Società

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Esteri

"Quest’anno siamo incazzate più dell’anno scorso!"

Sulla XIII Grande Manifa delle donne polacche
Izabela Anna Szantyka

 

Questo era uno degli slogan presenti sugli striscioni delle partecipanti alla XIII manifestazione di protesta femminile, comunemente detta Manifa, oltre a "La veste fa miracoli", "A che cazzo ci serve questo stadio?!", "ChieSSa" scritto in modo da far ricordare la SS nazista, "Me ne frego, non partorisco" che nella versione linguistica originale e nelle mani di un uomo, giornalista ed ex attivista dell’opposizione anticomunista, acquisiva il senso, ben disarmante, di "Scopo, non partorisco", e "Tagliamo il cordone ombelicale", essendo quest’ultimo lo slogan principale e il leitmotiv dell’evento. Il cordone ombelicale in questione è, come spiegato e dimostrato alla conferenza precedente la protesta dalle organizzatrici stesse (attiviste di diverse organizzazioni non governative), travestite da preti e vescovi, il legame troppo stretto tra lo Stato e la Chiesa, fenomeno assurdo in uno Stato, conformemente alla sua Costituzione, laico e che si traduce, in modo ampio e troppo ovvio per passare inosservato, nella politica e legislatura relative per lo più alla salute, al settore sociale e finanziario, lavoro e all’istruzione. L’11 marzo 2012 a mezzogiorno migliaia di protestanti (è un discreto risultato, poiché la Polonia non è un paese dove protestano milioni di persone) di entrambi i sessi sono usciti sulle strade, non solamente su quelle della capitale, ma anche di altre città polacche, scendendo dal Nord (Gdynia, Olsztyn, Szczecin), passando per il Centro (Toruń, Białystok, Łódź), raggiungendo finalmente il Sud (Wrocław e Kraków). Manifa ha una tradizione di 13 anni ed iniziò il suo giro annuale, che cade nei primi di marzo, da un gruppetto di femministe che ne avevano sopra i capelli della discriminazione e del disprezzo dei diritti delle donne, manifestati da ogni équipe che saliva al potere in seguito alle elezioni democratiche. Le attiviste di Porozumienie Kobiet 8 Marca (Intesa delle Donne dell’8 Marzo), ONG fondato in seguito all’intrusione effettuata dalla polizia in uno degli studi ginecologici di Lubliniec (Sud) e alla costrizione, sempre da parte dei poliziotti, della paziente a sottoporsi all’apposito esame allo scopo di scoprire se avesse abortito, decisero di impadronirsi dell’8 marzo e renderlo una vera e propria Festa delle Donne, desiderando così lottare per lo spazio pubblico e dire, ad alta voce, che le donne vogliono la parità circa l’accesso al potere e gli stipendi, nonché il diritto di decidere del proprio corpo, e non un fiore né un bacio sulla mano che non hanno che valore simbolico. I diritti riproduttivi, violentati permanentemente da quando si è passati dallo Stato comunista a quello democratico, tornano come boomerang tra le rivendicazioni delle e dei partecipanti alle Manife, tuttavia non ci si limita solo a questo aspetto del funzionamento della donna nella società: la protesta dell’anno scorso si è svolta sotto lo slogan "Abbasso lo sfruttamento! Disdiciamo il servizio!" e quella del 2010 si è proposta come tema lo slogan "Solidali nella lotta! Solidali nella crisi!", essendo ambedue centrate su rivendicazioni di natura economica. Queste sono altresì apparse alla prima Manifa, svoltasi sotto il tema "La democrazia senza donne è una semi-democrazia", durante la quale si è sottolineato il fatto che il 60% dei disoccupati sono le donne e che quelle che lavorano guadagnano i due terzi di quanto prendono i loro colleghi maschi (l’attuale