Paleontologia - MOSAICI DI VITA SEPOLTA

di ANTONELLA CINZIA MARRA
La paleontologia è una professione che riesce a coniugare l'amore verso la storia naturale con la passione per il mistero e per l'investigazione. In fondo ogni paleontologo, oltre ad essere interessato agli organismi vissuti nel passato i cui resti sono conservati nelle rocce, desidera viaggiare nel tempo, immergersi in mondi ormai scomparsi.
L'aggiunta di un particolare ai paesaggi del passato a volte richiede la pazienza e l'arguzia del più disincantato degli Sherlock Holmes, oltre alle conoscenze basilari che provengono dalla geologia e dalla biologia.
Le grandi scoperte, quelle che cambiano la visione sull'evoluzione dei viventi e dei luoghi in cui vivevano, capitano raramente, talvolta casualmente, e la progressione delle conoscenze avviene piuttosto per piccoli passi. Spesso i paleontologi usano la similitudine delle tessere aggiunte ad un mosaico incompleto e credo che l'accostamento sia abbastanza azzeccato, anche se probabilmente non si riuscirà mai a completare il mosaico.
Questo limite nelle conoscenze non viene certamente vissuto come una frustrazione perchè è insito nella concezione stessa di fossile. Di regola si definisce fossile il resto di un vivente, o della sua attività, conservato nelle rocce. La fossilizzazione è un fatto eccezionale e i fossili, per quanto rappresentativi di molte specie diverse, non rappresentano l'intero ecosistema del periodo in cui sono vissuti.
La storia del fossile comincia laddove finisce la storia del vivente, vale a dire dalla morte o dagli stati preagonici. Infatti il primo requisito richiesto ad un organismo perchè possa fossilizzare è che muoia! Il secondo requisito è che il corpo del "candidato fossile" si venga a trovare in un'area con un buon tasso di sedimentazione, vale a dire una zona in cui vengono depositati sedimenti che possano ricoprirlo. Queste condizioni sono più facilmente realizzate in mare, dove la sedimentazione prevale sull'erosione; sono invece limitate a aree ristrette (alvei dei fiumi, laghi, stagni, paludi, grotte) in ambiente continentale dove è l'erosione operata dagli agenti atmosferici a prevalere. Per questo motivo sono di gran lunga più abbondanti le rocce sedimentarie e i fossili di ambiente marino.
Ammesso che le probabilità che avvenga il ricoprimento siano buone, il nostro "candidato fossile" dovrà vedersela con la sua stessa struttura corporea: se non possiede uno scheletro mineralizzato, o comunque parti dure, le sue probabilità di conservarsi scenderanno notevolmente. Le parti molli di un animale o le parti più delicate di una pianta vengono aggredite abbastanza velocemente dai batteri e raramente arrivano integre al seppellimento, mentre parti dure, come le conchiglie, le ossa o il legno si conservano più a lungo e possono essere preservate anche se la sedimentazione è lenta. Alcune fossilizzazioni eccezionali con conservazione di impronte di parti molli si verificano quando le spoglie dell'organismo vengono inglobate in sedimenti fini poco ossigenati, che impediscono la rapida ossidazione dei tessuti. Parti molli si possono conservare eccezionalmente congelate nei ghiacciai o nei terreni ghiacciati (permafrost) o mummificati in grotte in cui l'aria è secca e la temperatura costante (sia in ambienti molto caldi che molto freddi); molto note sono anche le conservazioni di insetti o piccoli vertebrati in ambra.
Tutte queste variabili incidono dunque sul lavoro del paleontologo, che dovrà ricostruire le varie fasi che precedono l'inclusione nel sedimento del fossile lavorando sui resti scampati alla distruzione. A questo si aggiunga che il luogo di conservazione può non corrispondere con quello di vita e con quello di morte (che possono anche non coincidere tra loro).
Ma le difficoltà non finiscono qui, perchè dopo il seppellimento il fossile può subire molte altre vicissitudini.
Infatti il resto organico subirà la stessa sorte dei sedimenti che lo contengono, che verranno via via compattati dal peso degli strati che si accumulano sopra di essi e tenderanno a perdere acqua. Le acque percolanti hanno un ruolo importantissimo nella serie dei processi che trasformano il sedimento "fresco" in una roccia, vale a dire nella diagenesi. Le acque che attraversano i sedimenti, infatti possono arricchirsi in minerali a spese del sedimento, oppure possono cedere elementi al sedimento, a seconda che siano sottosature o sovrasature.
I resti inclusi nel sedimento potranno dunque arricchirsi in minerali, diventando parte integrante della roccia; in tal modo verranno conservati come fossili. Se invece il resto viene disciolto dalle acque percolanti, esso andrà distrutto e, al suo posto, potranno talvolta essere conservate le sue impronte interna e/o esterna, una sorta di calco naturale (modelli interni o esterni). In alcuni casi nella cavità lasciata dalla dissoluzione del resto verranno depositati altri minerali, che daranno uno pseudofossile.
L'indagatore del passato ha perciò a disposizione una visione assai incompleta della scena da ricostruire. A queste difficoltà si aggiungono quelle dovute alla straordinaria abbondanza di specie che sono vissute in tempi diversi sulla Terra. Ciascun fossile va infatti inquadrato nel suo contesto stratigrafico, che permette di individuare l'età dello strato in cui esso si trova. Alcuni fossili, noti come fossili guida, appartengono ad organismi vissuti esclusivamente in un certo periodo di tempo e vengono utilizzati per le datazioni.
Il paleontologo dovrà essere smaliziato e accumulare quanta più esperienza possibile, insomma "farci l'occhio"! La raccolta degli indizi deve essere quanto mai precisa e documentata, in modo da ricollegare tra loro le varie informazioni. Qualsiasi supposizione deve essere avvalorata da una esposizione dei dati quanto mai oggettiva. I dati raccolti sul terreno prima e in laboratorio poi, sono il punto di partenza per qualsiasi tipo di speculazione.
Particolare significato rivestono i resti dei Vertebrati, che spesso si trovano accumulati in depositi di spessore e estensione limitati. In questo caso il loro recupero richiede uno scavo sistematico. L'attenzione deve essere massima già dalle prime fasi del lavoro, cioè già dal sopralluogo che precede lo scavo. Bisogna riportare esattamente su carta topografica il luogo di rinvenimento e inquadrare geologicamente l'area in cui ci si trova. Il sopralluogo implica una attenta analisi della situazione, perché da questo punto si decide se impiantare uno scavo, che comporta fatica e denaro.
Lo scavo, oltre ad essere impegnativo in termini di energia muscolare, è forse il momento più coinvolgente perché si ha il contatto fisico con i mondi del lontano passato, si prova l'emozione di portare alla luce segreti nascosti da milioni di anni. Superata la prima fase in cui si procede più grossolanamente per giungere al livello in cui si imposta lo scavo sistematico, si procede lentamente aiutandosi con strumenti delicati, come piccoli scalpelli e pennelli.
L'area dello scavo viene suddivisa in quadrati che verranno riportati sulla planimetria dello scavo. Il sedimento viene asportato delicatamente, procedendo sempre in piano. Ogni fossile viene pulito con pennellini e piccole spazzole, fotografato, disegnato in planimetria e quotato attraverso un cannocchiale a livella. Esso viene inoltre contrassegnato con lo stesso numero che lo contraddistingue in planimetria, per essere sempre ben individuabile. Se il fossile si presenta molto fragile, viene usata una sostanza consolidante che ne permetta l'estrazione senza danni. In taluni casi si rinvengono fossili grandi e delicati, la cui asportazione e il successivo trasporto richiedono tecniche più impegnative: ciascun reperto viene rivestito di carta stagnola, quindi viene ricoperto di gesso o di poliuretano. Quando il gesso ( o il poliuretano) si è ormai consolidato, il fossile si trova perfettamente inguainato e può essere prelevato e trasportato. Ogni fase viene annotata sul diario di scavo.
Inutile dire che la prima condizione per lavorare bene è un tempo stabile, perchè la pioggia rovinerebbe tutto; le campagne di scavo si svolgono pertanto in primavera o in estate.
Lo scavo fornisce il materiale che andrà poi studiato in laboratorio. Dopo l'eventuale restauro di fossili danneggiati o mal conservati, si procede allo studio morfologico. La descrizione delle caratteristiche morfologiche e la misurazione di lunghezze e larghezze standard permettono di attribuire il fossile ad una specie o di istituire una nuova specie. Ogni fossile verrà nuovamente fotografato, talvolta anche disegnato, in modo da illustrare le sue caratteristiche. Il lavoro di laboratorio è sempre molto minuzioso e implica anche la consultazione della letteratura scientifica relativa all'argomento. Questo obbliga il paleontologo ad essere anche un topo di biblioteca. Quando tutti i dati provenienti sia dallo scavo che dal laboratorio sono stati registrati, vanno elaborati. Alla descrizione delle evidenze, infatti, si aggiunge l'interpretazione: il caso è risolto! Poche pagine e qualche tavola illustrata racchiudono settimane o mesi di lavoro minuzioso e faticoso.
Giunto alla fine del lavoro, il paleontologo deve rimettersi anche ai pareri dei colleghi, cui spesso propone il manoscritto prima della pubblicazione per una lettura critica, ed essere aperto a eventuali dissensi. A volte il caso può riaprirsi dopo la pubblicazione, perchè nuove evidenze e interpretazioni si sono aggiunte e quindi i dati dovranno essere reinterpretati.
Questa è solo una breve presentazione del mondo dei fossili e dei problemi, ma anche delle emozioni, di chi per mestiere compie viaggi nel tempo alla ricerca di mondi scomparsi!

