Paleontologia - Reggio Calabria:

Un isola del Pleistocene


Messina - Si è conclusa in questi giorni, presso i padiglioni della Fiera di Messina, un interessante esposizione di reperti fossili organizzata dal Museo di Paleontologia di Mosca, diretto dal professor Ivan Egorov e dall'Istituto di Scienza della Terra dell'Università di Messina. Abbiamo incontrato i professori Alexander Kharitonov, Evgeny Maschenko ed Irina Sergeenkova dello stesso istituto moscovita, che hanno accompagnato i reperti rinvenuti nella penisola siberiana settentrionale, circa duemilioni di anni addietro.
Ma l'esposizione era arricchita anche da un padiglione "nostrano"; vi erano esposti infatti i resti fossili ritrovati in Sicilia ed in Calabria. In particolare la nostra attenzione è stata attratta dai reperti ritrovati in località San Francesco di Archi (Reggio Calabria). In questa località agli inizi degli anni settanta, durante i lavori di costruzione del raccordo stradale che congiunge l'autostrada SA-RC al porto di Reggio Calabria, sono stati rinvenuti reperti fossili risalenti al Pleistocene Medio. Il ritrovamento dei fossili, seguito dallo studioso Adolfo Bordar, ha evidenziato come in quel periodo in questa zona geografica vivessero esemplari di Elefante (Elephas Antiquus), Ippopotamo (Ippopothamus Amphibius), Cervo (Cervus elaphus dactyloceros), Rinoceronte (Dicerorhinus Merckii), Bue (Bos Primigenius). Un ritrovamento di particolare interesse scientifico, in località San Francesco di Archi, fu quello di una mandibola di un bambino dell'età di circa 5/6 anni di Homo Neandertalensis. La presenza nel Pleistocene Medio, nella zona dell'attuale punta estrema della Calabria, dell'uomo di Neandertal è stata ulteriormente dimostrata dai ritrovamenti avvenuti nel 1985, quando frammenti di cranio di un altro bambino di circa 4 anni furono ritrovati in Contrada Ianni di San Calogero, località del catanzarese nei pressi di Nicotera.
Le indagini peleontologiche, fino ad oggi condotte, hanno messo in luce un fatto singolare: i Neandertaliani, spintisi fino all'estrema punta sud della Calabria, non si spinsero mai oltre l'attuale stretto di Messina, infatti nessun manufatto dell'industria del Paleolitico è stato finora rinvenuto in Sicilia.
Ulteriori reperti fossili, ritrovati nella zona dell'attuale periferia sud della città di Reggio Calabria, dimostrano come nel periodo interglaciale del RISS-WURM, un periodo del Pleistocene superiore denominato Tirreniano, in questa zona fossero presenti cervidi del tipo Megacero Pigmeo (Megacero Calabriae) discendente del ben più possente Megalocerus Verticornis, vissuto nella penisola nel Pleistocene Medio.
Il ritrovamento dei fossili di questo mammifero assumono un grande interesse scientifico perchè avvalorano la tesi che nel periodo Tirreniano la punta estrema della Calabria fosse separata dal resto del continente da un braccio di mare, probabilmente in prossimità dell'istmo di Catanzaro, che ne fecero per lungo tempo un isola, e di quell'Isola Fossile, oggi ancora possiamo ritrovare significative tracce non solo nei greti delle fiumare alluvionali, ma anche sulle alture del Parco d'Aspromonte.

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