di Giovanni CONDEMI (Presidente Ass. It. Oncologia Medica - Sez. Calabria)
In atto la diagnosi precoce in oncologia viene attuata attraverso diverse modalità:
Valutazione del rischio tramite il medico curante (individuale)
Screening di gruppi di popolazione a rischio (mirato)
Screening di massa (screening classico)
Che nessun paese al mondo sia in grado di sopportare le spese derivanti da una politica di prevenzione sanitaria di massa è un dato ormai acquisito (rischi di carattere economico e sociale). Nei punti B e C su esposti si fa riferimento allo "screening", questo per essere corretto eticamente e dal punto di vista scientifico deve essere:
attuato con metodiche facilmente accessibili e scientificamente valide;
socialmente accettabile per i soggetti che devono sottoporvisi;
preceduto da corretta, adeguata e comprensibile informazione e previo consenso del soggetto;
diretto alla popolazione (o gruppo) che può beneficiarne in modo semplice e lineare;
ben chiaro e distinto deve essere sia il costo che il beneficio derivato;
altamente attendibile il risultato.
La diagnosi precoce, dunque, in fase asintomatica deve consentire una diminuzione dei costi del trattamento a livello sia individuale che sociale con:
aumento del numero delle guarigioni;
aumento del tempo di sopravvivenza;
miglioramento della qualità della vita;
aumento della curabilità con minore impatto sulla integrità psicofisica e sociale del soggetto;
diminuzione dei ricoveri ospedalieri.
In assenza di tali elementi l'anticipo diagnostico avrebbe soltanto effetti indesiderati quali:
angoscia da conoscenza della malattia;
aumento dei falsi positivi;
aumento delle patologie iatrogene;
aumento dei costi senza beneficio reale.
Oggi i dati scientifici di cui siamo in possesso ci dicono che due sono gli screening di massa da "raccomandare":
Carcinoma della cervice uterina (Pap-test ogni tre anni per le donne di età compresa tra i 25 e i 69 anni).
Carcinoma della mammella nelle donne di età compresa tra i 50 e i 69 anni, (esame mammografico ogni due anni. Esame clinico all'occorrenza prima, e solo su richiesta specifica dell'oncologo e/o del senologo, indagini ulteriori. * A tale scopo è opportuno chiarire che non ci sono dati sufficienti scientificamente che dimostrino una diminuzione della mortalità per le donne comprese tra i 40 e i 49 anni).
Tutti gli altri screening, anche quelli mirati a piccoli gruppi divisi per età, attività lavorative ed altro, sono da considerarsi nell'ambito di progetti atti ad acquisire "dati certi" circa la rilevanza sociale, che deve essere in grado e non può prescindere da considerazioni relative alle risorse disponibili. Da tale quadro di impostazione deve discostarsi il Medico Curante o lo Specialista quando rilevi più elementi a favore di un approfondimento diagnostico "dovuto" in presenza di un sospetto.
Alla luce di tutto quanto sopra esposto è augurabile, quindi, la realizzazione di una adeguata e continua informazione e formazione del Medico di medicina Generale, attraverso canali sia locali (Ordine dei Medici) sia nazionali (Corsi presso centri che si occupano prioritariamente di tematiche legate alle attività di prevenzione).
Bibliografia:
L'Europa contro il Cancro, Commissione delle Comunità Europee - Gennaio 1989.
*Chu K., Smart C, Tarone R " Analysis of breart cancer mortality and stage distribution by age for the Health Insurance Plan Clinical Trials" JWCI; 80; 1125 - 32.
De Vite VT J, Hallman S, Rosenberg S.A. "Cancer, Principales and practice of oncology" - JB Lippincott Co., Philadelphya 1982 4^ Ediz.
Holland JF, Frei A III°, Bost RCJ, Kufe D W, Morton DL, Weichselbaurun RR "Cancer Medicine" Lcac Febign Ed. 1993 3^ Ediz.
Comitato Nazionale per la Bioetica "Bioetica e formazione nel sistema sanitario."