancipavano andando a vivere da soli, adesso vivono con i genitori: i miei ex
studenti spesso mi raccontano di aver lasciato l’appartemento in cui vivevano e
che per motivi economici sono ritornati dai genitori, dove almeno vitto ed
alloggio sono assicurati e possono tirare con uno stipendio ridotto o con quello
che prendono ogni 5-6 mesi, quando il loro datore di lavoro raccoglie il denaro
per poterli pagare, ma meglio così che essere disoccupati del tutto, dicono. Ci
vorrà tempo dicono i governati greci e della UE perchè questa crisi passi: sarà
un periodo lungo e duro per tutti, soprattutto per l’Ellade. Per fortuna i greci
hanno mantenuto quello spirito di comunità che li ha sempre contraddistinti tra
le altre genti fin dall’antichità quando divenivano un popolo unito per
scongiurare le invasioni dei persiani e di altri temibili popolazioni barbariche.
Te ne accorgi quando ci vivi e assimili parte del loro carattere anche se non
sei greco di nascita: una grande forza unita a dignità, gentilezza e signorilità.
(*) Docente di Lettere all’Accademia di Atene
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Società
Il sesso sbagliato: della
crisi economica, del pane e delle rose
KATIA
COLICA
Da
noi, le figlie non sono le benvenute. Io, diciannovesima di ventitré fratelli,
fui abbandonata da mia madre sotto il sole cocente dell’Afghanistan affinché
morissi. Malgrado le numerose bruciature sono sopravvissuta, diventando la sua
figlia preferita. Questa è stata la mia prima vittoria". A parlare è Fawzia
Koofi, parlamentare afgana. Ma è un Paese lontano, non ci fa paura più di tanto:
in Italia, potremmo dire, se nasci femmina al massimo devi lottare il doppio.
Una fortuna: in alcuni Stati se sei femmina non puoi nemmeno nascere. Una legge
del 1979, in Cina, la One Child Policy, ha stabilito che, per combattere la
sovrappopolazione (concausa della crisi economica), non è consentito di avere
più di un figlio. |
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Esteri
Est Europa - Anticrisi al femminile
TANIA KOSTYUK
Le
donne sono una risorsa per lo sviluppo economico – uno studio della Bocconi
rileva che con 100 mila donne occupate in più il PIL cresce dello 0.28%. Nel
periodo di grave crisi che il mondo sta affrontando, il contributo femminile
per favorire la crescita economico-sociale è decisivo. Non a caso, da
qualche anno, assistiamo ad una crescita delle presenze femminili nella
politica e nell’economia. Dal Nord Europa ai paesi arabi si registra un
notevole aumento di parlamentari donne, dal 11,7% del 1997 al 19,3% del
2011, come testimonia il Fondo delle Nazioni Unite per le Donne. Otto paesi
dell’Europa dell’Est hanno recentemente avuto una donna premier. Allo stesso
tempo, le donne superano la crisi economica e sociale meglio degli uomini,
dicono gli scienziati dell’Università di Cambridge, |
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Esteri
"Quest’anno siamo
incazzate più dell’anno scorso!"
Sulla XIII Grande Manifa delle donne polacche
Izabela Anna Szantyka
Questo era uno degli slogan presenti sugli striscioni delle partecipanti
alla XIII manifestazione di protesta femminile, comunemente detta Manifa,
oltre a "La veste fa miracoli", "A che cazzo ci serve questo stadio?!", "ChieSSa"
scritto in modo da far ricordare la SS nazista, "Me ne frego, non
partorisco" che nella versione linguistica originale e nelle mani di un
uomo, giornalista ed ex attivista dell’opposizione anticomunista, acquisiva
il senso, ben disarmante, |
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Esteri
Italia e Israele -
Cultura Animi… ovvero cultura dello Spirito
Francesca Bianco
I tagli operati dalla Finanziaria hanno notevolmente inciso sulle
Associazioni culturali che, come da tradizione, hanno dovuto ancora una
volta rifondarsi sul volontariato e sulla generosità di quanti si impegnano
nella trasmissione del sapere. L’apertura umanistica non è risolutiva in
tempi di forte crisi economica, ma può essere salvifica perché animata da
spirito creativo, in tutte le sue sfumature. La trasmissione dei saperi e
delle conoscenze stratificate nel tempo, ha reso la tradizione umanistica
foriera di movimenti intellettuali trasversali, baluardi pregnanti sine die.
Sapere. L’etimologia di questo verbo è da ricondursi al latino sapĕre, il
cui primo significato è quello di aver sapore, gustare, per poi acquisire
ulteriore accezione di avere intelligenza, aver giudizio, essere saggio,
fino ad arrivare al suo ultimo gradiente linguistico, cioè, quello di
conoscere, capire e, dunque, sapere. Il culto della scienza e della
tecnologia domina la cultura occidentale, ormai votata ad una cieca fiducia
in tutto quanto appaia sorprendentemente innovativo. |
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Società
Donne tra forza e
bellezza
Tiziana Fortunato
"La crisi è la più grande benedizione per le persone e
le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce
dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che
sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi
supera se stesso senza essere "superato" (A. Einstein 1930). Difficile di
questi tempi accettare il pensiero del caro Albert, soprattutto quando studi
analitici informano che il nostro Paese è tornato ai consumi di trent’anni
fa. Complesso meccanismo quello della crisi, ancor di più se si considera
che ci ha visto protagonisti manipolati e strumentalizzati sin nei più
elementari bisogni da chi ha tenuto e tiene le fila dell’economia mondiale.
