Vite parallele

di Pasquale Romeo
"...Rimaneva da vedere se io avevo perduto la mia identita senza possibile redenzione e se dovevo perciò fuggire prima del sorgere del sole da una casa che non era più la mia"
Da "Dr Jekyl e Mr. Hide" di Stevenson 1886
L'atroce interrogativo del Dr. Jekyl può servire da punto di partenza a vantaggio di un percorso che ho ritenuto opportuno si snodi dall'universo della patologia, in sensu strictu, come quello rappresentato dalla personalità multipla, a quello "parapatologico" delle vite parallele, a quello sicuramente normale del'uomo cosidetto "inquieto".
L'esistenza all'interno della persona di una o più personalità distinte o stati di personalità ( ciascuno con proprie modalità realtivamente costanti nel percepire nel rapportarsi e nel giudicare l'ambiente e se stesso) è ciò che indichiamo in psichiatria con la dizione personalità moltiple.
La transizione da una persopnalità all'altra è di solito drammatica,alcune volte una personalità può essere a corrente delle altre.
Ecco quì riportato per uso esplicativo un caso clinico della letteratura internazionale:
"Una ragazza di 21 anni si presenta come una giovane timida e sofferente, delicata nel parlare e moralista, tormentata da un grande rimorso e perplessa di essere rimasta incinta.Lo psichiatra chiede di sottoporla a ipnosi e la paziente acconsente.
Nell'ipnosi insiste per essere chiamata "Dominique" e si rivolge allo psichiatra con modalità provocatorie e seduttive raccontando come scivola fuori di casa durante la notte consumandosi tra grandi quantitativi di alcool".
Uscita dallo stadio di ipnosi la paziente non ricorderà nulla. La presenza di personalità multiple presuppone vite parallele spesso separate ed impermeabili all'interno dello stesso soggetto. In letteratura di questi casi se ne annoverano più di 350 costituendo perciò una rarità ma se da questo estremo, cioè quello della personalità multipla, passiamo a quello meno psichiatrico riguardante fatti di cronaca spesso accaduti od esempi cinematografici ( "Doppia personalitùà di Brian De Palma ) e letterari ( Dr. Jekyl, la grande sera, il fu Mattia Pascal ) allora la frequenza è molto più elevata e non quantificabile.
Se poi annoveriamo tra questi esempi di vite parallele tutti i serial killer rischiamo di considerare una molte troppo elevata ed etereogenea di casi. La vita parallela è più una condizione infantile presente nel bambino per puro scopo ludico ma in maniera sempre più frequente nell'adulto per dinamiche non ben esplorate. Da bambini si possiede quel che si dice "creatività prtimaria", il bambino è il piccolo demiurgo del mondo in cui vive, essendo investito di una carica di onnipotenza che gli rende possibile credersi ora medico, ora ingegnere ora amante ora marito ora amico all'interno di un contesto ludico che perde i confini col reale.
Secondo Freud è il principio del piacere che si confà ad un modo di operare primario, proprio come quello del bambinio; mi chiedo senza principio di realtà che ci spinge a tenere le redini di questa onnipotenza narcisistica, dove ora saremmo come uomini e come specie ? Forse bazzicheremo tra una vita e l'altra con una coscenza dell'io frammentata e mutevole, con un unità, personalizzazione ed identità sempre cangiante come i colori della primavera. Se invece di esplorare i confini della patologia con le personalità multiple od i confini della normalità con le vite parallele considerassimo l'uomo inquieto della vita quotidiana chi saprebbe definirlo?
Secondo Carotenuto l'individuo inquieto è colui che percepisce seppure in maniera oscura l'esigenza di una definizione di se e della sua vita in termini diversi da quelli appena sufficenti che necessitano all'uomo della norma, all'uomo la cui azione è dettata dal desiderio di un adesione ai canoni collettivi ".
Allora mi son chiesto ma l'uomo delle vite parallele l'uomo inquieto è forse colui che è affetto da un grave disturbo di personalità ? E' colui che secondo Jung non ha maturato il suo processo di individuazione che tramite scelte conseguenti gli ha permesso di azzerare la rosa delle scelte tipiche dell'onnipotyenza infantile; se fosse un grave disturbo di personalità è forse possibile includerlo in quello di tipo narcisistico o borderline ? Dove con disturbo di tipo narcisistico si intende un ipertrofica stima di se accompagnata da una mancanza di empatia ed un ipersesnibilità al giudizio degli altri, mentre per borderline una instabilità dell'umore accompagnato a gravi disturbi della propria identità anche se ambedue questi disturbi sono caratterizzati da relazioni instabili ed altalenanti. Eccone quì qualche esempio per confortare ciò che dico :
1° caso:
"era come se la paziente avesse scoperto una nuova "scissione" tra la base di altruismo in lei sopita e l'aspetto sadico e tirannico della propria personalità che aveva completamente dominato la maggior parte della sua vita " (disturbo borderline con caratteristiche infantili ed antisociali ) ;
2° caso:
"desideri di sedurmi, accompagnati dalla rilevazione di un parallelo senso di colpa profondo e distaccato per questa seduttività che si manifestava in modelli di comportamento autodistruttivi" (depressa con tratti bordrline );
3° caso:
"la signora J. aveva difficoltà a fornire un' immagine di se: da un lato soddisfatta del proprio lavoro artistico dall'altro si chiedeva se non ci fossde qualcosa di falso in lei" (personalità infantile con organizzazione borderline);
4° caso:
" a poco a poco riuscii a far notare ad A. come si identificasse in un controllore sadico che insisteva per forzarmi all'obbedienza tortale e che alla fine delle sedute facesse me come oggetto sadico e controllore che la trattava come se fosse priva di valori" ( disturbo narcisistico) .
O forse l'emergere di tutti questi disturbi non è che la conseguenza darwiniana del lungo cammino della nostra specie, frutto, di una selezione dettata da una società che come sostiene Joel Paris, ha perso alcune connotazioni sostanziali ?
Esaminiamone insieme alcune:
Perciò alla fine di questo marasma concettuale come si devono vedere alle soglie del 2000 la donna che scappa col suocero, il fu Mattia Pascal, l'uomo dalle mille relazioni sincrone, il serial killer fino a poco prima dellr luci della ribalta uomo mite e sereno. Quale strada euristica per poter stabilire il confine tra normalità e patologia ?

BIBLIOGRAFIA Trattato italiano di psichiatria Masson Il principio del piacxere in Opere 9 Freud Disturbo borderline Joel Paris Disturbi di personalità Koernberg La psicologia di Jung Koernberg Manuale diagnostico delle malattie mentali DSN 4


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