LA PROMESSA DELLA DIACRONIA
Uno sguardo alla filosofia del tempo
di Giuseppe Polistena

di Carla RODRIGUEZ* ;
Lo studio del tempo diventerà sicuramente il problema della filosofia e della scienza nei prossimi secoli. Per questo motivo, tutti i pensatori, ma anche gli artisti come Proust, tutti coloro che in qualsivoglia modo hanno indagato la temporalità, vanno considerati come pionieri. In America ho seguito le ricerche di Fraser, un vero gigante che oltre al lavoro teorico (1) ha indicato praticamente la strada promuovendo un'associazione internazionale per lo studio del tempo. In Italia, sebbene esistano importanti lavori sulla temporalità, (2) c'è una vistosa lacuna accademica che coinvolge tutta la filosofia sulle cui cause non mi sento in grado di dissertare. La proposta più interessante nel campo della studio del tempo spetta a Giuseppe Polistena, un filosofo calabrese che si incontra per caso attraverso la rivista " Malvagia " e ai cui lavori è dedicato questo articolo.
Avere avuto sentore casualmente, attraverso una rivista, di un'impostazione molto originale dello studio del tempo dice qualcosa circa lo stato della filosofia in Italia e sul fatto che in questo paese, ma forse anche nell'intera Europa, nonostante la grande forza dei pensatori e anche della tradizione stessa, non si è in grado di lavorare in équipe. Considero comunque importante e significativo il fatto che a tanta distanza, sebbene nella medesima epoca, ci si possa domandare le stesse cose ed avvicinarsi alle stesse risposte.
La filosofia " diacronica " proposta da Polistena risponde a delle esigenze che in America sono state oggetto di discussioni. La relazione tra l'irrompere del tempo dentro la vita e la religione, già intuita da Fraser viene sviluppata da Polistena ma lo studio del tempo non riguarda soltanto l'aspetto antropologico-religioso, anche nelle analisi più significative sui fondamenti delle scienze emerge sempre la temporalità come limite e come sfondo, per questo ci siamo convinti che la prossima filosofia dovrà necessariamente essere diacronica.
Dovrà battere alla porta del tempo e chiedergli altre informazioni. Sembra allora paradossale seguire in Italia un pensiero diacronico appassionante ma isolato e lontano dai centri di ricerca, un pensiero che non ha ancora prodotto un lavoro organico che possa essere studiato.
In realtà il lavoro c'è ma Polistena ritiene che debba essere postumo in quanto un lavoro sul tempo è necessariamente incompleto perchè privo di soluzioni soddisfacenti, almeno per la nostra curiosità. I lavori di questo autore possono essere dunque essere reperiti in pillole su 2 Malvagia " una strana rivista " federale " dove c'è di tutto.
Nonostante questo le sue ricerche sul tempo non sono passate del tutto inosservate. (3) Quest'idea della postumità è legata alla concezione della diacronia. Il tempo non è un contenitore come non lo è lo spazio. Occorre uscire da questi tenaci pregiudizi che riguardano il nostro mondo locale e funzionano solo in esso; bisogna capire che, essendo condizione di realtà e di esistenza, la temporalità si offre come elemento fondante e per questo merita maggiore attenzione.
Questo orientamento è condiviso da molti scienziati e filosofi ma Polistena fa un passo avanti temerario: parla di diacronia e la concepisce come un'azione del tempo che una volta colta, consentirà un'ulteriore forte crescita della conoscenza.
Dunque diacronia vuol dire, in primis, azione del tempo e le conseguenze di un tempo che agisce sono enormi. La sola domanda che chiede come agisce il tempo, presenta già una lunga serie di problemi. Il tempo che opera istituisce mondi o ambiti o luoghi. Uno di questi è la nostra realtà, il nostro presente, il mondo sincronico nel quale siamo immersi e imprigionati. All'interno di ognuno di questi mondi il tempo scorre sincronicamente, non rivela la sua creatività, sembra un contenitore.
La prima esperienza di un luogo diverso dalla realtà presenziale-sincronica è quella del passato, un luogo non presente che si profila attraverso il pensiero, un luogo non più fruibile e tuttavia non identificabile col nulla; Polistena parla di un messaggio preciso della temporalità diacronica che giunge fino all'uomo ed è come se dicesse: " scorro anche in altro modo e in altri luoghi, ho realizzato i luoghi passati come adesso realizzo un presente; sotto i miei colpi passerà anche questo presente e si apriranno altri mondi ". C'è dunque una precisa giustificazione al pensiero che la realtà sincronica (il presente, il mondo empirico) non esaurisce i luoghi del tempo.
Abbiamo esperienza o sentore di altri luoghi e cadremmo in un rozzo antropomorfismo se pensassimo che tutto si esaurisse con l'uomo. E' dunque la natura creativa del tempo che suggerisce l'esistenza di innumerevoli mondi o ambiti, separati dal nostro mondo da barriere più o meno potenti. Abbiamo superato alcune di queste barriere, a cominciare da quelle spaziali e siamo sulla strada per scoprirne delle altre. Ma la chiave d'ingresso è costituita dalla temporalità e dal suo prodotto più misterioso: il pensiero che ha fondato la vicenda esistenziale della specie. Ma questo strumento che ha raggiunto luoghi non raggiungibili fuori di esso, cresce lentamente ed è limitato per cui nulla sappiamo sulla sua capacità di penetrare in altri luoghi del tempo o altri ambiti come ha aperto un passato o un futuro. Se poi dicessimo che non abbiamo diritto di pensare altri ambiti di cui non captiamo segno o traccia cadremmo in un rozzo empirismo che ignora proprio la cosa che noi vogliamo capire: la struttura del tempo.

