Società

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SOCIETà

La città e le macerie della democrazia

di KATIA COLICA

 

 

 

 

 

 

 

Da troppo tempo ci si sforza di dare una definizione di città che vada al di là del conteggio prettamente demografico o dello status legale.

L’architetto Vezio De Lucia ha parlato di città come luogo dove si manifestano una complessità di attività e di funzioni che dovrebbero coprire (…) le principali esigenze dell'uomo e soprattutto, dove esistano mi esprimerei così valori collettivi. Quindi, quando c'è insieme alla soddisfazione delle esigenze individuali anche il soddisfacimento di misure collettive, credo che allora si possa parlare di città.

Una città come una grande casa dove soddisfare esigenze singole e comuni, insomma, un po' alla maniera dei grandi teorici dell’urbanistica che immaginavano un luogo accessibile a chiunque.

Pensiamo, invece, all’assurdità e alla frustrazione di tornare a casa e trovare la nostra porta sbarrata da assi di legno inchiodate di traverso. O provare ad attraversare il nostro salone per arrivare in cucina scavalcando mucchi di pietre a formare barriere invalicabili. Ostacoli, insomma, disposti a caso dentro la nostra abitazione e che ci impediscono movimenti altrimenti elementari e legittimi.

Le Scritture Bibliche parlano più volte dello skàndalon, dal greco ostacolo, insidia: «Trappola posta sul cammino, pietra d'inciampo» qualcosa che il nostro comportamento causa negli altri impedendo loro di muoversi. Ma spesso, nelle letture, anche Dio stesso diventa occasione di intoppo: «Egli sarà un santuario, una pietra d'intoppo ed un ostacolo d'inciampo per le due case d'Israele» (Is 8,14). E con Isaia: «Ecco, io pongo in Sion una pietra, una pietra scelta, angolare, preziosa, bene fondata; chi crede, non si agiterà" (28,16). Gesù stesso diventerà orgogliosamente un’occasione di scandalo: «Beato è colui che non si scandalizza di me» (Mt 18, 6).

Tornando ai movimenti impediti, quindi, si può affermare che la città, essendo un luogo che ogni cittadino partecipa a mantenere dinamico attraverso il proprio contributo anche economico, non dovrebbe concedere posto a nessun tipo di ostacolo. Le nostre città, viceversa, sono vere e proprie trappole per le fasce fragili: un semplice percorso pedonale diventa un’avventura dai risvolti anche critici per i diversamente abili, quei cittadini, insomma, che non possono fruire del loro legittimo spazio in maniera semplice e scontata. I marciapiedi senza rampe d’accesso e d’uscita, i percorsi dissestati, i semafori senza segnalatori acustici, i locali pubblici senza accessi adeguati e privi di servizi attrezzati, (la maggior parte, purtroppo) sono un segnale chiaro di emarginazione.

Intanto noi accettiamo in maniera rassegnata il fatto di vivere in territori colmi di barriere architettoniche come se fosse una fatalità e non una scelta frutto di preferenze amministrative che dimenticano di applicare alcune regole urbanistiche esistenti. In questa logica, lo skàndalon perde qualsiasi connotazione di rottura positiva ma rappresenta un’applicazione reiterata di un concetto di ostacolo socialmente distruttivo e di stampo nazista, non essendo altro che l’evoluzione di una pericolosa architettura discriminatoria che guarda a un uso più selettivo del suolo.

La barriere architettoniche, infatti, nate da un’esclusiva scelta del costruttore e non – attenzione – da un’accidentale condizione territoriale primigenia, assumono in quest’ottica un significato netto che presuppone un atto unilaterale di prevaricazione ed esclusione, comunque la si voglia leggere.

Bloccare l’accesso o il transito a una categoria di cittadini è a tutti i gli effetti scelta politica discriminatoria e come tale dovrebbe avere dei risvolti sociali massicci; risvolti che solitamente non vanno al di là di qualche cenno di insofferenza. Lo scandalo, ma stavolta nell’accezione squisitamente contemporanea, tarda ad arrivare quindi; assieme a quella ambizione di rottura necessaria, unico inciampo utile che ci costringerebbe a formulare esigenze etiche all’altezza delle sfide del nostro tempo affinché si possa ambire finalmente a vivere in una città che sia davvero per tutti.

 

 

 

 

 

 

 

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Società

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Ma lo Stato siamo noi?...


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SOCIETà

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Indignazione o sdegno?

