Helios in English

 

 

Home | Redazione | Pubblicazioni | Club Ausonia | Editoriali di Pino Rotta | Multimedia | Guestbook | Archivio | Contatti

 

Società

Condividi su facebook   scarica l'articolo in pdf   stampa l'articolo

Stato sognante:

Antipolitica o apoteosi della partecipazione?

Di SALVATORE ROMEO (*)

 

 

Credere in un mondo nuovo, partecipato attivamente e regolato dalle leggi naturali della solidarietà e dell’altruismo sembra divenuto oramai una chimera riservata solamente a chi si intestardisce a voler continuare a vivere quasi in uno stato sognante. La realtà che circonda il suo mondo è dominata da leggi artificiali, create probabilmente ad arte da un Grande Fratello che alimenta la sua brama famelica dettando regole che estremizzano la competizione e l’egoismo, dimensioni che sono, guarda caso, l’esatto opposto degli ideali cui si accennava poche righe più su. Sembra quasi che la maggiore soddisfazione di questo Grande Mostro risieda nel bearsi della confusione e del senso di incapacità che imprigionano rispettivamente le vecchie e le nuove generazioni. Eppure, l’istanza di un mondo nuovo non è un’esigenza attuale, ma ha sempre accompagnato le speranze più o meno filosofiche dei grandi pensatori o semplicemente di quegli uomini comuni animati da genuino sentimento umanistico, disillusi nelle loro attese da una società contemporanea decadente e anomica. La disillusione non è un sentimento completamente negativo, però. La consapevolezza di vivere in un contesto in cui non vengono più sufficientemente declinati i valori di base di una comunità umanitaria può produrre riflessioni positive e utili. Affinchè ci si impegni per un mondo nuovo è necessario, infatti, credere di averlo perduto, immaginare che forse, in un qualche tempo oramai lontano nella memoria, esso esistesse e che in esso prevalevano i valori positivi. Pensiero che probabilmente può anche orientare l’uomo moderno verso la credenza che impegnandosi e agendo concretamente possa di nuovo conquistare quell’Età dell’Oro nella quale nulla vi era che non desse agli uomini la massima felicità: i frutti crescevano spontanei dalla terra, senza la necessità di faticare col lavoro, non esistevano le malattie e la morte sopraggiungeva di conseguenza senza sofferenza alcuna, come un sonno naturale dal quale un giorno ci si sarebbe inevitabilmente risvegliati. Certo, è una metafora. Ma è un mito che aiuta l’uomo a non abbandonarsi alla rassegnazione e ad agire nella speranza di un sogno. Forse oggi il rischio maggiore che si possa correre è quello di perdere questa capacità, cristallizzandosi tra le maglie di una ragnatela dalla quale appare sempre più difficoltoso districarsi. E i segnali che provengono dall’alto non sembrano incoraggiare una qualsivoglia parvenza di ottimismo per il prossimo futuro. Tutto sembra preordinato per stabilizzare questa sensazione. Nessuna cosa desta più meraviglia, così come non ci si scandalizza più di fronte ad una perenne riforma della scuola che tende sostanzialmente a livellare verso il basso l’istruzione generale a vantaggio delle cosiddette eccellenze. Una riforma incominciata da decenni, con il ministro Berlinguer prima e poi con la dottoressa Gelmini, per finire col prof. Profumo, gente che occupa quella sedia che fu di Croce e di Gentile… Non occorre essere ministri della Repubblica per sapere, infatti, che i mali della scuola risiedono nella mancanza di risorse umane, professionali, strumentali e logistiche e nel clientelismo e nel familismo che predomina nella scelta degli incarichi da assegnare, nelle cattedre da ricoprire, negli assessori da designare. Si parla di meritocrazia nell’ultima bozza di riforma. Ma è una meritocrazia quasi esclusivamente mirata sugli studenti, che incentiva una società scolastica ancora improntata sulla competizione anziché sulla formazione, messaggio che va verso quei valori egoistici ed egocentrici di cui si parlava all’inizio di questo articolo. D’altronde, far rimanere la massa nell’ignoranza, non dandole le possibilità di alimentarsi di cultura, e foraggiando piccole élites di eccellenze (come si dice), comporta diversi vantaggi, non ultimo quello di mantenere un livello di informazione bassissimo nell’opinione pubblica, uno spessore esilissimo di cultura nella stragrande maggioranza della gente e di conseguenza una scarsa propensione alla partecipazione. In quest’ambito, il Movimento grillino ha, a mio avviso, un grande merito. Confesso di non conoscerne il programma politico, ma posso tentare di riflettere sulla sua nascita e sul suo sviluppo. La caduta del muro di Berlino ha offerto un argomento formidabile a coloro che dell’economia di mercato volevano fare il vangelo dei nuovi tempi, assumendo come dogma il concetto che la caduta di quel muro significava la caduta del valore delle ideologie, consapevoli che se il mondo deve sottostare alle regole della competizione e della liberalizzazione di tutto, in una società globalizzata, in esso non dovevano più esserci ideali a cui riferirsi.