LIMITI METAFISICI
Nè la scienza nè la filosofia possono fermarsi al nostro mondo e in questo senso entrambe debbono essere " metafisiche " se vogliono crescere, tuttavia su questa esperienza (la metafisica) pesa un forte limite storico. Essa è stata costruita in maniera religiosa perchè ha voluto rispondere ad ogni costo, e arrogantemente, a domande cruciali. La metafisica ha voluto ignorare la grande rilevanza psicologica che qualunque risposta possiede.
Rispondere, essendo dunque capaci di completare il miracolo della domanda, è cosa degna degli dei. La metafisica ha avuto questo vizio di fondo: essa è servita per dispensare coraggio e certezza ad un essere bisognoso equiparandolo agli dei e così, con la risposta frettolosa, imprudente e ingiustificata, ha perso il senso e il valore della domanda. Ma la diacronia No. Essa deve semplicemente registrare la domanda e iniziare la navigazione sapendo cosa comporterebbe una caduta metafisica. Per antonomasia la diacronia spazia oltre l'empirico ma è un pensiero critico, il suo scopo è quello di incorporare spazi e sezioni di mondi non empirici nel nostro mondo del quale possiamo avere una qualche esperienza. Un pensiero diacronico, indagatore del tempo, si rifiuta di rispondere se non lo può fare tenendosi però la domanda e il dubbio sulla stessa possibilità di rispondere. La diacronia è dunque un'attitudine nuova che salva la metafisica dal disastro a cui si è votata e promette, proprio per il suo disincanto, mille anni di pensiero originale, mille anni di creatività o mille anni di inquietudine intorno a barriere non superabili.
La diacronia, a differenza della metafisica classica, è sulla strada per superare e disvelare buona parte delle problematiche emozionali legate alla ricerca filosofica ed è per questo che più che certezza sforna e semina dubbi avendo un alto senso del limite. C'è un parziale recupero del kantismo che riguarda il limite conoscitivo ma c'è un altro aspetto kantiano nella ricerca diacronica e in particolare in Polistena: la superiorità della pratica. La ricerca diacronica salva la filosofia dall'insignificanza e con essa l'uomo.

