SCIENZA: LINGUAGGIO E METODOLOGIA DIVULGATIVA.
di Franco CARDONE
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Ogni disciplina scientifica ha una sua storia, una filosofia propria ed una semantica che tutte le appartengono intersecandosi con il tessuto ove quella specifica disciplina si è maturata. Per successive sedimentazioni culturali si perviene ad un apparato concettuale che non è scevro di compromessi interdisciplinari i quali tutti contribuiscono alla costruzione di quell'apparato che nella verifica sperimentale deve trovare la sua consistenza fisica. Questo tipo di analisi, purtroppo, non viene praticata quando la scienza diviene argomento di studio nelle aule scolastiche ed universitarie. La necessità di sezionare in senso storico-scientifico un determinato problema, viene avvertito da pochissimi essendo prassi comune l'analisi pura e semplice che viene condotta nel ristretto ambito della fenomenologia che attiene a quel determinato evento. La restrizione del contesto relazionale, senza aver riguardo all'evoluzione del pensiero che sottese e sottende quel determinato fatto o evento in studio ,causa incomunicabilità tra i diversi aspetti culturali e finalizza lo studio ad una pseudo specializzazione, fondamentalmente improduttiva.
L'atteggiamento della gente comune verso la scienza è normalmente caratterizzato da scetticismo e diffidenza spesso sintomi della difficoltà di comprendere e dialogare con una realtà che appare lontana dal linguaggio comune. Il linguaggio della scienza, o meglio quello adottato dagli iniziati, è spesso ricco di fraseologie e sillogismi non facilmente comprensibili, e ciò si verifica anche quando si vanno trattando fenomeni che riguardano da vicino il mondo in cui viviamo. Ad esempio quando si parla di impatto ambientale o di problema energetico, fatti ben attagliati alle necessità di comune interesse, si fa grande uso di termini che non consentono livelli di comprensione oggettivamente determinanti. Ciò è tanto piu' grave, quanto gravi sono i problemi energetico-ambientali che si vorrebbe risolvere con quel "certo tipo" di sensibilizzazione. Il risultato è che il cittadino, non avendo coscienza degli effetti che determinati comportamenti causano, persiste nella convinzione che certi problemi debbano essere risolti da ipotetiche leggi od altrettanto ipotetici apparati dell'amministrazione locale o statale. Non rendendosi conto che non esisterà mai uno strumento legislativo o d'altro genere che, da solo, senza cioè il coinvolgimento di ciascuno, potrà determinare miglioramenti del rapporto uomo-ambiente. A questo punto si rende necessaria un'attenta disamina della problematica sotto i vari aspetti metodologici e culturali.
La scienza non è costituita da un insieme ordinato ed immutabile di fatti e teorie ,al contrario essa rappresenta un organismo che vive di continua osmosi evolutiva che interagisce con il contesto culturale più generale. La necessità di rivalorizzare lo studio storico-critico della scienza è vieppiu' accentuata dalla crisi che è evidente nei rapporti tra cultura umanistica e cultura scientifica. Il fine di una storia della scienza è soprattutto quello di comporre un quadro di riferimento filosofico e semantico che serva da guida a coloro che si approssimano allo studio di una disciplina. E ciò al fine di costruire idee chiare intorno ai metodi ed alle tematiche sperimentali che sono espressione di quel determinato atteggiamento filosofico che ha condotto e conduce il lavoro degli studiosi. Quindi, non già pura informazione, bensì momento fecondo di elaborazione cognitiva, necessario sostrato per comprendere realmente le ragioni di una disciplina.
Un altro aspetto per niente secondario è quello rappresentato, sul piano della valenza culturale, da quella disciplina che potremmo definire pedagogia della scienza.
A tal proposito, ricordiamo lo scienziato Stanislao Cannizzaro (chimico, 1826-1910) . Egli nel "Sunto di un corso di filosofia chimica, fatto nella Regia Università di Genova" assume la veste di scienziato-pedagogo e pertanto costituisce ancor'oggi, un vero e proprio modello di riferimento, purtroppo, dai suoi successori, altamente misconosciuto.
