REGGIO CALABRIA - L'età bizantina
Una città incerta

di Giuseppe Restifo e Giusi Currò
Procopio esclude la presenza di mura e fortificazioni per i paesi bizantini della Calabria, facendo così venir meno una peculiarità prettamente urbana a suo modo di vedere. Prima della "riconquista" è incerta l'esistenza a Reggio di una cinta muraria; più probabilmente la funzione di difesa militare è svolta da un kastron o da un kastellion. In una seconda fase le funzioni e la forma urbana vengono ristrutturate, facendo perno sulle istituzioni "continue" del potere civile e di quello ecclesiastico. La vicenda reggina, fra la metà del VI secolo e la fine del IX, appare simile a quella di molte altre città dell'Asia Minore, delle coste dei Balcani e della stessa Italia meridionale. Seppur in presenza di un processo di ruralizzazione, sul territorio bizantino "molte città continuarono a esistere sia come centri commercio che di una seppur ridotta produzione, sia come centri amministrativi, religiosi e militari. L'impero bizantino trovò nell'economia monetaria, basata in buona parte appunto sull'esistenza di una vasta rete di città, le forze per superare la crisi dell'epoca tardo-romana".

Reggio come simbolo

Fin dall'inizio i Bizantini non sottovalutano il valore strategico della Calabria, in modo particolare della parte più omogenea etnicamente e socialmente, ovvero la regione meridionale. La fascia territoriale tra Catona, Reggio e Leucopetra, tutta da studiare dal punto di vista archeologico, nel tempo ha dato resti che, pur nella loro frammentarietà, attestano una continuità di frequentazione. Di Reggio, riportata dalle fonti come esistente in quanto città, si può dire siano nulli i resti per quest'epoca. Procopio la registra come centro importante; essa è pure annotata nel registro delle lettere di Papa Gregorio; Paolo Diacono la nomina fra le città rilevanti della Calabria, insieme a Cassano, Cosenza e Malvito. Tutti questi centri si trovano sulle vecchie strade romane: dall'analisi della permanenza di punti urbanizzati si può dedurre che la contrazione del numero delle città nel territorio regionale si registra prevalentemente sulle coste. La "resistenza" di Reggio, come città costiera, è attestata anche dalla menzione come sede di provenienza di vescovi calabresi ai sinodi di Roma, di Nicea e di Costantinopoli.
L'importanza di Reggio, in quanto centro urbano regionale posto sulle rive del mare, è consolidata dalla scelta bizantina di farla sede del ducato di Calabria, alle dipendenze dello stratega di Siracusa. La disposizione dell'assetto territoriale, che avrebbe caratterizzato la Calabria per lunghissimo tempo, con la ritrazione delle colture sulle colline e sui monti, lascia spazio per una sola città costiera. La "vie ralentie" regionale vede accumulare sulle rive dello Stretto funzioni militari - Reggio è una delle pochissime piazzeforti calabresi -, civili - è capitale del Ducato e sarà sede dello stratega -, religiose - vi risiede il metropolita -. Tuttavia la presenza della città nei testi agiografici come in alcuni atti notarili è scarsa: queste fonti indicano generalmente una zona o una regione e fanno pensare a una realtà ruralizzata. La residenza è nel villaggio o nei castelli; Reggio sembra esistere quasi a livello simbolico. In ogni caso è ipotizzabile la sua ritrazione dalla riva marina verso l'altura del castello, quasi seguendo un fenomeno regionale di ricerca di maggior sicurezza.
Fino al IX secolo si trova la denominazione ufficiale e burocratica della "città" nei documenti equivalendo il termine < <kastron > > al latino < <civitas > >, ma tentare di descrivere o quanto meno ipotizzare la Reggio bizantina è impresa quasi impossibile. L'ambito è incerto, suscettibile di modifiche solo attraverso indagini archeologiche, visto che nella ricostruzione dopo il terremoto del 1908 sono stati demoliti gli ultimi resti che avrebbero potuto far parte della prima città medievale. Ci si riferisce in particolare alla demolizione della parte nord-ovest del castello, la cui struttura aragonese è probabile inglobi elementi risalenti al < <kastron > > bizantino. Esso è attestato nel Brebion, insieme alla stessa casa dello stratega, a sua volta richiamata dal Bios di S. Elia lo Speleota con la definizione di < <praitorion > >.

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