IL TEMPO PARLERA'
Un criptico messianismo aleggia nei lavori diacronici un po' di tutti: il tempo parlerà, svelerà cose inaudite, aprirà i mondi e come noi oggi scopriamo e ricostruiamo attraverso i fossili le antiche storie, così ricostruiremo cose oggi ignote solo aspettando perchè il tempo svolgerà una " funzione supplementare " in direzione della conoscenza.
E' vero, bisogna riconoscere che poco più oltre rispetto a questa impostazione c'è l'insidia religiosa, il tempo diventa un essere, un principio ontologico delle cose e somiglia al vecchio dio ma, secondo Polistena, c'è un criterio discriminante che impedisce la caduta dottrinale: il tempo non è un essere ontologicamente dato che sta alla base delle cose ma un orizzonte, una barriera, un limite: la filosofia dice solo che è lì che bisogna cercare e indagare. In secondo luogo la speranza in una parola del tempo non è una certezza, non sconfina in una definizione ma è solo indicazione legittima o forse legittima difesa. " La conoscenza è pazienza " è questo il titolo di uno degli ultimi lavori di Polistena ma non si tratta di attesa contemplativa ma della necessità del fare per salvarsi e per salvare.
All'uomo infatti, essere che sintetizza e accoglie gli echi di più mondi, si apre necessariamente lo spazio della politica come banco di prova e di sfida per tentare una gestione collettiva del futuro del mondo aperto dal tempo e che ci attende fuori dalla fitta prigione del presente a cui si votano le persone. Il presente è un ambito dove restano coloro che non vedono e neppure camminano, soggetti totalmente al tempo che passa per tutti.
La filosofia e la politica colpiscono le catene del presente: sono discipline della sintesi e della complessità, le uniche capaci di rispondere al potere emarginante della modernità.
Attraverso queste realtà parlano i filosofi ancora vivi, consapevoli che si tratta di discipline salvifiche. Solo una riscoperta della politica salverà il mondo (4). Questo aspetto della problematica diacronica è meno evidente e sembra arbitrario e non conseguenziale, nondimeno Polistena insiste sull'unità di filosofia e politica che si dispiega una volta che all'orizzonte della specie emerge un luogo, il futuro, che deve essere riempito non necessariamente e solo da un destino ma eventualmente dall'azione collettiva dell'uomo.
Quest'azione è la politica, una cosa tutta da scoprire. Ecco il pensiero radicalmente teoretico diventa pratico e guida per l'azione, ecco come lo studio del tempo assurge dalle profondità " diacroniche " alla vita attiva, quella delle relazioni tra gli uomini.
La promessa della diacronia è la promessa di un grande programma di ricerca per il quale occorrono molte filosofe e filosofi molte scienziate e scienziati. Si tratta, ancora una volta, di un principio-speranza per il quale si potrebbe decidere di continuare a vivere.


* Carla Rodriguez, 50 anni, ha insegnato fino al 1993 presso la New School for Social Research di New York. Studiosa di Hannah Arendt ha scritto numerosi articoli sul contributo delle donne al pensiero filosofico.
Note: 1) Di J.T. Fraser è reperibile in italiano il testo " Il tempo: una presenza sconosciuta ", ed. Feltrinelli.2) Sono interessanti i lavori di Giacomo Marramao, Giuseppe Barletta ed Emanuele Riverso, nonchè i libri collettivi curati da Umberto Curi (1987) e Ruggero Romano (1981). Una ricerca molto originale è quella condotta da Ludovico Giulio nel testo
2) Le molecole del tempo ".
3) Alcuni articoli sulla filosofia di Polistena sono apparsi su Bell-air-express e sul " feuille vallon ". In Italia sul mensile " via libera " e sulla " Procellaria ". Su Seme anarchico sono apparsi alcuni articoli che riguardavano prevalentemente la concezione della religione. Nel libro di Sebastiano Crestani " L'evenienza dell'essere " c'è la stroncatura cattolica delle tesi di Polistena.
4) Si collega significativamente a questo discorso la concezione del Rorty sulla priorità della democrazia sul resto.
5) Le tesi di Polistena sulla politica non sono organiche. Esse riguardano essenzialmente il problema della forma che si lega alla problematicità del potere. Qualcosa si può leggere sulle riflessioni sulla modernità (Malvagia n.36) e su alcune riviste dove si affronta in termini pratici il problema della forma e del potere nella stigmatizzazione del professionismo politico che tecnicizza un'attività che per principio non è tecnicizzabile come la politica.

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