L'INTERVISTA POSSIBILE

"Helios" incontra Derek Walcott

di Gianfranco Cord" e Enza Corigliano
Siamo nella hall dell'hotel Miramare per intervistare Derek Walkott, poeta caraibico che nel 1992 ha vinto il Nobel per la letteratura ed oggi è qui, ospite del Rhegium Julii.
C'è la redazione di "Helios" quasi al completo, e Gianni Ferrara: il nostro haikuista. Aspettiamo da un pò. Io e Gianni parliamo di qualcosa: seduti in un divanetto della reception. Ad un certo punto mi sento chiamare; Pino Rotta fà un cenno in direzione delle scale.
Mi avvicino. Il Poeta scende da chissà dove (dove stanno i poeti? In qualche mondo iperuranio, probabilmente) verso di noi mortali. E' massiccio, alto, cortese e tranquillo; mi chiedo cosa stesse facendo fino ad un momento prima (cosa fanno i Poeti? Mangiano, dormono, respirano, si fanno la doccia come tutti gli altri? Mah ). L'intervista andiamo a farla sul terrazzo (c'è la Rai: esigenze di luce? Veduta dello stretto necessaria dietro le spalle del Poeta? Ma se per dimostrare che il Poeta è venuto in Calabria occorre per forza fare vedere il Poeta & la Calabria - una hall d'albergo potrebbe essere ovunque, a Reggio come a Tokyo, non ha alcun rapporto col resto del mondo, in qualche maniera è un luogo della mente - in realtà questa volta la tv di Stato ne avrebbe potuto fare a meno). Chiunque si sarebbe accorto del posto dove si trovava il Poeta solo ascoltando le domande dell' intervistatore Rai. Penso alle otto domande che ho preparato, alla pazienza del Poeta, a Baudrillaud e al suo libro sulla televisione...
Finalmente la Rai se ne va. Il direttore di "Helios" si avvicina. Coi suoi 60 chili sembra una specie di marziano rispetto al Poeta-Kong che si trova davanti. Enza, in inglese, attacca con le domande.
"Questa intervista deve essere rinviata, lo stanno aspettando in Consiglio Regionale"; qualcuno si intromette dopo la terza.
(Ovviamente molto più interessato a rispondere a delle domande decenti che non ai soliti discorsi di occasione dei soliti politici d'occasione il Poeta vorrebbe continuare l'intervista; inutilmente; " il Consiglio Regionale il Consiglio Regionale": il Poeta è trascinato via per un braccio ).
Dunque: ecco le tre (quattro perchè l'interpetre ne ha spezzato una in due ) domande e le tre risposte del Poeta.
N.B. Visto che le rimanenti cinque domande sono molto belle, che ci siamo persi il Poeta a causa dell'establishment calabra che se nò le dovevamo buttare e non ci sembrava proprio il caso, le rimanenti cinque domande seguiranno le tre (quattro) che hanno avuto risposta.
(Tantopiù che Mr. Walcott riceverà questo numero di "Helios" e quindi se vuole approfittarne...). (Tutte le citazioni delle poesie sono tratte da " Mappa del nuovo mondo". Ed. Adelphi).
D. - "Dopo l'uomo bianco, i negri non mi vollero quando il potere girò dalla loro parte. Il primo mi incatena le mani e si scusa: "La Storia"; gli altri non mi giudicavano nero abbastanza per il loro orgoglio". ( Da "La goletta Flight"). La sua personale condizione di poeta: nero per la genetica, bianco per la cultura.
R.- No, non credo sia cos". E' troppo facile, questa è una descrizione troppo facile. Io non l'accetto. Provengo dalle Indie Occidentali, e queste distinzioni davvero non sono delle distinzioni importanti nei Caraibi. I Caraibi sono formati da molte culture e molti popoli: cinesi, mediterranei, indiani,africani,caucasici, è questa l'esperienza di vita da cui provengo per cui non si può veramente dire che abbia una cultura bianca.
D.- Dunque Lei non è troppo nero per potere essere considerato un bianco dai bianchi e troppo bianco per poter essere considerato un nero dai neri?
R. - A me non importa di chi la pensa cos". Dico soltanto che la mia composizione etnica è quella che ho spiegato. Cadere in una trappola del genere è pericoloso.
D.- " I poeti non hanno pudore delle proprie emozioni, le sfruttano" diceva Nietzsche: dunque: è necessario soffrire per fare poesia. Ma: se la sofferenza non c'è, che si fà? Il poeta se la deve stoicamente procurare per poter fare una poesia? Ci si può imporre delle emozioni a comando? Si bluffa? Non si scrive? E' possibile essere poeti "col cartellino" timbrare ogni mattina e mettersi a scrivere?
R.- Mi stà chiedendo se la poesia sia un occupazione felice: devo dire che non è necessario che l'argomento della poesia sia gioioso, senz'altro il poeta è molto felice nello scrivere versi. Anche se l'argomento può essere triste, tuttavia le poesie possono essere poesie gioiose, ci sono dei libri celebrativi, dei testi felici. Si, tutto questo può succedere. La poesia, in un certo senso, cerca di definire il dolore che prova la gente e naturalmente anche quello che prova il poeta stesso.
D.- "Pietre", "eucalipti", "cedri morti", "marmi", "prati", "piante d'arancio", "sabbia", "verdi viti", "foglie secche", "foglie di mandorlo", "noci gialle", "legni marini", pidocchi marini", "flebotomi", "bruchi", "noci putrefatte", "palme", "sabbia riarsa": questi sono alcuni dei luoghi più diffusi della sua poesia. Dunque, nella sua poesia i riferimenti, le metafore, i paralleli riguardanti la Terra sono continui. E' un mantenere le radici ben piantate nella sua di Terra? E' un esigenza intima? Sono i riferimenti che lei ha più a portata di mano? Qualcuno disse che mentre per un europeo è molto più importante la Storia come centro della sua speculazione, per un abitatore degli oceani è molto più importante la Geografia. Per lei vale questo assioma? E' la dimensione dello Spazio quella che lei predilige rispetto al Tempo? Per uno nato nell'isola di Saint Lucia è cos" importante la Geografia?
R.- I Caraibi sono formati da isole molto piccole, ma l'esperienza di stare su un'isola ( di qualsiasi dimensioni essa sia ) è una GRANDE esperienza. Ad esempio quella che si può provare su un'isola vasta come la Sicilia è in ogni caso una GRANDE esperienza, ma di tipo diverso dalla mia. Io provengo da un isola di piccole dimensioni; per me è estremamente importante la presenza del mare.
Ecco le altre domande che attendono una risposta, Mr. Walcott.
D.- Indie Occidentali: strano posto per la nascita di un poeta. E' certo che se non ci fossero state le Indie Occidentali non sarebbe esistito Derek Walcott. Ma per quello che ne sà una persona nella media che si trova a leggere un suo libro: se non ci fosse stato Derek Walcott sarebbero esistite le Indie Occidentali?
D.- Lei non è un poeta "morale" nel senso stretto della parola eppure mi sono stupito a trovare tra le sue poesie una poesia "morale": "Aria". E' un caso unico e c'è qualche motivo particolare per cui l'ha scritta?
D.- "Io... come sceglierò tra quest'Africa e la lingua inglese che amo?" ( Da "Lontano grido dall'Africa"). Come?
D.- " ... non avevo altra nazione che l'immaginazione "(Da "La goletta Flight"). Dunque è cos": i poeti sono accomunati da quest'unica cittadinanza. Questo mi fà pensare ad Internet. Internet è un mondo sopraterritoriale, sopranazionale: i suoi cittadini, si dice, stanno perdendo sempre più i legami con le rispettive nazioni di origine perchè si stanno abituando a vivere in un mondo tutto loro, che supera i confini nazionali appunto. Questo è un rischio, cioè si stanno perdendo sempre più i legami nazionali, ci si sente cittadini di un mondo ALTRO. Anche per la poesia può succedere questo? Cioè: tutti i poeti che non hanno " altra nazione che l'immaginazione" non rischiano di scordarsi delle loro nazioni di origine? A me sembra che per lei questo non valga. Comunque: c'è il rischio?
D.- "... non chiedo nulla alla poesia, se non vero sentire: non pietà, non fama, non sollievo" ( Da " Concludendo"). Non glielo ha chiesto ma, Walcott, alla fine: le ha dato pietà, fama, sollievo?

