PSICOLOGO ALLA FINESTRA

OMOSESSUALITA', TRAVESTITISMO, TRANSESSUALITA'

di Gabriele ROMEO
Era l'estate del 1968; avevo appena finito di guardare i quadri ed avevo appena appreso di aver superato brillantemente gli esami di stato della scuola elementare. Immaginai me di li' a pochi mesi quando, finalmente senza piu' grembiule, avrei fatto il mio ingresso nella scuola dei grandi, quella media. Ma questo ci sarebbe stato a tempo debito; ora mi potevo lasciare alle spalle un anno di pioggia, maltempo e studi alle spalle e godermi la spensieratezza, il calore e le avventure le quali mi sarebbero state offerte dalla nuova estate.
Mio nonno materno, come premio per la mia promozione, mi offrì di passare tutta l'estate da lui a Cicala, un piccolo paese collinare in provincia di Catanzaro. In verità ci ero stato altre volte ma solo per pochi giorni e comunque mai da solo, senza i miei genitori. Senza pensarci un istante accettai subito e così mio padre mi accompagnò dai nonni e, dopo avermi fatto le solite raccomandazioni di rito (stai buono, non fare arrabbiare i nonni) che io sapevo già che non avrei affatto ripettato, se ne andò. Il paese dei miei nonni era un tipico paese dell'entroterra calabrese : desolato e semiabbandonato d'inverno e pieno di vita e chiassoso d'estate.
Si udiva una miscellanea di lingue : tedesco, francese, inglese e, perchè no, italiano confusamente mescolate col dialetto della terra natia , mai dimenticato dagli emigrati. Anche quell'anno, dopo aver salutato i nonni, scesi in piazza per ritrovare gli amici e, assieme a loro iniziai a divertirmi correndo sui prati, annusando l'aria che odorava di erba, rotolandomi sui prati tra i covoni di grano, facendo ricche colazioni a base di pane e "suppessata" (un salume tipico)."E' un quadro molto idilliaco" intervenne la mia psicoterapeuta e non disse altro; "Come al solito la maledetta ha capito tutto" io pensai e mi decisi ad arrivare al punto cruciale. Quell'estate feci caso ad un fatto che era successo anche negli anni precedenti ma al quale non avevo fatto mai molto caso. Capitava, a volte, che qualcuno del gruppo si appartasse; io, per curiosità, seguii un paio di amici e da dietro un albero li spiai, a loro insaputa. Con mio grande stupore vidi che si toccavano nelle zone genitali; la cosa mi lasciò parecchio turbato e mi rovinò il resto delle vacanze le quali, peraltro, erano già quasi finite.
Al rientro a casa accennai la cosa a mio cognato, il fidanzato di mia sorella, il quale aveva all'epoca una ventina d'anni scarsi e da me era visto come un modello di riferimento.
Enrico (così si chiama) mi rassicurò dicendomi che episodi come quello da me visto erano piuttosto frequenti nell'adolescenza e che quindi non trattavasi di un fatto di omosessualità. "Benissimo" commentò la mia psicoterapeuta ed io capii che lei aveva compreso che la storia non era finita quà. Infatti, due giorni prima della seduta su descritta il campanello del mio studio aveva trillato ed il signore che aveva suonato, dopo essersi accomodato in poltrona, mi aveva confidato con non-chalance di essere omosessuale. Questo fatto mi scatenò una serie di dubbi su cosa avrei dovuto fare.
Avrei dovuto ricondurlo sulla retta via (ammesso che io sapessi quale fosse) o avrei dovuto aiutarlo nel suo vissuto omosessuale, aiutandolo a contenere le sue angosce?
E, ancora, avrei dovuto tener conto della richiesta che mi veniva fatta o avrei dovuto fare una riformulazione della stessa?. L'omosessualità, ormai da tempo cancellata dall'APA (American psychiatric association) dall'elenco delle malattie, si può definire come la presenza di pulsioni sessuali dirette verso il proprio sesso invece verso l'altro. L'omosessualità si può definire egodistonica od egosintonica, secondo che venga rispettivamente vissuta con sensi di colpa o senza. Può anche esistere una pseudoomosessualità, particolarmente frequente nei maschi adolescenti e dovuta perlopiù a scarsa autostima derivante da una presunta incapacità ad attrarre le ragazze o per aver fatto le prime esperienze sessuali con altri ragazzi o per il coesistere di entrambe le cose.