Per dare dimensione concreta di quella che era la filosofia di Cannizzaro reputo importante riportare alcuni passi del " Sunto " che come si vedrà non necessitano di ulteriori commenti. Il brano che riporto riguarda l'applicazione dell'ipotesi di Avogadro ed Ampère ai fini della determinazione dei pesi molecolari: " Tutti i numeri contenuti nel quadro sono comparabili tra di loro, essendo riferiti alla medesima unità. E per piantare ciò bene in mente ai miei allievi , ricorro ad un artificio semplicissimo ... ma le idee chiare rimangono nelle menti degli allievi qualunque sia il loro grado di istruzione matematica ... Fo presso a poco come gli ingegneri i quali distruggono le armature in legno che hanno servito a costruire i ponti, appena essi possono reggersi da loro stessi. Ma temo che tu dica: valeva poi la pena, ed il consumo di tempo e di inchiostro per narrarmi questo artificio tanto volgare? Son però costretto a dirti che mi ci son voluto fermare, perchè mi sono affezionato a questo ripiego pedagogico, avendo fatto tanto buon successo tra i miei allievi; perciò oso consigliarlo a tutti coloro i quali devono, come me, insegnare chimica a giovani non molto abituati nei paragoni di quantità ".
Ho voluto mettere in corsivo, alcuni tratti del brano, ove è fortemente manifesta l'attenzione di Cannizzaro nel voler concretizzare l'insegnamento della scienza inqualcosa di tangibile. Egli ricorre ad una sorta di "epistemologia pratica" che mette a suo agio l'allievo e lo rende contemporaneamente parte attiva del processo di apprendimento.
Voglio qui sottolineare come lo studio della scienza non possa prescindere dall'analisi filosofico-semantica dei testi e del linguaggio e ciò soprattutto in relazione al metodo d'insegnamento che, oggi, apparentemente privilegia la dimensione tecnologica deprimendo quella dei concetti e delle idee, quasi fosse possibile formare buoni tecnologi facendo a meno di un bagaglio concettuale, che invece è il necessario sostrato di ogni speculazione tecnologica. Si può verificare, ad esempio, che molti laureati non conoscano nemmeno l'etimo della parola "chimica" e ciò è ascrivibile soprattutto ai testi scolastico-universitari che aborriscono tutto ciò che non è scritto nel linguaggio delle formule e dei numeri . Certamente l'analisi delle idee e dei significati che sottengono la struttura lessicale e sintattica della scienza, sarebbe di grande aiuto allo studente, il quale si verrebbe a trovare al centro di un sistema coordinato di concetti e fatti, in feconda dialettica culturale, tra loro.
Non è necessario, credo, soffermarsi sui motivi di fondo di un progetto di divulgazione. E ciò soprattutto perchè la scienza stessa è parte integrante del nostro mondo quotidiano e penetra in ogni campo dell'attività umana, determinando problematiche che proprio a causa dell'ignoranza appaiono insormontabili. Ma cosa significa "divulgare" ?
Bisogna intendere l'organizzazione e l'esecuzione di un programma di studio che partendo dalle aule scolastiche pervenga gradualmente all'università al fine di preparare con nuovi metodi, l'approccio al nostro ecosistema. Non solo, per divulgazione bisogna anche intendere la necessità di sensibilizzare sempre piu' numerosi strati sociali al problema della gestione energetica magari attraverso incentivi economici che stimolino al risparmio dell'energia elettrica e dei combustibili in generale. Una politica di questo genere può essere attuata solo con l'impiego di risorse umane che oggi vengono sprecate in attività non sempre significative. Per quanto attiene al mondo universitario, bisogna mettere in evidenza come, alle molte ricerche di elevato livello scientifico, non vengano affiancate ricerche in didattica delle scienze. Un tale filone di ricerca avrebbe gli studenti , quali primi utenti istituzionali di quelle strutture, invece spesso, questi, rimangono estranei al processo teorico-sperimentale che dovrebbe altresì vederli protagonisti. Una tale carenza, è tra l'altro, causa delle disfunzioni che si verificano sul piano dell'insegnamento scientifico, ove questo è appannaggio di laureati che mai hanno seguito un corso curriculare di didattica delle scienze. Gli effetti ovviamente si risentono sia nell'ambito scolastico che in quello universitario.
Si rende necessario ed indilazionabile quindi, il ripristino di quel rapporto pedagogico di cannizzariana memoria, che vede lo studente, reduce dai banchi della scuola superiore, incontrarsi (non scontrarsi) con l'università.
Questa digressione sul ruolo che l'università ha disatteso nel contesto culturale italiano spero serva ad accendere un dibattito culturale che determini riflessioni a tutto campo, quindi, aperte alle istanze che provengono dal mondo studentesco e da quello docente.
In ultima analisi emerge come, solo previa riverifica di quelle che sono state finora le metodologie legate al rapporto docente - discente, si possa procedere alla ricucitura culturale che veda i due soggetti, quale parte attiva di un interscambio di conoscenze formative ed interattive. Al fine di realizzare una formazione scolastica ed educativa che possa fattivamente trasporsi nella vita quotidiana e nei rapporti sociali. In questo quadro ben si colloca un metodo di studio " nuovo " che si fondi retrospettivamente sulla disciplina e sulla sua storia ed evoluzione culturale.
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