Col tempo la rassegnazione ha cominciato a serpeggiare nel popolo, che ha cessato di essere "popolo" per diventare solamente una massa informe di individui che accettava quasi supinamente il messaggio inviato dall’establishment e le decisioni che venivano prese sulla sua testa, e sulla sua pelle. La rassegnazione era un sintomo del progressivo e inesorabile allontanamento del popolo dal palazzo, del distacco che la gente avvertiva verso una classe dirigente che non lo rappresentava più, che non rappresentava più le sue esigenze, di un padre che aveva cessato di essere padre per divenire ad un tratto patrigno, di una classe dirigente ossessionata dal tarlo del "ragionierismo" e della contabilità e che poco o nulla si interessava ai bisogni del popolo, senza ideali politici e senza valori umanitari a cui conformare il suo agire. Rassegnazione vuol dire resa e chi si arrende non partecipa più, né spera, né sogna. La rassegnazione e il distacco si sono andati sempre più incarnando nell’astensionismo alle diverse elezioni politiche. L’astensionismo sempre più largo rappresentava il discredito di cui oramai godeva questa classe politica. Se vi fosse stata onestà intellettuale, si sarebbe dovuto da tempo innescare in questa classe un serio esame di coscienza, una riflessione chiara sulle cause di questa disaffezione sempre più dilagante e poiché le cause, almeno quelle più evidenti, coincidevano principalmente con la corruzione e il clientelismo, origine di tutti i mali, poiché da queste cose poi derivano in maniera lineare la scarsa competenza degli amministratori e la mancanza di idee e di strategie orientate verso l’analisi e la soluzione dei problemi, l’astensionismo avrebbe dovuto far modificare il nostro sistema politico, rendendolo un tantino più virtuoso.

Ma abbiamo parlato di coscienza e di onestà intellettuale… ergo… nulla è cambiato e tutto continua a navigare, o a naufragare, come se nulla succedesse. I partiti politici che vincono le elezioni continuano a governare, scegliendo i loro yes-men nelle varie liste (oramai tutte, non a caso, portatrici nel simbolo del cognome del capetto di riferimento), ignari che la maggioranza di cui possono fregiarsi oramai è soltanto la maggioranza di una sparuta minoranza. E allora, in questa cornice, a mio avviso il movimento a cinque stelle ha segnato una svolta sociale non di secondaria importanza, nella misura in cui è riuscita a coagulare il dissenso e la disaffezione in una lista elettorale, sdoganando quella messe di voti che altrimenti sarebbe andata a finire tra gli astenuti, le bianche e le nulle e tenute in nessun conto dai cosiddetti vincitori delle elezioni. Il merito, secondo me, di questo movimento risiede in questo: essere divenuto un contenitore nel quale alcune persone per bene e che vogliono fare politica per spirito di servizio e per offrire alla collettività la propria esperienza, la propria dedizione, senza pensare per prima e unica cosa al proprio tornaconto personale, possono inserirsi e contare su quel dissenso diffuso che, grazie a loro e alle loro liste, si è finalmente organizzato. E’ l’apoteosi della partecipazione, altro che antipolitica. Senza ideologie, ma con idee e volontà di lavorare per il Bene.

(*) psichiatra

 

Ancora nessun commento. Sii il primo a commentare!

Invia un nuovo commento

SOMMARIO
 

Società

Il ciclo degli indignati
La politica italiana dagli applausi ai fischi

Di PINO ROTTA
 

I Ventennii in Italia sono ormai hanno valenza storica e politica. Venti anni infatti è più o meno la durata di cicli politici che hanno caratterizzato il panorama della storia d’Italia dall’Unità ad oggi. I primi 40 anni della storia italiana si dividono grosso modo a metà tra la politica della Destra, alleata della Francia e rigorista nelle politiche di bilancio, cui seguì la seconda metà con il governo della Sinistra, che cambia le alleanze, fa fronte con l’Impero Austroungarico e con la Germania e si proietta nell’avventura colonialista, che portò all’Italia la sua prima colonia, in Cina a Tientsin,

Ma lo Stato siamo noi?...

