di Angela Misiano
La mitologia greca ha fatto delle Nazioni che si specchiano nel Mediterraneo una grande casa nelle cui varie stanze gli eroi, i semidei e gli immortali celesti compiono le loro gesta. Qualunque grande leggenda greca si esamini è costante il riscontro delle strette relazioni che intercorrono tra i popoli mediterranei e la Grecia stessa. Viene cos" fuori una civiltà tipica, in cui gli elementi greci vengono potenziati tanto da dare avvio allo sviluppo di caratteri straordinari e peculiari che hanno inciso notevolmente nel rendere grandiosa la Magna Grecia, anche se non c'è stato tra i greci colonizzatori ed i popoli italici della Calabria una fusione totale. Ad esempio il fondo etnico culturale dei greci era rappresentato da Zeus , da Persefone per il popolo bruzio. Ad antichissima epoca risalgono le testimonianze sul culto del Sole, delle piante, degli animali, delle forze della natura. La pioggia e tutti i fenomeni naturali in genere sono ancora fortemente presenti nella cultura dei calabresi: il Deus Pluvius, Dio pioggia, è il personaggio che più ricorre nelle espressioni popolari sia che venga temuto l'avvio della pioggia , sia che lo si implori dopo una lunga siccità. Il fulmine rappresenta ancora una potenza che partecipa del Divino e dell'infernale e si crede costituito da una pietra ( a petra d'u truonu) che nel cadere dal cielo sprofonda sette palmi sotto terra. Noi, legati ad una vita in cui ad ogni istante possiamo emulare il fiat lux della creazione schiacciando un semplice interruttore, dobbiamo fare uno sforzo di immaginazione non indifferente per ricostruire quelle condizioni in cui si trovavano i nostri antenati in un'epoca in cui, appena tramontato il sole, il buio regnava sovrano. Ecco che le immagini, i fenomeni, i simboli della astronomia diventano paradigma di "conoscenza" , forma di comunicazione. In questa tradizione molte volte dispersa e frammentata, si possono ravvisare, come i pezzi di un puzzle , ingegnose costruzioni narrative che, in parte ricomposte, rappresentano il primo linguaggio scientifico. La varietà dei proverbi che abbiamo individuato per il nostro studio , che in parte riportiamo, dimostrano come accanto al sapere ufficiale è ancora veicolata e veicola, ancora, una cultura sommessa, ma anche ben delimitata, che dimostra come l'intelligenza calabrese abbia saputo dare, a sè ed altri, esempi di proverbi che spaziano in tutta una vastissima area e che sono testimonianza di quei valori ai quali questa cultura popolare si è ispirata. Parecchie credenze, poi, hanno il loro lontano riscontro nelle dottrine astrologiche, astronomiche: astronomia, cabala, meteorologia vennero invocate per ritrovare pronostici o per rendere meno penoso il vivere quotidiano. Esempio di quanto detto sia che il popolo calabrese attribuisce speciali virtù magiche al sole nascente, retaggio questo dei tempi arcaici o protostorici, da una funzione del Sole quale regolatore del vivere quotidiano e spesso legato alla misura del tempo, quella che Omero definisce "corda aurea", si passa ad osservare la posizione del Sole rispetto alle stelle per predire da questa i fenomeni meteorologici. Le prime versioni della bibbia cristiana riportano i dati astronomici contenuti nel primo libro di Enocle, un'opera non canonica, relative alla posizione delle stelle, del Sole e della Luna che venivano correlate con le direzioni dei venti, la pioggia, la rugiada e le loro conseguenze quali la salute, la prosperità, la distruzione. In Calabria i canti e gli scongiuri vengono rivolti guardando ad Oriente. Il Sole nascente si richiama al culto di Osiride che si contrappone alle tenebre. Luce e tenebre si trovano insieme nel detto :
Tra cane e lupo
Il lupo raffigura le tenebre d'inverno mentre il cane è il simbolo della luce, rappresentata anche dalla stella Sirio che è la più luminosa nel nostro emisfero ed è situata nella costellazione del Cane Maggiore. Nel calendario egiziano che fu in uso per tutta l'epoca faraonica, il levare eliaco di Sirio che segnava l'inizio dell'anno, si verificava quando il Sole era nella costellazione del Leone. Il solstizio d'estate coincise con il levare eliaco di Sirio verso l'anno 3400 a.C. ed in questo periodo Sirio, sorgendo all'alba, annunciava agli Egiziani lo straripamento del Nilo. Nella nostra tradizione, invece, essa annuncia il grande caldo: non per niente si classifica col nome di "canicola" l'afa dei mesi di Luglio e di Agosto. Invece la Luna, ritenuta ora di buono ora di malefico influsso, si richiama al mito di Ecate, la contrapposizione del Sole, e a tutti i fenomeni notturni legati alla potenza Divina. La Luna partecipa al dominio del cielo e della Terra: ad essa si addebita l'insorgere dell'epilessia
`u male d'a Luna;
da essa si fa dipendere il sesso di un nascituro. IL novilunio è in genere considerato nocivo alle piante ecco perchè semine e potature vanno fatte al "calare" della Luna. Probabilmente queste convinzioni si legavano alla distinzione tra giorni fausti ed infausti che Esiodo stabiliva per indicare l'opportunità di questo o quel lavoro: Al tredicesimo giorno del mese crescente ( come se il giorno crescesse anch'esso col crescere della Luna)= guardati dall'iniziare la semina......