La beffa di Piltdown.
Non e' stato mai identificato l'uomo di Piltdown - una volta salutato come il "collegamento mancante" tra uomo e primate - è stato ridimensionato come una beffa agli inizi degli anni `50, e il mistero rimane: chi fu il burlone che ha messo un frammento di cranio umano assieme alla mandibola di una scimmia -reso apparentemente vecchio - in una buca di ghiaia dell'Inghilterra del sud dove sono stati trovati nel 1912?
La settimana scorsa il paleontologo britannico Brian Gardiner ha annunciato che lui e Andrew attuale ricercatore del Museo di Storia Naturale hanno identificato il colpevole: Martin A.C. Hinton, un amministratore, ora deceduto, del museo di zoologia. La prova? Gardiner spiega il perchè dell' imbroglio di Piltdown. Le ossa, trattate trovate in un tronco contrassegnato con le iniziali di Hinton nella soffitta del museo, erano in pratica falsificazioni. Perchè Hinton lo ha fatto? Secondo Gardiner, fu uno scherzo fatto ad un collega, Artur Smith Woodward, perchè era stato messo fuori gioco. Smith Woodward ha tenuto legato a un filo la sua reputazione con il caso sull'autenticità dell'uomo di Piltdown. Dice Gardiner con un sogghigno: " Questo dimostra appunto che quando vuoi far credere giusto qualcosa a chi lo vuol credere lo puoi fare."
tratto dal Time, 10 giugno 1996


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