 


Società

Stato sognante: Antipolitica o apoteosi della partecipazione?

Di SALVATORE ROMEO

Credere in un mondo nuovo, partecipato attivamente e regolato dalle leggi naturali della solidarietà e dell’altruismo sembra divenuto oramai una chimera riservata solamente a chi si intestardisce a voler continuare a vivere quasi in uno stato sognante. La realtà che circonda il suo mondo è dominata da leggi artificiali, create probabilmente ad arte da un Grande Fratello che alimenta la sua brama famelica dettando regole che estremizzano la competizione e l’egoismo,


Società

Cosa vuol dire riflettere su sé?
Di Gianfranco cordì

 

Modernizzazione riflessiva di Ulrich Beck, Anthony Giddens e Scott Lash costituisce una attestazione di presenza relativa ad una caratteristica precipua del mondo attuale. I tre autori, infatti, puntano tutta la loro attenzione sull’instabilità. Se, partiamo da una domanda precisa («cosa succederà… quando la modernità comincerà a riflettere su se stessa?») otteniamo in risposta «un orientamento», una tendenza verso qualcosa che «consente delle delimitazioni».


Esteri

O sistema proporcional estruturado por lista aberta, o caso do Brasil

POR ARTHUR AUGUSTO ROTTA


ABSTRACT IN ITALIANO

 

Os sistemas proporcionais ao redor do mundo costumam adotar diversas formas quanto ao seu procedimento de votação. Em geral se dividem em dois grupos, em lista fechada ou lista aberta. A maioria dos países que adota o sistema eleitoral proporcional adota o sistema de listas fechadas, bloqueadas ou pré-ordenadas. O Brasil, assim como a Finlândia e o Chile, adota o sistema de listas abertas – que em passado recente já foi adotado pelo Itália. O presente trabalho pretende apresentar o modelo brasileiro, ou seja, apresentar como se estrutura seu funcionamento, assim como suas principais críticas. Nesse sentido, serão explorados os efeitos do sistema sobre as campanhas eleitorais e os candidatos, assim como o efeito sobre os partidos e o comportamento parlamentar. Espera-se finalmente, por meio da análise do sistema brasileiro iluminar os debates sobre eventuais reformas eleitorais.


Esteri

Scambi culturali…
Turisti Russi all’estero e turismo sessuale
nei paesi dell’est

Di TANIA KOSTYUK

 

Il turista russo è ormai diventato uno stereotipo. Ogni estate le riviste europee diventano strapieni di articoli dedicati al comportamento poco educato degli oligarchi russi nei luoghi turistici nei paesi europei. Come accadde qualche anno fa con l’oggi noto rivale di Putin alle elezioni presidenziali 2012, il signor Prokhorov, che è diventato a Courchevel in Francia un brand per lo scandalo del giro di bellissime e giovanissime donne e anche finito davanti al tribunale francese. Ma se le persone ricche si possono permettere certi svaghi, ai loro fratelli europei meno ricchi difficilmente perdonano un comportamento simile.


Società

Banche – Un sistema da "NINJA"
Di Francesco Antonio De angelis

L’esordio di questo sciagurato terzo millennio è segnato da un progressivo calo dei tassi di interessi che porta le banche a prestare soldi ad un tasso più basso, a pagare qualcosa per i depositi dei clienti e ad avere margini di intermediazione sempre più bassi. A tutto ciò si è aggiunto un aumento dell’offerta di mutui, includendo soggetti a garanzia zero senza reddito, senza lavoro fisso, senza beni patrimoniali, meglio noti come "ninja" acronimo che sta per "no income, no job, no asset".. Queste operazioni rappresentano i cosiddetti "subprime" , così chiamati perché hanno un maggior rischio di insolvenza rispetto ai "prime".L’inevitabile insolvenza divenuta sempre più diffusa costrinse le banche a ricercare nuovi mercati di approvvigionamento