indice massimo della differenza si aggira al 40%, quello minimo – al 20%), pur essendo non di rado meglio istruite e in possesso di maggiori capacità, vengono licenziate prime e trovano più difficoltà a trovare lavoro. Da poco, come considerano alcuni pubblicisti favorevoli all’iniziativa, la marcia è diventata un evento pubblico, perché avanza le richieste con cui si identifica una parte, sempre maggiore, della società, incoraggiata nella loro espressione dalla vittoria inattesa nelle ultime elezioni parlamentari dell’anticlericale Ruch Palikota (Movimento di Palikot), e molto mediatico, grazie soprattutto all’atmosfera marcata dall’umorismo, dal libertinismo e dalla libertà di costume che è come "un filo di aria fresca nella patria puzzolente di serietà" (Piotr Pacewicz, "Gazeta Wyborcza"). Che cosa hanno postulato le "manifiste" ed i "manifisti" Anno Domini 2012? Sopratutto la separazione dello Stato dalla Chiesa, che si tradurrebbe prima di tutto nella liberalizzazione della legge antiabortiva del 1993 (detta anche "il falso compromesso" o "il compromesso deciso alle spalle dei cittadini"), che nella forma attuale prevede solamente tre casi in cui l’aborto è legale (la vita e la salute della donna, la gravidanza come risultato di un’azione passabile di pena, difetti irreversibili e letali nel feto), ma che in pratica non garantiscono l’accesso alla procedura legale e sicura: non per caso lo Stato polacco ha ormai perso a questo titolo due cause davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, le altre tre cause sono in corso. Il suo secondo effetto sarebbero la reintroduzione nelle scuole dell’educazione sessuale, il libero accesso agli esami prenatali, alla contracezione (aspetto molto importante alla luce del progetto di legge in preparazione sull’obiezione di coscienza alla quale potrebbero fare ricorso anche i farmacisti) e alla fecondazione assistita in vitro, finanziate queste ultime dallo Stato. Un altro slogan della protesta di quest’anno è "Risparmiare, lo dovrebbero fare tutti!" e fa riferimento ai fondi giganteschi stanziati dallo Stato agli stipendi per il clero e gli insegnanti di religione nelle scuole pubbliche (pressoché 2 miliardi di zl annui), alla sovrattassa regalata al Fondo della Chiesa (circa 100 milioni di zl annui, di cui l’86% viene destinato all’assicurazione dei preti e il 7% a fini benefici e sociali), non dimenticando tuttavia che le tasse pagate dal clero sono minime, ai risarcimenti pagati alla Commissione del Patrimonio Ecclesiastico (143 milioni di zl e 66,5 mila ettari di terreno le cui sovrattasse raggiungono milioni di zl all’anno) e all’organizzazione degli EURO 2012 (2 miliardi di zl per la sola costruzione dello Stadio Nazionale). Paragonate a queste cifre, le somme spese per l’attuazione della "politica profamiliare", slogan di spicco di ogni governo di destra, realizzabile, tra l’altro, tramite la costruzione di nuovi asili ed asili nidi, che mancano disperatamente, e la lotta contro la violenza in famiglia, non sembrano che i proverbiali quattro soldi (la più piccola, tra gli Stati europei, percentuale del PNL destinata a tale scopo – al di sotto dell’1%). Le femministe non hanno dimenticato di far presente e mettere in evidenza diversi pericoli in cui incomberanno le donne in occasione dello svolgimento degli EURO 2012, quali il traffico organizzato di donne, le violenze sessuali e la costrizione alla prostituzione. Sembra che negli ultimi 23 anni lo Stato abbia sottoposto la pazienza delle polacche ad una dura prova. Il prossimo anno saranno ancor più indignate di quanto lo sono state quest’anno?

