La formula usata e abusata di scandalo della verità funziona
sulla base della menzogna oggi prodotta industrialmente. E proprio
l’informazione data come corretta, con tutti i crismi della legalità, è quella
più menzognera. Tra le menzogne più recenti? La tesi del debito delle nazioni,
la mucca pazza, l’aids, la sars, la depressione, la guerra giusta, la repubblica… La verità? Senza trombe né tamburi: l’Italia è un’oligarchia,
e così la Cina… La guerra è sempre ingiusta. La depressione non esiste come
malattia mentale ma come questione di vita non affrontata. La sars è stata la
creazione della Cina che ha rifiutato di importare l’ipotesi dell’aids e il suo
commercio psicofarmacologico. La mucca pazza è stata il frutto di un
antiparassitario obbligatorio (poi tolto nella più grande omertà) e sfruttata
per imporre le nuove norme di produzione collettiva (allevamento intensivo degli
animali), l’aids è un’immunodeficienza per pratiche contro la vita, anche in
Africa, dove è il frutto della scarsa igiene e della cattiva alimentazione. Il
debito pubblico non è neanche la conversione del deficit positivo dello stato, è
il debito finanziario delle varie bolle spalmato persino sulle pensioni da poche
centinaia di euro. E il golpe è finanziario perché non fa pagare gli artefici
del debito in quanto sono loro i golpisti, mentre al governo delle nazioni ci
sono i commis.

Tra le più antiche dottrine a vario titolo ritenute oggi
false: la teologia politica, la filosofia… A mezza strada: il discorso
scientifico…
Scandalo. Pietra d’inciampo. Che fa cadere nel male. Il
latino, per tradurre l’ebraico miksol, ostacolo, che fa inciampare,
riprende skandalon, dal greco, trappola. È così che negli impieghi
biblici designa l’occasione di scandalo, di peccato. Pietra di scandalo.
Nell’antichità romana la pietra di scandalo era una pietra eretta davanti al
colle capitolino, sulla quale per tre volte erano trascinati a culo nudo i
bancarottieri. Grande messaggio per i membri del golpe finanziario
internazionale.
Dal 1834 designa un grande affare che scuote l’opinione
pubblica, segnatamente in materia di finanza.
Scandalizzare, rendersi colpevoli dinanzi a dio (quale
proiezione dei governanti), diffamare, disonorare, abusare inammissibilmente… In
connessione con la verità, lo scandalo costituisce quasi un ossimoro. La verità
come pietra d’inciampo. I non zimbelli errano e a ogni piè sospinto inciampano.
I non minchioni? Le anime belle e anche quelle brutte. Gli animati. Gli uomini
animali, fatti a immagine e somiglianza delle bestie e non dell’innominabile,
del Nome. Shem.
Indignazione o sdegno? Qual è lo sdegno che non incrimina,
che non si risolve nella spartizione della vita e la conseguente divisione degli
uomini in due schiere che si combattono? Tale è la coppia amico-nemico nella
Repubblica di Platone, ancora teorizzata dal nazista Carl Schmitt, che
sfocia nell’idea delirante della guerra civile universale. L’ipercomplotto. Al
di là della paranoia: l’urnoia, la meganoia, la giganoia…
Lo scandalo della verità non è qualcosa che riguarda gli
altri. Concerne ciascuno. Nessuno può evitare la pietra d’inciampo, nemmeno
passando la vita a evitare questo o quello.
Qual è la condizione dello scandalo? L’avere oltrepassato il
limite della dignità? La percezione soggettiva d’una intolleranza etica per
l’ingiustizia? La rottura di una soglia di indifferenza rispetto allo scempio
perpetrato dalle oligarchie di potere? Ogni presunzione soggettiva di
attribuzione a sé o all’Altro dello scandalo appartiene alla sua riduzione se
non eliminazione. Consigliare di non indignarsi o l’imperativo all’indignazione
(che tanto successo editoriale ha avuto) sono modi protocollari per non
imbattersi nella pietra dello scandalo. L’ostacolo della parola: ciò che si pone
dinanzi. L’ostacolo non presunto personale o sociale. Si tratta dell’elemento
della parola che interviene come causa di godimento, causa di desiderio e causa
di verità. Questioni astruse? Eppure si tratta del modo in cui ciascuno dice: "tu",
"io", "lui". Irrefrenabilmente, imprendibilmente, impadroneggaibilmente,
incontrollabilmente… Il tu come specchio impertinente, l’io come sguardo
straniante, il lui come voce aberrante. "Tu sei scemo!", "io non ho mai detto
questo", "lui dice quello che vuole": anche nelle frasi che riteniamo banali il
tu, l’io e il lui introducono l’ostacolo e la simultaneità
della parola. La condizione del dire, non del detto. Il governo dei detti e dei
dati, sino alle banche dati, che sono depositi di "detti", è senza scandalo
della verità. "Tu sei scemo" non è un detto, non è un fatto: in questo pensiero
il "tu" è condizione dello scandalo di verità di una vita e non un caso
archiviato di algebra e di geometria della scemenza e della sopravvivenza. Il "tu"
è condizione di un’altra lettura dell’elemento linguistico "scemo". Per questa
via lo scandalo della verità giunge sino alla cifra quale istanza di qualità,
senza clamori né boati cari alla società dello spettacolo.