BOSSINGTON NEW'S

di Giorgio NERI
Ha ragione Gianfranco Piazzesi sul Corriere della Sera del 5 maggio 1996 a dire che la vera novità del voto del 21 aprile non è stata la vittoria del centrosinistra, ma la crescita della Lega Nord. Gli avvenimenti e le affermazioni del dopoelezioni lo confermano in pieno.
Dunque la nuova bandiera della Lega è la secessione, la scissione, l'indipendenza del Nord Italia da un rimanente territorio "palla al piede" e "sanguisuga" di promettenti crescite economiche. Ecco il primo e nuovo problema di Romano Prodi e del suo Governo.
Quanto sia credibile Bossi a rivendicare, a nome della gente padana, un così pressante sentimento indipendentista, non sta a noi giudicarlo. Tuttavia il problema è grave, e per quanto opinabile possa essere agli occhi di un cittadino meridionale, la richiesta di un Federalismo forte, non può essere più elusa da nessuno. E' il solo modo per "disattivare" lo scoppio di un'autentica bomba ad orologeria che sta minacciando il paese ed i valori sui quali esso si è fondato. Non servirebbe, dopo, i richiami ad un Codice che sottintende comunque una entità nazionale, e pertanto risulterebbe inapplicabile nel caso, non più forse remoto, in cui una larga fetta di popolazione di questo paese chiedesse di dar vita ad una autonoma entità statale.
Bossi ha parlato di "processo democratico" nell'articolazione della struttura territoriale nazionale.
Una sorta di "separazione consensuale" tra il Nord ed il Sud del paese, così come avviene tra due coniugi che capiscono, entrambi, di non poter continuare a vivere assieme. La cosa che non si riesce a capire è su quali fondamenti normativi, istituzionali si basa questo percorso.
La Carta Costituzionale della nostra Repubblica non è il punto da cui è partita l'unità di questo paese, ma l'approdo democratico di un processo che era iniziato molto tempo prima, e che dell'unita' nazionale aveva fatto uno dei principi ispiratori di tutto il pensiero politico europeo. Per questo la nostra Costituzione ribadisce l'unicità e la indivisibilità della Repubblica.
Un aspetto insito nello stesso concetto di Italia, non altrimenti immaginabile se non nell'estensione territoriale e politica che la storia le ha assegnato.
La storia ci consegna degli esempi illuminanti e tragici dei possibili scenari verso i quali si sta dirigendo questo paese. Quando si parla di referendum popolari, di (fortunatamente) improbabili plebisciti separatisti, si fa un torto alla storia, ma soprattutto alle istituzioni di questo paese.
Al rispetto che manca e che è mancato in questa nazione quando il dibattitto politico si è accanito sui metodi e sugli obiettivi di una riforma dello Stato. E' emersa una sottovalutazione generale di principi fondamentali che, la storia ci ha assegnato, e le esternazioni leghiste più recenti ci confermano, invece meritano valore eterno, e pertanto vanno ribaditi e difesi. Il federalismo eversivo della Lega, completa l'offesa che attraverso violenze verbali prima, antimeridionalismo e razzismo dopo, è stata compiuta a larga parte della popolazione di questo paese, anche quella del Nord, che a fianco di quella del Sud, ha lavorato, combattuto e si è sacrificata, nelle stesse "trincee" e con la stessa divisa in nome di questo Stato. Un solo Stato.

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