 

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Crisi - Ce lo chiede l’Europa!

L’Europa governata dalla Destra e dai Banchieri

PINO ROTTA


 

Il mantra del risanamento economico da qualche mese a questa parte è proprio questo: "Ce lo chiede l’Europa!". L’Europa ci chiede di lavorare fino a 70 anni, di ridurre il potere d’acquisto dei salari, di ridurre al minimo i diritti dei lavoratori e di pagare più tasse per salvare le Banche che, si dice, dovranno salvare l’economia. Questa ricetta di austerity ha portato in Italia al cosiddetto Governo Tecnico del Prof. Mario Monti.
 


Società

Calcio d’angolo: virtualità e globalizzazione

SALVATORE ROMEO

Il modello liberalcapitalistico accordava ai singoli una discreta quota di libertà, concedendogli al contempo anche quell’autonomia di pensiero e di comportamento che ritrovava nella sola responsabilità personale la principale ragione d’essere: chi era capace e intraprendente poteva permettersi di aspirare a qualsiasi cosa ed elevarsi al di sopra degli altri sia economicamente che socialmente.


Società

Il sesso sbagliato: della crisi economica, del pane e delle rose
KATIA COLICA

 Da noi, le figlie non sono le benvenute. Io, diciannovesima di ventitré fratelli, fui abbandonata da mia madre sotto il sole cocente dell’Afghanistan affinché morissi. Malgrado le numerose bruciature sono sopravvissuta, diventando la sua figlia preferita. Questa è stata la mia prima vittoria". A parlare è Fawzia Koofi, parlamentare afgana. Ma è un Paese lontano, non ci fa paura più di tanto: in Italia, potremmo dire, se nasci femmina al massimo devi lottare il doppio. Una fortuna: in alcuni Stati se sei femmina non puoi nemmeno nascere. Una legge del 1979, in Cina, la One Child Policy, ha stabilito che, per combattere la sovrappopolazione (concausa della crisi economica), non è consentito di avere più di un figlio.


Esteri

Atene - Le donne e la tragedia crisi in Grecia

MARIANGELA IELO NATSIS


Perché parlare di bellezza in tempi di crisi? Che spazio occupa in un contesto sociale dominato dall’immagine nonostante tutto nessuno può negare che esiste una bellezza nella musica, nella pittura o in un semplice testo di letteratura? L’esigenza di valorizzare l’immagine è direttamente proporzionale all’interiorità, al benessere, all’idea speciale del bello che diventa un gradevole, uno stile di vita, un obiettivo importante, affascinante e misterioso.


Esteri

Est Europa - Anticrisi al femminile
TANIA KOSTYUK

 Le donne sono una risorsa per lo sviluppo economico – uno studio della Bocconi rileva che con 100 mila donne occupate in più il PIL cresce dello 0.28%. Nel periodo di grave crisi che il mondo sta affrontando, il contributo femminile per favorire la crescita economico-sociale è decisivo. Non a caso, da qualche anno, assistiamo ad una crescita delle presenze femminili nella politica e nell’economia. Dal Nord Europa ai paesi arabi si registra un notevole aumento di parlamentari donne, dal 11,7% del 1997 al 19,3% del 2011, come testimonia il Fondo delle Nazioni Unite per le Donne. Otto paesi dell’Europa dell’Est hanno recentemente avuto una donna premier. Allo stesso tempo, le donne superano la crisi economica e sociale meglio degli uomini, dicono gli scienziati dell’Università di Cambridge,


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Bauman: ecco la società attuale
GIANFRANCO CORDÌ


«Quando lo stato riconosce la priorità e la superiorità delle leggi del mercato sulle leggi della polis, il cittadino viene trasformato in consumatore, e il consumatore "esige sempre più protezione e accetta sempre meno la necessità di partecipare"all’amministrazione dello stato». In questo modo si esprime Zygmunt Bauman ne La solitudine del cittadino globale, attestando una situazione tripartita e diversa nella quale si vengono oggi a trovare il «potere», la «politica» e la «società». Intanto «il potere vero, capace di stabilire la portata delle scelte politiche, fluisce;


Società

Femminicidio : fenomeno dilagante di uno stereotipo antico.
VALENTINA ARCIDIACO

 

Giornalmente non solo in Italia ma in tutto il mondo, giungono alla ribalta della cronaca nera notizie di numerosi atti di violenza contro le donne, atti che tendono a denigrare,sottomettere,annullare la donna sia fisicamente che intellettualmente. La violenza sulle donne è un fatto socio-culturale perché è socialmente determinata da relazioni di potere diseguali: le istituzioni sociali ancora oggi contribuiscono a fondare e assicurare la subordinazione delle donne nelle relazioni di potere familiari, economiche, sociali in generale nonostante le numerose leggi e i interventi per cercare di circoscrivere il fenomeno.


