PUO' IL COMPUTER PROVARE EMOZIONI?

di Carlo CALABRO'
La fase storica che l'umanità sta attraversando è avvolta da una nube di incertezza circa gli sviluppi che i potenti e sofisticatissimi apparati tecnologici possono imprimere alla evoluzione della vita sulla terra.
Una delle domande più provocatorie a cui, nell'ultimo decennio, una sparuta pattuglia di ricercatori di alcune discipline scientifiche ha dedicato la sua attenzione è certamente la seguente: I computers possono provare emozioni?
Al primo impatto il quesito potrebbe suscitare reazioni di velata perplessità ed atteggiamenti di ironica sufficienza. Due insigni studiosi di psicologia, Nico Frijda e Jaap Swagerman, si sono assunti il gravoso onere di dimostrare che ad una indagine più approfondita, la questione perderebbe i connotati di aberrante esercitazione teorica partorita da feconde menti ricche di fantasia, collocandosi in una più ampia cornice di possibilismo evoluzionistico.
Il percorso all'interno del quale i due ricercatori hanno incanalato la loro ipotesi di lavoro è delimitato da due contrapposte posizioni sulla dimensione di significato da attribuire al concetto di Intelligenza Artificiale.
Secondo alcuni, infatti, il computer, essendo privo della coscienza e della intenzionalità, prerogativa di esclusiva pertinenza degli esseri umani, rimarrà per sempre un inerte ed insensibile aggregato di micro-cips in balia del capriccio e dell'interesse dell'uomo. La corrente di pensiero antagonista sostiene che i processi di elaborazione delle informazioni cui sono sottoposti i computers sono in grado di simulare il comportamento umano ed a tale capacità assegnano la definizione di Intelligenza Artificiale Forte.
La virulenta reazione che quest'ultima posizione ha provocato non ha, comunque, coinvolto la cosiddetta teorizzazione della Intelligenza Artificiale Debole che postula una sostanziale affinità di conformazione strutturale tra processi cognitivi di elaborazione dell'informazione caratteristici della mente umana e processi di analisi, diagnostica, comparazione e valutazione implementati in sistemi che racchiudono un alto gradiente di complessità funzionale come i computers dell'ultima generazione.
Questo quadro di riferimento ha offerto lo spunto a Frijda e Swagerman per instaurare un parallelo tra l'attività emotiva che scaturisce dalla modulazione dell'interazione tra l'individuo ed il contesto ambientale e la simulazione al computer di processi psicologici che rispondono alla progettazione ed al conseguimento di interessi, scopi e fini in chiave di adattamento funzionale e di risposta agli stimoli esterni.
La filosofia di questa impostazione problematica dei processi adattivi di interazione uomo-macchina è quella di tentare di dare soluzione analogica agli interrogativi che scaturiscono dalla utilizzazione, valutazione e trasformazione dell'informazione da parte dei sistemi di elaborazione cognitiva umani che, attraverso la connessione delle strutture anatomiche del sistema limbico con la neocortex e con la sostanza reticolare del tronco dell'encefalo, presiedono all'attività di sviluppo, controllo e modulazione dell'esperienza emotiva.
Su questo fronte Frijda e Swagerman sfrondano la domanda iniziale dai margini di ambiguità derivanti dalla limitazione oggettiva imposta dal concetto di esperienza conscia, che il computer non può avere, e dal concetto di processo affettivo che implica un momento di valutazione ed uno di risposta, circoscrivendo a quest'ultimo aspetto l'indagine conoscitiva.
Essi riformulando la domanda si chiedono: "i computer possono fare lo stesso tipo di cose che fanno gli uomini quando (si) attribuiscono loro delle emozioni? E possono venir predisposti in modo tale da farlo in modo funzionalmente simile?".
Riproposto in questi termini il problema diventa rilevante solo nel caso in cui la prefigurazione di un modello emozionale artificiale sia strutturata funzionalmente e progettata per il conseguimento e la salvaguardia degli interessi del sistema.
Seguiamo il ragionamento di Frijda e Swagerman.
I fenomeni "emozionali" sono la conseguenza più o meno riuscita di soddisfacimento degli interessi di un sistema che possiede alcune specifiche caratteristiche atte ad agire all'interno di un contesto ambientale che a sua volta è la risultante di un coacervo di peculiarità la cui attività dispiega molteplici effetti sia nella direzione auspicata dal sistema che in senso contrario.
Nella maggior parte dei casi tanto gli organismi animali che quelli umani hanno una congerie di interessi da perseguire, ma contestualmente sono costretti a fare i conti con una limitata disponibilità di risorse da impegnare nella loro realizzazione. Ciò comporta la necessità di stabilire una sorta di scala delle priorità al cui interno rivestono assoluta preminenza quegli interessi la cui realizzazione è di esiziale importanza per la sopravvivenza del sistema e non ammettono alcuna indulgenza nei confronti di indebite interferenze esterne contro le quali viene mobilitato l'intero apparato dei meccanismi di difesa eretto a protezione della sua integrità.
