Psichiatria - Il Servizio per le Tossicodipenenze.
L'operatore tra sentimenti e professione.
di Elisabetta FELLETTI (Psicoterapeuta, aiuto corr. Ser. T., USL 12 Biella)
Dopo aver lavorato esclusivamente con pazienti psichiatrici, mi trovo da un anno a questa parte a lavorare in un Servizio per tossicodipendenti. Dopo una iniziale diffidenza, mi accorgo di essere veramente coinvolta da questi ragazzi.
Sarà la sofferenza profonda che si legge nei loro occhi durante i colloqui sarà il loro essere eterni adolescenti mai cresciuti, sarà la loro aria un pò spavalda che dietro nasconde una grande paura, ma non si può rimanere indifferenti di fronte a loro.
L'obiettivo che si prefigge il terapeuta è quello di creare una alleanza con il paziente. Questa la si crea faticosamente, settimana dopo settimana, perchè ci si trova di fronte a molti ostacoli: la diffidenza del tossicodipendente, la tendenza a voler "manipolare" l'operatore per ottenere dei "vantaggi" e quindi a non voler instaurare un rapporto basato sull'autenticità e la trasparenza; forse perchè nella loro vita non sono mai stati abituati a creare dei rapporti che si basassero sull'onestà.
Solo "l'empatia", come la chiamava Rogers, permette all'operatore di provare a "sentire" ciò che il tossicodipendente sente realmente dentro di sè: le sue emozioni, i suoi sentimenti, le sue paure.
Sempre Rogers ci insegna a rispettare l'altro in quanto essere umano e a riconoscergli dignità di uomo: non ti giudico perchè ti comprendo e ti rispetto, questo è il messaggio che ci permette di entrare nel loro mondo interiore.
Inoltre il principio della "accettazione incondizionata", intesa come accettazione della diversità altrui, permette loro di fidarsi dello psicoterapeuta. Cos" ad un tratto, dopo colloqui che sembravano infruttuosi, scatta magicamente qualcosa che ci fà comprendere che il legame si è instaurato.
Il sostegno psicologico si rivelerà fondamentale nel momento in cui il tossicodipendente, alla prima ricaduta, rischierà di frantumarsi e avrà bisogno di essere rassicurato che tutto non è andato perso. Cos" quando una mattina, prima dell'apertura del Servizio, ho visto G. passeggiare nervosamente sul marciapiede con la sigaretta in bocca, ho capito che non era riuscito a resistere al richiamo dell'eroina. Durante il colloquio G. parlò dell'ennesima lite avuta con il padre che aveva causato il suo gesto: al posto di punire il padre aveva punito sè stesso. G. parlò poi della sua rabbia, del senso di delusione e di sconfitta che gli lasciavano l'amaro in bocca.
Spesso, infatti, il livello di autostima dei tossicodipendenti è molto basso. Credo che sia importante concedere loro la fiducia che essi stessi hanno perso.
Un giorno, M.G. 32 anni sieropositiva, mi ha detto: "Non avere troppa fiducia in me perchè potrei deluderti". Era come se da una parte, mi stesse mettendo in guardia da sè stessa e dall'altra, l'aspettativa di un fallimento avrebbe permesso a lei di impegnarsi di meno.
Di fondamentale importanza è inoltre il rapporto tra i familiari dei tossicodipendenti e il Servizio. Sarebbe auspicabile una stretta collaborazione con loro, al fine di creare una rete di sostegno attorno al tossicodipendente, fondamentale per la riuscita del progetto di recupero e reinserimento dello stesso nella società.
Spesso però le cose nella realtà vanno diversamente.
Anche le famiglie dei tossicodipendenti hanno perso fiducia nei loro confronti e se, dopo anni di fallimenti arrivano al Servizio, apparentemente senza alcuna speranza, quando i figli dimostrano un desiderio di cambiamento di stile di vita, alcune famiglie sono disposte ancora una volta ad accoglierli di nuovo a casa; altre invece non hanno più le risorse per poter affrontare l'ipotesi di un eventuale fallimento e cos" i figli dovranno elaborare forse l'ennesimo abbandono.
Riguardo poi al problema sieropositività, l'operatore si trova a dover gestire la sua angoscia di morte oltre a quella del paziente e questo non è semplice.
Cos" quando G., 36 anni sieropositivo, afferma che il suo sogno è sempre stato quello di avere una famiglia e dei bambini, sarà necessario riportarlo alla quotidianità della vita e a prefiggergli degli obiettivi piccoli e a breve scadenza, imparare cioè a vivere giorno per giorno.
Ci si sente impotenti quando G., 34 anni sieropositivo lui e la moglie, mi chiede come potrà spiegare alla figlia di 12 anni cos'è l'AIDS.
Spesso la sensazione di impotenza di fronte all'evoluzione della malattia che li sfigura e li rende trasparenti come delle ombre ci attanaglia, ma solo " l'accompagnamento " verso un destino ineluttabile li farà sentire meno soli.
Il rischio per l'operatore di un Ser. T. è la sindrome del " burn out ", cioè il distacco emotivo dal paziente in un atteggiamento di eccessiva difesa.
Ciò è testimoniato dal frequente turnover degli operatori nei suddetti Servizi.
Oltre alla difficoltà di relazione con il paziente, in un Servizio siffatto in cui è fondamentale il lavoro di équipe, si possono creare delle dinamiche conflittuali tra gli operatori di diversa professionalità (medici, psicologi, infermieri, assistenti sociali ed educatori), non avendo nessuno di loro ricevuto una adeguata preparazione durante il loro percorso formativo per quello che concerne il lavoro di gruppo (C. Gatti).
Sarà quindi necessario lavorare nel rispetto delle diverse professionalità, in quanto ogni operatore, dando il suo specifico contributo, collaborerà alla individuazione di un progetto di intervento per ciascun utente (C. Gatti).
Cos" sarà tutta l'équipe ad avere in carico l'utente e non un singolo operatore con "delirio di onnipotenza" (C. Gatti).
Inoltre tutti gli operatori impegnati nel medesimo caso è importante che diano un messaggio comune all'utente affinchè questi non cerchi di creare delle alleanze al fine di separare gli stessi operatori.
Concludendo, il confronto continuo con il paziente e con gli altri operatori dà a siffatta esperienza caratteristiche di arricchimento spirituale ed emotivo, che va oltre le difficoltà oggettive e permette di trovare quotidianamente nuovi stimoli e rinnovate energie per continuare tale cammino.
Bibliografia: Lavorare con i tossicodipendenti - Manuale per gli operatori del Servizio pubblico, Edizioni F. Angeli