Ma, come in un crescendo scrupolosamente organizzato, vi è un primo,
primissimo passaggio del quale le donne ne sono parte attiva: la gestione. |
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Società
Solidarietà e
innovazione
Anna Maria Reggio
Le aziende investiranno ancora nella responsabilità
sociale d’impresa durante la recessione? Con questo interrogativo, già nel
gennaio del 2009, l’Istituto di ricerche di mercato GfK Eurisko avvia una
riflessione con manager e professionisti di aziende sulla tenuta di modelli
d’impresa ispirati alla CSR (Corporate Social Responsability) in un periodo
di prevedibile contrazione del mercato e di drastica riduzione dei costi
derivanti dalla crisi economica mondiale. |
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Recensione
The Beatles, Hey! hey!
hey!
Testi commentati 1967-1970, di Massimo Padalino (Ed. Arcana)
Eleonora Rombolà
Non è necessario percorrere lunghi tragitti o arrivare
ai confini della terra, imbarcandosi in tour no-limits, per compiere
esperienze capaci di segnare, trasformare, preservando un passato che
s’ingrossa senza posa col presente che raccoglie lungo la strada: occorre
solo immergersi in "The Beatles", moderna epopea, viaggio esistenziale
improntato ad una narrazione dinamica ed aperta in cui romance e novel
mysteriosamente si incontrano. Padalino-Paladino intrepido ci inserisce in
medias res, nel vivo della leggenda dei Fab Four, in un procedere a tappe,
attraverso flashback e prolessi, in cui ogni azione pare in sé conclusa ma
poi le vicende presentate ne includono altre che, solo in apparenza, si
interrompono tra loro per convergere verso inediti risvolti dalla forte
capacità evocativa: un allucinante, alla Asimov, rito di iniziazione. |
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Recensione
Società - Libera e
don Ciotti a Genova: quei nomi sono cosa nostra
Paola Bottero
Cielo grigio, a Genova. Ma non importa: il sole è
dentro ciascuno di noi. Lo ha detto qualcuno dal palco, dopo la marcia che
ha spostato un corteo di oltre centomila persone da piazza Vittoria a piazza
Caricamento, nel porto antico. Non importa chi: potrei essere io, potresti
essere tu.Quello che ti rimane dentro, dopo una due giorni intensa come la
XVII Giornata della memoria organizzata da Libera, non è solo sole. È questa
convinzione che non ci sono io o tu, nella memoria e nelle condivisioni. Ci
sono solo noi. È tua la voce delle decine di persone che hanno fatto la fila
dietro il palco per salire a leggere una piccola porzione di lacrime, una
manciata dei quasi mille nomi che sono stati urlati nel cielo di Genova. È
tuo il nome di ciascuna delle vittime delle mafie. È tuo il nome anche di
quelle vittime che oggi non sono state ricordate. Che non sono state
nominate. «Quei nomi sono nostri. Quei nomi sono cosa nostra».
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Recensione
Dove è la casa?
L'amore per la propria terra si porta nel cuore
Elisa Cutullè
Caterina Serratore è una giovane calabrese, classe '91
del Lametino. Attualmente studentessa di biologia presso l'Università della
Calabria, ha sfruttato il suo amore per la scrittura, pubblicando il suo
primo romanzo Non ho bisogno di sognare presso Albatros. Un racconto che
parla di amore, spensieratezza e giovinezza. Per alcuni tratti sembra di
leggere "Sposerò" Simon Le Bon, adorato dalle adolescenti degli anni 80/90:
è un diario-non diario di una ragazza, Samantha, che non è mai veramente
riuscita a legare con i propri compagni di classe calabrese.
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Arte
L'arte di Taciana
Coimbra
Performance di Taciana Coimbra, visual artist: Cave Cavia.
Elisa Cutullè
Performance di Taciana Coimbra, visual artist: Cave
Cavia.
"L’arte dipende dal materiale culturale che le è stato trasmesso e che
condivide con la società esistente: per quanto essa stravolga il significato
corrente delle parole e delle immagini, la trasfigurazione è sempre quella
del materiale dato." (Herbert Marcuse, La dimensione estetica). Secondo
questa definizione, analizzare l’espressione artistica di Taciana Coimbra ci
interroga addirittura sul corpo stesso come "materiale culturale". La scelta
dell’artista brasiliana, naturalizzata italiana, è quella di usare la tela
in cotone grezzo su cui rappresentare il corpo, che nelle ultime opere è il
proprio corpo portatore della vita di una gravidanza reale e nello stesso
tempo simbolica. |
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