Società

Bauman: ecco la società attuale
Di GIANcarlo Calciolari


La formula usata e abusata di scandalo della verità funziona sulla base della menzogna oggi prodotta industrialmente. E proprio l’informazione data come corretta, con tutti i crismi della legalità, è quella più menzognera. Tra le menzogne più recenti? La tesi del debito delle nazioni, la mucca pazza, l’aids, la sars, la depressione, la guerra giusta, la repubblica… La verità? Senza trombe né tamburi: l’Italia è un’oligarchia, e così la Cina…


Società

La città e le macerie della democrazia
Katia Colica

 

Da troppo tempo ci si sforza di dare una definizione di città che vada al di là del conteggio prettamente demografico o dello status legale.
L’architetto Vezio De Lucia ha parlato di città come luogo dove si manifestano una complessità di attività e di funzioni che dovrebbero coprire (…) le principali esigenze dell'uomo e soprattutto, dove esistano – mi esprimerei così – valori collettivi. Quindi, quando c'è insieme alla soddisfazione delle esigenze individuali anche il soddisfacimento di misure collettive, credo che allora si possa parlare di città.


Esteri

L’infelicità dilaga: quando la crisi non è solo economica ma anche psicologica
Valentina Arcidiaco
 

Crisi,default, recessione,disoccupazione,spread, pil, spending review: è da mesi che la nostra mente viene martellata da notizie altalenanti sull’allarmante situazione Economica Europea che incidono palesemente sulle condizioni psicologiche della collettività e del singolo, il quale si ritrova sempre più solo ed ansioso, senza punti di riferimento e con la consapevolezza e la paura che difficilmente si riuscirà a superare in tempi brevi e positivamente questo lungo periodo di difficoltà.


 

Esteri

Lo scandalo: morte del prossimo e crisi delle emozioni complesse

Di Maria Laura Falduto

Collocare una trattazione sullo scandalo sradicandola dal contesto ricco di cambiamenti a cui oggi assistiamo appare impensabile, è forse proprio per effetto di questi continui mutamenti, in cui concetto di limite/confine sia fisico che mentale si dissolve, che anche la percezione dello scandalo muta e si trasforma: quello che scandalizzava un tempo, oggi può passare inosservato e viceversa. Dopo la Morte di Dio di cui parlava Nietzsche, assistiamo alla morte del prossimo che come descrive sapientemente lo psicoanalista Luigi Zoja, è motivo principale della solitudine cui versa l’uomo: "È un orfano senza precedenti nella storia.


Società

McCarthy e la banalità dello scandalo
Kreszenzia Gehrer


Il termine "scandalo" nel corso del tempo ha subito, come molti altri termini, una parabola semantica: da "ostacolo", "inciampo" della sua origine greca rinvia oggi al turbamento della coscienza collettiva provocato da una vicenda, da un atteggiamento o da un discorso che offende i principi morali correnti. Ma quali sono oggi i principi morali correnti? E soprattutto come si declina oggi l’arte contemporanea in relazione allo "scandalo"? Il 20 maggio 2010 è stata presentata dalla Fondazione Nicola Trussardi,


Cultura

La semplicità dell’essere in-filtrato
Tiziana Fortunato


Voi siete gli artefici della vostra condizione passata, presente e futura. La felicità o la sofferenza dipendono dalla vostra mente e dalla vostra interpretazione. (Budda Sakyamuni)
Quale parte di me lasciare fluire, quella animica che viaggia alla velocità della luce collegata e connessa alle reti energetiche delle vibrazioni uni-versali o quella materiale che muove ora le dita sulla tastiera? L’una è imprescindibile dall’altra.


Cultura

La scrittura e l'ebraismo
Nadine Shenkar


Per gli Ebrei tutto fu all’inizio ORALITÀ: La Bibbia, il Talmud, la Kabbala furono ORALI… 10000 libri oggi lo sono. Quindi il popolo del LIBRO fu anche il popolo dell’oralità. L’arte ebraica da un’altra parte è sopratutto PAROLA, SCRITTURA. Come nella dialettica del Talmud in cui tutto è domanda e paradossi... Moltitudini di domande, di voci, di saggi, d’interpretazioni. Scrittura, anche, come rottura dei vasi: senza quella rottura, l’essenza della parola non sarebbe sopportabile; la luce ci farebbe ciechi. Questa parola fu emergenza dal deserto. Deserto di Giudea dove i profeti hanno scoperto la parola, deserto del Negev in cui Abramo andava con l’idea dell’EIN SOF o infinito; deserto del Sinai dove Mosè andò ai confini della parola, AHAR HA MIDBAR, altrove dal deserto...