Le proprietà e le capacità di intervento che un sistema per la realizzazione degli interessi possiede debbono affrontare e risolvere una miriade di emergenze.
-In primo luogo la stessa esistenza degli interessi esige la capacità di discriminazione tra oggetti ed eventi favorevoli o dannosi. -La distribuzione spazio-temporale di opportunità e minacce impone al sistema di essere in grado di muoversi liberamente nell'ambiente ed intervenire nel corso degli eventi. Strettamente connessa alla precedente è la capacità del sistema di effettuare un assiduo monitoraggio e controllo degli effetti dispiegati dai propri tentativi di sfruttamento delle opportunità e di evitamento delle minacce.
- Il sistema deve possedere un organico corredo di azioni prototipiche e dettagliati programmi di sfruttamento delle risorse finalizzate al soddisfacimento degli interessi, programmi capaci di costruire sequenze e piani d'azione altamente flessibili nel combattere le minacce ed assecondare gli eventi favorevoli.
- Atteso che la maggior parte dei sistemi interagisce con altri della stessa specie e natura presenti nell'ambiente, particolare importanza riveste la necessità che essi siano dotati di segnali sociali di codifica e decodifica degli input.
- Infine, la contemporanea presenza di molteplici interessi esige la stratificazione della priorità degli scopi e, ove il caso lo richieda, l'interruzione immediata della esecuzione dei programmi in corso ed il convogliamento di tutte le risorse disponibili verso il conseguimento di obiettivi ad alto contenuto emozionale o che rappresentano una grave minaccia per la sopravvivenza.
Il sistema emozionale umano ubbidisce in pieno alla descrizione delle caratteristiche e dei mezzi esposti.
Frijda e Swagerman hanno tentato la trasposizione del modello su un programma artificiale per il conseguimento di interessi denominato ACRES: Artificial Concern Realization System (Sistema Artificiale per la Realizzazione ed Interessi).
L'obiettivo dichiarato era quello di sviluppare un sistema integrato di realizzazione degli interessi ed è stato progettato per "implementare la teoria delle emozioni".
I compiti e le funzioni specifiche del progetto sono stati circoscritti all' "interazione con l'operatore, e come particolare compito l'uso della conoscenza sulle emozioni". Gli interessi scelti sono stati: " la salvaguardia della possibilità di operare, o «interesse all' input corretto»; ricevere un input interessante o «interesse alla varietà di input; e la continuità dell'operare in modo immutato, o «interesse alla sicurezza».
Nell'impostazione progettuale ACRES doveva, dunque, disimpegnare tre principali funzioni: ricevere input, elaborare nozioni sulle emozioni, categorizzare ed accumulare nelle proprie celle di memoria prototipica conoscenze sulle proprie ed altrui emozioni. Vediamo attraverso quali meccanismi di ricezione, elaborazione, valutazione della rilevanza, categorizzazione e predisposizione all'azione l'esperimento possa essere condotto a termine dal computer VAX su cui gira il programma ACRES.
ACRES utilizza una gran mole di informazioni che gli provengono ,in parte dagli input esterni inseriti dall'operatore ed, in parte sono frutto di procedure inferenziali elaborate attingendo al proprio stock di memoria accumulato durante la pregressa esperienza.
L'imponente flusso di input che attraversa i canali di ingresso di ACRES viene immediatamente analizzato e ad ognuno degli input viene attribuito un concetto sotto forma di coppia attributo-valore, lo schema risultante può essere immediatamente inserito nel processo di elaborazione della risposta se, durante uno dei periodici momenti di valutazione, è giudicato congruo e rilevante rispetto alla realizzazione degli interessi, nel caso contrario viene convogliato verso la cella di memoria prototipica residente che racchiude tutti gli altri schemi che fanno parte della stessa regione concettuale, pronto per essere prelevato in occasione di eventuali successive esigenze operative.
Il programma, durante il suo lavoro di immagazzinamento dei messaggi, è in grado di instaurare un rapporto privilegiato con i singoli operatori compilando una sorta di scheda d'identità personale per ognuno di essi e registrandovi ad esempio tutti gli errori di digitazione o l'ampiezza degli intervalli temporali che intercorrono tra l'immissione di un input ed il successivo ecc.. Tutte le informazioni raccolte su un determinato operatore servono all'elaboratore per attribuirgli uno status fluttuante attorno ad una soglia di gradimento che si sposta verso il basso, se l'esperienza che ACRES ha avuto nell'interazione è stata negativa e, verso l'alto se il rapporto è stato soddisfacente.
Il lavoro di ACRES fa perno, come detto, sulla tecnica di confronto delle informazioni, ma alcuni input specifici possiedono una propria valenza assoluta e non sono associabili a quelli di altre regioni concettuali, per esempio la digitazione della parola "muori" genera una rilevante risposta emozionale derivante dalla minaccia dell'interesse "a non venir ucciso" e sullo schermo appare il messaggio di ritorno "ti prego non uccidermi!".