ARIA

Le inascoltate, onnivore fauci di questa foresta pluviale non solo divorano tutto ma non ammettono nulla di vano; non si placano mai, macinando il loro ripudio della sofferenza umana. Molto, molto prima di noi quelle torride fauci, come un forno fumigante, erano aperte al genocidio; divorarono due piccole razze gialle e metà di una nera; nella Parola fatta carne di Dio tutti entrarono in quell'immane stomaco che non fa distinzioni; la foresta non si è convertita perchè quel rumore di conchiglia che romba come il silenzio, o come i cori dell'oceano, vestiti di cotta, che accendono alla sua navata, a un incensiere che diffonde nebbia, non è un fruscio di pregiera ma nulla: aria mulinante, una fede, infestata, cannibale, che mangia gli dei, che divorò il Caribe ostile a ogni Dio, un petalo d'oro dopo l'altro, poi ha dimenticato, e l'Aruaco che del suo fossile non lascia la traccia più lieve, una felce, da coltivare nella roccia nera, ma soli i gridi rugginosi di un cuculo, simile a un rauco guerriero che aduna la sua razza dall'aria vaporante tra questa dorsale di monti e il vago mare in cui l'esodo perso delle canoe affondò senza traccia - c'è troppo nulla qui.


HELIOS Magazine ANNO I - n.4 HELIOSmagazine@diel.it