IL sesto giorno del mese all'inizio non è adatto alla nascita di una femmina , è un bel giorno per la nascita di un maschio .....
Bada bene nell'animo tuo di evitare al quarto giorno sia del mese calante sia del mese crescente le pene: esso è un giorno particolarmente destinato a gravare il cuore.
Le stelle rappresentano tante anime che hanno in custodia la vita e la salute degli uomini e ve ne sono di buone e di cattive. In tempi Cristiani le Pleiadi, figlie di Alcione, conosciute dal volgo col nome di "Gallinelle" o "Pujara" diventano i sette dolori di Maria Vergine e le stelle della cintura del gigante Orione per i nostri pastori sono i Re Magi o i tri bastuni. La costellazione di Orione è ben visibile nel cielo nel mese di Dicembre. Dal nostro studio abbiamo potuto constatare come storia, mito, leggenda, si compenetrano e si fondono in una sopravvivenza spesso incompleta e ricca di mitologie pagane ed influssi cristiani che altro non sono che il risultato delle sovrapposizione che le diverse civiltà hanno indotto nella coscienza delle masse. E' da osservare che le conoscenze astronomiche dei calabresi sono limitate agli oggetti celesti che potevano risultare utili nell'esplorazione delle attività lavorative e, soprattutto, che consentivano di fare pronostici meteorologici. La Via Lattea, ad esempio, annunciava, secondo la sua posizione nel cielo, le direzioni in cui avrebbero spirato i venti. La costellazione delle Pleiadi già citata, fungeva da orologio: essa sorge d'inverno e quando si trova al meridiano segna la mezzanotte. Già Esiodo nelle "Opere ed i Giorni" lega l'attività dei marinai a questa costellazione:
Se ti prende il desiderio della perigliosa
navigazione bada! Quando le Pleiadi fuggono nel
tenebroso mare l'impeto del possente Orione,
infuriano i soffi di tutti i venti: Non tenere allora
le tue navi nel fosco oceano .
Questo aspetto del cielo di autunno in Calabria, nella zona di Tropea, viene cos" tradotto:
A Sant' Andrea ( 29-11) a puyara paparea
che sta a significare che non appena sorge l'alba le Pleiadi tramontano. Nella stessa zona questa costellazione, che sorge in Agosto attorno alla mezzanotte, regola la pesca: dieci minuti prima del loro tramontare si calano in mare le reti e le si ritirano dieci minuti dopo il loro tramonto. L'osservazione delle stelle consentiva di fare previsioni meteorologiche:
Stelle lucenti tempo splendente, stelle cadenti scirocco ardente
I calabresi consideravano la Luna come se fosse un essere vivente e nelle sue montagne distinguevano occhi, naso e bocca. Dalle osservazioni sulla prima fase lunare deducevano l'andamento dell'intera lunazione seguendo la seguente regola:
Prima et secunda ( dies) nihil tertia indicat Primo e secondo giorno dopo il novilunio non hanno alcun valore il terzo si.
Si quarta et quinta talis tota lunatio aequalis. Se il quarto e quinto giorno sono uguali a quest'ultimo. Anche gli altri giorni della lunazione saranno identici. però all'inizio di ogni fase si ha sempre un cambiamento nel tempo. I popolani sono anche sicuri che dall'ottavo al nono giorno della luna non pioverà:
Dalli ottu alli novi l'acqua non si movi
Cos" come:
A luna di settembri setti luni cogghi sempri
stava a significare che la Luna di Settembre avrebbe regolato il tempo per sette lunazioni di seguito: la lunazione si ripete circa ogni mese ( 29 giorni 12 ore 44 minuti), quindi si prevedeva il tempo fino a marzo. Se la lunazione di Settembre comincia, ad esempio, con la tramontana o con un altro vento, questo prevarrà per sette lunazioni. I pronostici meteorologici acquistano particolare significato nei giorni d'inizio di un ciclo: essi rispecchiano un'espressione ed una mentalità esclusivamente tipiche del popolo e spesso determinano le attività agricole. Qui si può cogliere il continuo processo della fantasia popolare che trasforma la realtà in un mito o, meglio, interpreta la realtà con un mito. Un presagio molto antico per esempio è quello relativo al proverbio:
Dicembri è lu misi di li catamisi
che è quasi certamente una versione grecanica di quello delle Calende: dal tempo che farà i primi dodici giorni di Gennaio si prevede, per analogia o contrasto, il tempo che farà nei dodici mesi dell'anno.