Esteri
Est Europa - Anticrisi al femminile
TANIA KOSTYUK
Le donne sono una risorsa per lo sviluppo
economico – uno studio della Bocconi rileva che con 100 mila donne occupate in
più il PIL cresce dello 0.28%. Nel periodo di grave crisi che il mondo sta
affrontando, il contributo femminile per favorire la crescita economico-sociale
è decisivo. Non a caso, da qualche anno, assistiamo ad una crescita delle
presenze femminili nella politica e nell’economia. Dal Nord Europa ai paesi
arabi si registra un notevole aumento di parlamentari donne, dal 11,7% del 1997
al 19,3% del 2011, come testimonia il Fondo delle Nazioni Unite per le Donne.
Otto paesi dell’Europa dell’Est hanno recentemente avuto una donna premier. Allo
stesso tempo, le donne superano la crisi economica e sociale meglio degli uomini,
dicono gli scienziati dell’Università di Cambridge, perchè gli uomini
percepiscono la perdita di lavoro come una sconfitta. Intanto, i sociologi di
oggi si chiedono se gli uomini stessi davanti alla crisi cedono il potere alle
donne o se è il mondo femminile
a
manifestarsi più attivo sfruttando la debolezza dell’uomo in questi momenti,
come possibilità di sviluppo personale. Magda Mazur, Varshava: "Sono un
editore, perciò vorrei parlare della crisi dei media, causata non solo dalla
crisi economica ma anche dai cambiamenti nel mercato dei media. Il secondo
influenza di più il mio lavoro. L’Ipad, l’Iphone hanno cambiano radicalmente il
mercato dei media. La stampa ormai è il passato, ciò significa che anche il mio
mondo professionale cambia. Per questo la mia carriera ne subisce di più che per
la crisi economica. Dovrò essere più flessibile nel mio lavoro, e ritengo questo
un criterio universale anche per la situazione economica di oggi".
Mentre il mondo del lavoro fa fatica ad offrire opportunità
adeguate, anche le donne italiane dimostrano una maggiore voglia di affermazione
e di indipendenza economica. L’indagine semestrale di Unioncamere in Italia
registra oltre 1,4 milioni d’imprese femminili in Italia, e sono nella crescita
due volte in più della media nazionale di imprese guidate dagli uomini.
Patrizia Braga, Roma: "Otto donne con background e competenze diversi che un
pò per necessità – continui contratti incerti e a scadenza annuale – ma
soprattutto per voglia, hanno sentito l'esigenza di iniziare un percorso
autonomo ideato e gestito in un’ottica di confronto e crescita umana e
professionale. Così quasi due anni fa, tra non pochi dubbi e difficoltà, prende
piede l’idea di creare "Melting Pro. Laboratorio per la cultura" per consolidare
un’esperienza pluriennale di collaborazione nel settore del management culturale.
Alla base ci sono comuni valori, un ottimismo che non prescinde dalla realtà,
fiducia nelle proprie capacità e la convinzione che in questo momento la
possibilità di cambiare le cose dipenda da ognuno di noi. La situazione
economica del paese non ci ha scoraggiato troppo, forse per la consapevolezza
che la ricerca fondi è ancor di più in queste condizioni un’attività richiesta e
che i progetti europei rispondono finalmente a logiche meritocratiche. Certo,
non ci sono orari né certezze ma solo la necessità di reinventarsi con coraggio
per sfidare la crisi".
Intanto più del 36% delle donne dei paesi dell’Europa
dell’Est sono pronte a lavorare di più per superare le difficoltà economiche.
L’Istituto di analisi sociali in Russia «Bashkirova & partners» afferma che le
donne hanno potuto adattarsi meglio ai cambiamenti della vita provocati dalla
crisi grazie alla loro flessibilità psicologica. La storica francese Hélène
Yvert-Jalu, autrice del libro "Donne e famiglia nella Russia di ieri e oggi"
scrive di nuovi movimenti femminili "anti-Barbie" delle giovani donne-leader
intellettuali, sociologhe, giornaliste, attrici, con proposte radicali per i
cambiamenti della posizione femminile: "Questi movimenti dimostrano che le donne
non accettano più di svolgere l’unico ruolo di protettrice del focolare
domestico".
Natasha Jeanvie, Kiev – Parigi: "Prima della crisi ho
avuto una carriera con molte prospettive. Lavoravo come direttore delle
pubbliche relazioni, viaggiavo molto, partecipavo a progetti interessanti. Ma
ben presto tutto è cambiato. Inizialmente non sapevo neanche cosa fare, e avevo
molta paura di ricominciare tutto da capo. Pensavo di emigrare dall’Ucraina e di
cercare fortuna in altri paesi. E qui mi sono resa conto che è magari arrivato
il tempo di realizzare il mio sogno e di diventare fotografa. Prima è stato duro,
studiavo tanto e con gli ultimi risparmi compravo gli strumenti necessari. Il
più difficile è stato conquistare i clienti. Ma già dopo un anno ho potuto
aprire il mio studio a Kiev, e oggi lavoro anche come fotografa a Parigi. In
qualche maniera, proprio la crisi mi ha spinto a cambiare e a cominciare a fare
quello che mi piace di più".