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Collocare una trattazione sullo scandalo sradicandola dal contesto ricco di cambiamenti a cui oggi assistiamo appare impensabile, è forse proprio per effetto di questi continui mutamenti, in cui concetto di limite/confine sia fisico che mentale si dissolve, che anche la percezione dello scandalo muta e si trasforma: quello che scandalizzava un tempo, oggi può passare inosservato e viceversa. Dopo la Morte di Dio di cui parlava Nietzsche, assistiamo alla morte del prossimo che come descrive sapientemente lo psicoanalista Luigi Zoja, è motivo principale della solitudine cui versa l’uomo: "È un orfano senza precedenti nella storia.


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Quale parte di me lasciare fluire, quella animica che viaggia alla velocità della luce collegata e connessa alle reti energetiche delle vibrazioni uni-versali o quella materiale che muove ora le dita sulla tastiera? L’una è imprescindibile dall’altra.


CULTURA

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Per gli Ebrei tutto fu all’inizio ORALITÀ: La Bibbia, il Talmud, la Kabbala furono ORALI… 10000 libri oggi lo sono. Quindi il popolo del LIBRO fu anche il popolo dell’oralità.  L’arte ebraica da un’altra parte è sopratutto PAROLA, SCRITTURA.  Come nella dialettica del Talmud in cui tutto è domanda e paradossi... Moltitudini di domande, di voci, di saggi, d’interpretazioni. Scrittura, anche, come rottura dei vasi: senza quella rottura, l’essenza della parola non sarebbe sopportabile; la luce ci farebbe ciechi. Questa parola fu emergenza dal deserto. Deserto di Giudea dove i profeti hanno scoperto la parola, deserto del Negev in cui Abramo andava con l’idea dell’EIN SOF o infinito; deserto del Sinai dove Mosè andò ai confini della parola, AHAR HA MIDBAR, altrove dal deserto...


libertà di pensiero

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Recensione

 libro-inchiesta

Il caso Fallara Storia del "modello Reggio" e del suo tragico epilogo

di Giuseppe Baldessarro e Gianluca Ursini

di pino rotta

 


 

I tempi cambiano. Richiesta di rinvio a giudizio per l’ex sindaco di Reggio Calabria, oggi Presidente della Regione Calabria, Scopelliti e il Comune parte civile nel processo.

Intrighi, imbrogli, spioni, love story e uno "strano" suicidio. Gli ingredienti per un film noir ci sono tutti. Solo che quello raccontato nel libro inchiesta di Baldessarro e Ursini é il resoconto crudo di una normale storia del malgoverno di una cittá. Questa cittá si chiama Reggio Calabria ed é la magnifica riproduzione, in scala ridotta, del modello berlusconiano, non a caso si parla di "modello Reggio".


teatro

"Attento alla cioccolata, Callaghan!"

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"Attento alla cioccolata, Callaghan!" alimenta sin dal titolo le aspettative del pubblico delle grandi occasioni che, nella cornice di un Cinema Moderno prestato al teatro, è stato proiettato dalla promettente compagnia La Ribalta in una brillante atmosfera giallo-noir che ha reso di nuovo Vibo luogo di vivace cultura. E quando il buio domina, in un metateatrale gioco di ruolo, occupa la scena Tommaso, raffinato e multiforme Emilio Stagliano che, con duttile alternarsi di toni, rende in modo egregio l’inettitudine dello scrittore in crisi d’ispirazione, vittima delle intercettazioni telefoniche di una madre onnipresente e delle incombenti richieste dell’editore Stamponi che pretende, secondo la spietata logica del mercato, la consegna del suo lavoro.
 


INTERVISTA

Stefano Benni e la musica

Elisa Cutullè

con Paola cairo

 

 

 

Partiamo con il tuo rapporto con i cantautori: c'è qualcosa di tuo che avrebbe dovuto musicare Fabrizio de André.

Purtroppo non è stato musicato perché Fabrizio, che era un pigro, ha pensato bene di morire per non essere obbligato a scrivere quello che avrebbe dovuto scrivere per me. L'ha fatto apposta. Eravamo molto amici, per molti anni abbiamo pensato di fare qualcosa insieme. Io non volevo disturbarlo sapendo che la sua pigrizia era leggendaria. Ci siamo scritti molte lettere per decidere cosa fare insieme. Nel momento in cui ci siamo decisi era tardi perché Fabrizio era già ammalato. Aver conosciuto Fabrizio è stata una cosa straordinaria, al di là del fatto che non siamo riusciti a lavorare insieme.


 


 


Contatore visite visite dal 1° gennaio 2000
La rivista Helios Magazine e' iscritta dal 7/03/1996 al nr. 3/96 Trib. di Reggio Calabria (I) 

heliosmag@hotmail.com