Il travestitismo (termine coniato dal sessuologo tedesco Magnus Hierschfeld nel 1910) o feticismo da travestimento, consiste, secondo il DSM IV (il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali giunto alla sua quarta edizione; esso, in parole povere, è un elenco delle malattie d'ordine psichiatrico dotato di un sistema di codificazione universalmente valido) nella tendenza ad indossare indumenti tipici del sesso opposto.
E' un quadro clinico descritto nei maschi solamente. Può essere o meno accompagnato da tendenze omosessuali. L'individuo con questo disturbo fa collezione di abiti femminili e si può travestire con essi completamente o solo con un capo (slip, calze femminili) sotto i suoi abiti maschili; quando è travestito, in genere si masturba, sviluppando una serie di fantasie inerenti gli indumenti usati. Questo comportamento è, a volte, occasionale mentre in altri casi è frequente al punto da diventare l'unico modo di abbigliarsi.
In questi ultimi casi spesso il travestitismo si accompagna al trucco, ad un'acconciatura di capelli, al modo di atteggiarsi, al modo di camminare tipicamente femminili e si esprime anche in pubblico. E' da rilevare come gli atteggiamenti del travestito possano mutare col tempo con diminuizione fino alla scomparsa dell'eccitazione sessuale o con un suo aumento. A volte coesistono anche masochismo e transessualismo. Il transessualismo (termine coniato dallo psichiatra statunitense Cauldwell nel 1949) o disturbo dell'identità di genere è caratterizzato dall'identificazione marcata e duratura col sesso opposto e da un persistente disagio del vivere nel proprio ruolo sessuale.
Questo quadro clinico è presente sia nel maschio che nella femmina, anche se nel primo si manifesta con una frequenza poco meno che tripla rispetto alla seconda. L'identificazione col sesso opposto si manifesta con interesse eccessivo verso le attività (ludiche, hobbystiche, attitudinali) dell'altro sesso e scarso verso le attività tipiche del proprio sesso. Il disagio nel vivere il proprio ruolo sessuale si manifesta già in età infantile nelle attività minzionali (le bambine urinano in piedi ed i bambini seduti) e fantastiche (le bambine sostengono che da grandi diverranno uomini ed i bambini donne).
Il soggetto con questo quadro clinico trova disgustosi i propri genitali e, già nell'adolescenza, inizia a sostenere di volersene sbarazzare per poter cambiare sesso; spesso da adulto si sottopone a cure ormonali, estetiche e chirurgiche che lo porteranno a cambiare sesso. Esistono diverse teorie eziopatogenetiche. Non sono mai state trovate alterazioni della mappa cromosomica nè della costellazione genica motivo per il quale, perlomeno allo stato attuale della ricerca, possiamo escludere ipotesi genetiche. Studi riguardanti fattori educativi ed ambientali non hanno portato ad univoche conclusioni. Le più accreditate risultano le teorie psicoanalitiche le quali fanno risalire l'inizio della devianza ai primi anni di vita. Sappiamo che molti degli apprendimenti si verificano per imitazione; il bambino vedendo i genitori compiere una certa azione, la imita e così con la ripetizione continua la apprende, dapprima in modo esclusivamente meccanico come sequenza di gesti e poi logico con l'attribuzione di significato. Anche l'identità di genere non sfugge a questa regola; il bambino modella, infatti, la propria identità "copiando" gli atteggiamenti del genitore del proprio sesso. Nelle famiglie di soggetti con le problematiche su descritte è in genere presente lo stesso fenomeno : il genitore del sesso uguale è incapace di incidere positivamente sulla formanda personalità del figlio\a per un qualsiasi motivo oppure non è capace di farsi stimare (per es. è assente fisicamente o possiede una personalità debole essendo quindi succube del coniuge o affetto da depressione di notevole entità).
Si verifica, quindi, conseguentemente, un'identificazione col genitore del sesso opposto che marca l'inizio della devianza. Sono fondamentali, a questo punto, gli atteggiamenti genitoriali in generale, e del genitore dominante in particolare. Infatti, atteggiamenti di quiescenza od addirittura di compiacimento incoraggeranno e canalizzeranno definitivamente le tendenze devianti.
Essendo il tessuto stesso della società profondamente intriso dalla sessualità, la quale impregna anche la cultura di tutto l'ambiente a noi circostante è assolutamente evidente che i soggetti affetti da una delle problematiche sopra descritte andranno di certo incontro ad una sempre crescente stigmatizzazione sociale, in parallelo al crescere della loro età anagrafica. Il rifiuto della società causerà ulteriori problemi, poichè questi soggetti tenderanno a chiudersi in loro stessi ed a deprimersi oppure a ricercare esclusivamente la compagnia di altre persone a loro affini e con gli stessi problemi col pericolo di rinchiudersi, praticamente, in ritrovi con caratteristiche di "ghetti", stigmatizzati dai bigotti e magari oggetto di persecuzioni intolleranti.