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Egitto - Coppie miste nel mondo arabo
Sonia Serravalli
 

Secondo l’ISTAT, i matrimoni misti sono ben triplicati nell’arco di soli 10 anni. Mentre gli uomini italiani sono sempre più propensi a scegliere un’unione con donne dell’est europeo, le italiane rivolgono sempre più spesso la loro attenzione verso un partner arabo. Essendo una donna, e vivendo in Egitto, mi concentrerò su questa seconda categoria. Le ragioni per la scelta di una "coppia mista", fenomeno sociale sempre più sfaccettato e interessante, possono essere svariate.


 

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Italia e Israele - Cultura Animi… ovvero cultura dello Spirito

Francesca Bianco

I tagli operati dalla Finanziaria hanno notevolmente inciso sulle Associazioni culturali che, come da tradizione, hanno dovuto ancora una volta rifondarsi sul volontariato e sulla generosità di quanti si impegnano nella trasmissione del sapere. L’apertura umanistica non è risolutiva in tempi di forte crisi economica, ma può essere salvifica perché animata da spirito creativo, in tutte le sue sfumature. La trasmissione dei saperi e delle conoscenze stratificate nel tempo, ha reso la tradizione umanistica foriera di movimenti intellettuali trasversali, baluardi pregnanti sine die. Sapere. L’etimologia di questo verbo è da ricondursi al latino sapĕre, il cui primo significato è quello di aver sapore, gustare, per poi acquisire ulteriore accezione di avere intelligenza, aver giudizio, essere saggio, fino ad arrivare al suo ultimo gradiente linguistico, cioè, quello di conoscere, capire e, dunque, sapere. Il culto della scienza e della tecnologia domina la cultura occidentale, ormai votata ad una cieca fiducia in tutto quanto appaia sorprendentemente innovativo.


Società

Donne in crisi: sex addiction e insoddisfacimento sessuale
Maria Laura Falduto


Le parole di Freud a inizio secolo, riecheggiano le innumerevoli prospettive entro cui l’universo femminile è stato interpretato nel tempo accompagnate da dubbi, scalpore, ma anche e soprattutto interesse per quella "sfera esperienziale" (come la definirebbe Foucault) tanto negata e repressa, quanto vissuta e ostentata. Va comunque ricordato che, la storia della sessualità femminile è stata ed è tutt’ora attraversata dalla dicotomia natura/cultura, Alfred Kinsey uno dei maggiori pionieri della sessuologia scientifica sostiene: "sono i contesti sociali, culturali, educativi e normativi che influenzano pesantemente le caratteristiche comportamentali e nello specifico quelle sessuali degli individui…".


Società

Donne e crisi: Il connubio di questi due termini
Elisa Cutullè


Il connubio di questi due termini richiama il famoso film di Almodovar "Donne sull'orlo di una crisi nervi", e, data l'attuale situazione economica del paese, potrebbe essere attuale e, probabilmente estesa al genere maschile. Un periodo di incertezze economiche e sociali: il sogno dell'Europa unita economicamente vacilla con la declassazione di Grecia, Italia e Spagna. Già nel 2010 Mertxe Larranaga e Yoland Jubeto affrontantorno il tema della donna e della crisi nella loro analisi intitolata "Tempi di crisi, tempi di donne" che analizza la situazione spagnola. Strano (?) a dirsi che la loro analisi risulta ancora piuttosto attuale:


Società

Donne tra forza e bellezza
Tiziana Fortunato


"La crisi è la più grande benedizione per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla notte oscura. È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi supera se stesso senza essere "superato" (A. Einstein 1930). Difficile di questi tempi accettare il pensiero del caro Albert, soprattutto quando studi analitici informano che il nostro Paese è tornato ai consumi di trent’anni fa. Complesso meccanismo quello della crisi, ancor di più se si considera che ci ha visto protagonisti manipolati e strumentalizzati sin nei più elementari bisogni da chi ha tenuto e tiene le fila dell’economia mondiale. Ma, come in un crescendo scrupolosamente organizzato, vi è un primo, primissimo passaggio del quale le donne ne sono parte attiva: la gestione.


Società

Solidarietà e innovazione
Anna Maria Reggio


Le aziende investiranno ancora nella responsabilità sociale d’impresa durante la recessione? Con questo interrogativo, già nel gennaio del 2009, l’Istituto di ricerche di mercato GfK Eurisko avvia una riflessione con manager e professionisti di aziende sulla tenuta di modelli d’impresa ispirati alla CSR (Corporate Social Responsability) in un periodo di prevedibile contrazione del mercato e di drastica riduzione dei costi derivanti dalla crisi economica mondiale.