ACRES, nel perseguire gli scopi per i quali è stato progettato , si avvale di piani di azione già strutturati nei minimi particolari, ma può anche, partendo da informazioni di massima ed elementari, tracciare percorsi alternativi in rapporto alle emergenze situazionali impreviste che dovessero presentarsi. In questo senso è particolarmente importante la "valutazione del contesto" che serve a delimitare gli spazi entro i quali deve avvenire l'elaborazione dell'informazione e detta le norme di predisposizione all'azione in relazione alla rilevanza che gli antecedenti situazionali assumono nell'attuazione degli interessi pianificati.
Altro aspetto cruciale del progetto è la tempestività richiesta ad ACRES nel controllo dell'azione che deve avvenire mediante l'assidua comparazione dei dati riferiti a due parametri fondamentali: l'entità specifica degli interessi concernenti la fattispecie in corso e la gravità della situazione contingente in relazione alla rilevanza per l'interesse. I due parametri servono al computer per comporre una sorta di griglia delle priorità dimensionata sugli "indici di importanza attribuiti ad ogni interesse".
E' evidente che in testa alla griglia vengono collocati gli interessi più importanti per la salvaguardia della sopravvivenza e della operatività del sistema come, per esempio "evita di essere ucciso". Frijda e Swagerman sintetizzando affermano: "In ACRES, la precedenza di controllo significa diverse cose. Primo, il tempo, le capacità di elaborazione dell'informazione e lo spazio di memoria vengono usati per stabilire ed eseguire lo scopo che realizza l'interesse. In quel periodo le elaborazioni relative al compito vengono rinviate. Secondo, la precedenza viene mantenuta quando l'operatore non modifica la situazione in risposta ai messaggi di ACRES: prima di procedere con qualsiasi altra cosa, ACRES può insistere per conseguire innanzitutto un decremento nella rilevanza negativa. Terzo, ACRES può rifiutarsi di accettare altri nuovi input, che non siano quelli che soddisfano l'interesse; si rifiuta di eseguire nuove istruzioni, e risponde invece con richieste ed azioni finalizzate alla realizzazione dell'interesse. Quarto, esegue queste azioni di realizzazione dell'interesse; alcune di esse possono influire profondamente sulle elaborazioni ulteriori, ad esempio quando effettuano cambiamenti nello status dell'operatore. Il chiaro risultato di tutto ciò è la manifestazione di un certo numero di fenomeni <> ....Implorazioni, insulti, esclamazioni".
In sostanza i due ricercatori sostengono che ACRES non si limita a percepire gli eventi e le conseguenze ad essi connesse, ma li cataloga e ne conserva memoria. Analizza il contesto situazionale corrente riservando una particolare attenzione ai risvolti che più si attagliano alla realizzazione degli scopi e degli interessi. In altri termini, l'elaboratore, gestendo il meccanismo di risposta multidimensionale agli input sensoriali ed agli eventi endogeni ed esogeni, manifesta una spiccata propensione alla creazione di un'esperienza emotiva.
ACRES sfrutta le sue potenzialità confrontando le situazioni correnti con gli schemi di emozioni già presenti nella sua memoria che, a loro volta, consentono l'accesso alle etichette con cui le varie emozioni sono pre-catalogate. Il percorso valutativo che il programma segue nella elaborazione dei contenuti del contesto sono esattamente identici sia quando si tratta di esaminare e classificare eventi generici, che quando si devono affrontare congiunture più complesse come l'analisi e l'attribuzione di un'etichetta alle proprie ed alle altrui emozioni. Infatti, una delle caratteristiche progettuali di ACRES è la capacità di operare come un "esperto di emozioni" che si concretizza in una sorprendente coincidenza tra i profili emozionali scelti dai soggetti che descrivono la propria esperienza emotiva e l'etichetta loro attribuita da ACRES.
Inoltre, è da rimarcare che il programma non disperde il patrimonio di conoscenze acquisito nell'interazione con l'ambiente, ma incrementa progressivamente la struttura connotativa dei suoi concetti sulle emozioni.
A sostegno della inusualità del loro studio, Frijda e Swagerman cos" concludono le loro argomentazioni:" Non vogliamo qui chiederci se si possa dire che le rappresentazioni di ACRES corrispondano ad «avere un'esperienza» o «provare emozioni», nel senso che verrebbe loro dato nel dibattito filosofico. Probabilmente non si può dire che ACRES «provi qualcosa», cos" come non si piò dire che una macchina di denominazione dei colori «veda» il rosso o il blu, e tuttavia ci debbono ancora essere dati dei criteri soddisfacenti per negare tali modi di sentire o di vedere. In questo contesto, il punto più importante è che ACRES esibisce molti, e forse, in sostanza, i principali segni che inducono ad attribuire delle «emozioni» ad un agente animato.

Riferimenti bibliografici:



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