Normalmente ognuno di noi ha ben presente il proprio corpo la cui rappresentazione mentale si chiama schema corporeo. La conoscenza del nostro schema corporeo ci permette di muoverci nello spazio circostante, di riconoscerci allo specchio, di sceglierci gli abiti quando non li possiamo misurare ma abbiamo urgenza di acquistarli e, quindi, in breve di autorappresentarci e di autodefinirci da un punto di vista corporeo e quindi anche sessuale; ne deriva che, in assenza di patologie, l'IO corporeo e quello psichico coincidono.
Il soggetto con un problema sessuale tra quelli in discussione in questa rubrica, invece, si caratterizza fondamentalmente per una scissione tra l'IO corporeo e l'IO psichico. L'individuo, infatti, rifiuta il proprio corpo e con esso la propria sessualità, avendo in mente la vera proiezione della propria corporeità ma una sua ben diversa rappresentazione del proprio schema corporeo.
Da questa dicotomia corporeo-sessuale (considerando che in un eventuale conflitto tra l'IO corporeo e quello psichico è questo ultimo il vincente) nasce il rifiuto del sesso opposto (come partnership coitale) al quale ci si sente d'appartenere come genere; sarebbero, in quest'ottica, e quindi paradossalmente, azioni omossessuali quelle compiute con soggetti dell'altro sesso e non quelle compiute con soggetti del proprio sesso verso i quali ci si sente irresistibilmente attratti. A questo punto è inevitabile il ricorso dapprima a fantasie e uccessivamente ad azioni le quali soddisfino il proprio IO psichico, fino ad arrivare nei casi di conflittualità estrema addirittura, come nel transessualismo, alla modifica permanente del proprio IO corporeo.
Per finire da dove iniziammo dopo aver esposto i dubbi che mi affliggevano alla mia psicoterapeuta mi posizionai in situazione d'ascolto per ricevere dei chiarimenti che potessero orientare la mia condotta nei riguardi del cliente da me venuto. Lei, invece, guardando la finestra, chiuse la seduta dicendo "E' inverno e per questo piove" e quindi sorridendo concluse "se ci fosse un sole ardente sarebbe ben strano".
Mi congedai e per tutto il viaggio di ritorno mi posi mille interrogativi sul significato di quella frase senza riuscire a trovare una risposta. La mattina dopo il rientro ancora non ero riuscito a risolvere l'enigma; decisi di rimandare la questione al pomeriggio anche se proprio in apertura avevo da impostare il contratto terapeutico e qundi avrei dovuto esporre le mie strategie e gli obiettivi da raggiungere proprio al signore con problemi di omosessualità.
Era una bella giornata, con quel minimo di freddo, tipico della mia città , unico elemento presente a ricordare che si era in inverno. Andai fino al porto a bighellonare e li trovai un pescatore che stava leggendo il giornale. Incuriosito da tale fatto ed essendo totalmente ignorante di faccende di pesca gli chiesi come potesse fare a prendere qualcosa senza essere completamente concentrato. Lui mi rispose "Quando il pesce abbocca la lenza si tende"; io interpretai il tutto come un fatto ovvio in questa seguenza : il pesce abbocca, la lenzasi tende ed è ineluttabile che io me ne accorga anche senza essere particolarmente concentrato.
Era una cosa che non si poteva quindi modificare così come non si può modificare il fatto che in inverno non ci può essere un sole ardente così come non si possono modificare le pulsioni istintuali di un individuo.
Capii quindi il messaggio della mia psicoterapeuta: trattandosi di un'omosessualità egosintonica (cosa questa evidenziata dalla non-chalance con cui il signore che avrei dovuto vedere nel pomeriggio nonchè dalla mancanza di sensi di colpa nel suo vissuto sessuale che veniva invece serenamente accettato) l'unica cosa che non avrei dovuto fare sarebbe stata quella di interferire con quelle che erano le sue scelte ma di aiutarlo in ciò di cui lui sentiva bisogno (la condizione d'isolamento nella quale si trovava che lo aveva portato ad una larvata depressione nonchè a sensi di sfiducia nel futuro per la difficolta a trovare un partner stabile da amare e col quale costruire un rapporto durevole). Respirai profondamente, inalando l'odore del mare e, per la prima volta, mi resi conto di avere accettato anche interiormente e non solo razionalmente quell'episodio avvenuto innumerevoli estati prima.

BIBLIOGRAFIA



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