Libertà di pensiero

I colori della vita
Mimmo Codispoti


I pensieri gli si affollavano nella mente come i profughi d’Africa sulle coste di Lampedusa. Sulla scrivania, la statuetta di un’aquila gli ricordava di volare alto, di non smettere di muovere le ali. Sintonizzò la radio su musica italiana e prese, da un cassetto, dei palloncini. Vi soffiò dentro uno la sua malinconia. La gomma si dilatò, gonfiandosi, e una macchia gialla inondò di luce la stanza. Innanzi a quel "sole" sentì un’energia positiva riempirgli l’anima e una rinnovata voglia di continuare il cammino.


Recensione

LIBRO-INCHIESTA
Il caso Fallara Storia del "modello Reggio" e del suo tragico epilogo
di Giuseppe Baldessarro e Gianluca Ursini

pino Rotta


I tempi cambiano. Richiesta di rinvio a giudizio per l’ex sindaco di Reggio Calabria, oggi Presidente della Regione Calabria, Scopelliti e il Comune parte civile nel processo.
Intrighi, imbrogli, spioni, love story e uno "strano" suicidio. Gli ingredienti per un film noir ci sono tutti. Solo che quello raccontato nel libro inchiesta di Baldessarro e Ursini é il resoconto crudo di una normale storia del malgoverno di una cittá. Questa cittá si chiama Reggio Calabria ed é la magnifica riproduzione, in scala ridotta, del modello berlusconiano, non a caso si parla di "modello Reggio".


Teatro

"Attento alla cioccolata, Callaghan!"
Eleonora  rombolà


"Attento alla cioccolata, Callaghan!" alimenta sin dal titolo le aspettative del pubblico delle grandi occasioni che, nella cornice di un Cinema Moderno prestato al teatro, è stato proiettato dalla promettente compagnia La Ribalta in una brillante atmosfera giallo-noir che ha reso di nuovo Vibo luogo di vivace cultura. E quando il buio domina, in un metateatrale gioco di ruolo, occupa la scena Tommaso, raffinato e multiforme Emilio Stagliano che, con duttile alternarsi di toni, rende in modo egregio l’inettitudine dello scrittore in crisi d’ispirazione, vittima delle intercettazioni telefoniche di una madre onnipresente e delle incombenti richieste dell’editore Stamponi che pretende, secondo la spietata logica del mercato, la consegna del suo lavoro.
 


Intervista

Stefano Benni e la musica
Elisa Cutullè con Paola Cairo


Partiamo con il tuo rapporto con i cantautori: c'è qualcosa di tuo che avrebbe dovuto musicare Fabrizio de André.
Purtroppo non è stato musicato perché Fabrizio, che era un pigro, ha pensato bene di morire per non essere obbligato a scrivere quello che avrebbe dovuto scrivere per me. L'ha fatto apposta. Eravamo molto amici, per molti anni abbiamo pensato di fare qualcosa insieme. Io non volevo disturbarlo sapendo che la sua pigrizia era leggendaria. Ci siamo scritti molte lettere per decidere cosa fare insieme. Nel momento in cui ci siamo decisi era tardi perché Fabrizio era già ammalato. Aver conosciuto Fabrizio è stata una cosa straordinaria, al di là del fatto che non siamo riusciti a lavorare insieme.

 


Recensione

La corsa dell’ultima estate
di Saverio Pazzano

a cura di Daniela Pericone


È una felice occasione di lettura il nuovo libro dal titolo La corsa dell’ultima estate del giovane scrittore reggino Saverio Pazzano. Già autore di racconti inclusi in opere collettive, Pazzano si è fatto conoscere e apprezzare sin dal suo esordio con la raccolta di racconti Lo stretto di paglia, distinguendosi nel profluvio amorfo e banale di tanta narrativa corrente per una scrittura dallo stile misurato ed elegante, l’uso di un linguaggio lineare e composito al contempo e una profusione di immagini così orientate a catturare bellezza da consentire di parlare di prosa poetica.
 

 

Contatore visite visite dal 1° gennaio 2000
La rivista Helios Magazine e' iscritta dal 7/03/1996 al nr. 3/96 Trib. di Reggio Calabria (I) 

heliosmag@hotmail.com