Recensione

The Beatles, Hey! hey! hey!

Testi commentati 1967-1970, di Massimo Padalino (Ed. Arcana)
Eleonora Rombolà


Non è necessario percorrere lunghi tragitti o arrivare ai confini della terra, imbarcandosi in tour no-limits, per compiere esperienze capaci di segnare, trasformare, preservando un passato che s’ingrossa senza posa col presente che raccoglie lungo la strada: occorre solo immergersi in "The Beatles", moderna epopea, viaggio esistenziale improntato ad una narrazione dinamica ed aperta in cui romance e novel mysteriosamente si incontrano. Padalino-Paladino intrepido ci inserisce in medias res, nel vivo della leggenda dei Fab Four, in un procedere a tappe, attraverso flashback e prolessi, in cui ogni azione pare in sé conclusa ma poi le vicende presentate ne includono altre che, solo in apparenza, si interrompono tra loro per convergere verso inediti risvolti dalla forte capacità evocativa: un allucinante, alla Asimov, rito di iniziazione.


Recensione

Società - Libera e don Ciotti a Genova: quei nomi sono cosa nostra
Paola Bottero


Cielo grigio, a Genova. Ma non importa: il sole è dentro ciascuno di noi. Lo ha detto qualcuno dal palco, dopo la marcia che ha spostato un corteo di oltre centomila persone da piazza Vittoria a piazza Caricamento, nel porto antico. Non importa chi: potrei essere io, potresti essere tu.Quello che ti rimane dentro, dopo una due giorni intensa come la XVII Giornata della memoria organizzata da Libera, non è solo sole. È questa convinzione che non ci sono io o tu, nella memoria e nelle condivisioni. Ci sono solo noi. È tua la voce delle decine di persone che hanno fatto la fila dietro il palco per salire a leggere una piccola porzione di lacrime, una manciata dei quasi mille nomi che sono stati urlati nel cielo di Genova. È tuo il nome di ciascuna delle vittime delle mafie. È tuo il nome anche di quelle vittime che oggi non sono state ricordate. Che non sono state nominate. «Quei nomi sono nostri. Quei nomi sono cosa nostra».
 


Recensione

Dove è la casa? L'amore per la propria terra si porta nel cuore
Elisa Cutullè


Caterina Serratore è una giovane calabrese, classe '91 del Lametino. Attualmente studentessa di biologia presso l'Università della Calabria, ha sfruttato il suo amore per la scrittura, pubblicando il suo primo romanzo Non ho bisogno di sognare presso Albatros. Un racconto che parla di amore, spensieratezza e giovinezza. Per alcuni tratti sembra di leggere "Sposerò" Simon Le Bon, adorato dalle adolescenti degli anni 80/90: è un diario-non diario di una ragazza, Samantha, che non è mai veramente riuscita a legare con i propri compagni di classe calabrese.
 


Arte

L'arte di Taciana Coimbra
Performance di Taciana Coimbra, visual artist: Cave Cavia.

Elisa Cutullè


Performance di Taciana Coimbra, visual artist: Cave Cavia.
"L’arte dipende dal materiale culturale che le è stato trasmesso e che condivide con la società esistente: per quanto essa stravolga il significato corrente delle parole e delle immagini, la trasfigurazione è sempre quella del materiale dato." (Herbert Marcuse, La dimensione estetica). Secondo questa definizione, analizzare l’espressione artistica di Taciana Coimbra ci interroga addirittura sul corpo stesso come "materiale culturale". La scelta dell’artista brasiliana, naturalizzata italiana, è quella di usare la tela in cotone grezzo su cui rappresentare il corpo, che nelle ultime opere è il proprio corpo portatore della vita di una gravidanza reale e nello stesso tempo simbolica.


 


Contatore visite visite dal 1° gennaio 2000
La rivista Helios Magazine e' iscritta dal 7/03/1996 al nr. 3/96 Trib. di Reggio Calabria (I) 

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