Un museo - che nasce per mezzo della partecipazione diretta delle aziende e persino delle famiglie della zona, depositari dei reperti e degli oggetti, risponde a due precise esigenze: quella "romantica", la valorizzazione del passato, e quella "scientifica", finalizzata alla comprensione del "passaggio" che ha determinato la trasformazione della civiltà contadina nella società industriale - (anche se nella nostra comunità più che di industria si dovrebbe parlare di fabbrica come primo gradino di un processo di industrializzazione, mai più compiuto).
Per quanto concerne il processo di ristrutturazione dell'area occupata dall'"Arenella" si potrebbe procedere con una duplice iniziativa fondata sulla memoria e sulla valorizzazione di quest'ultima. Ciò consisterebbe nel recupero dei materiali e dei "segni" delle cose che negli ultimi sessant'anni hanno strutturato la storia e i caratteri del luogo.
Verso tale finalità sono orientate le ipotesi di conservazione di alcuni elementi esterni della fabbrica (piazzali, terrazzamenti, muri, modificazioni dell'andamento naturale del terreno, edifici costruiti con la stessa tecnica edilizia dei villaggi operai dell'Inghilterra della rivoluzione industriale).
Risulta ipotizzabile una razionale selezione e catalogazione di una serie di apparecchi tecnologici e di oggetti (macchine, meccanismi) come il gruppo elettrogeno, il generatore di vapore, l'impianto di essiccazione delle bucce per la preparazione delle pectine, gli impianti di distillazione, che sono recuperabili all'interno dell'area.
Ai reperti dovrebbero essere accompagnati i progetti della struttura e l'insieme dei materiali di documentazione della storia sociale e produttiva che hanno accompagnato la nascita, la crescita e la chiusura della fabbrica.
Il progetto di modificazione dell'area può quindi, fatte salve le premesse anzidette, promuovere la creazione di un museo del lavoro che può essere esteso oltre che alla lavorazione del bergamotto e degli agrumi in genere, al recupero di altri reperti provenienti dalla chiusura di altri impianti (vedi ad es.: le filande di Pezzo o la fabbrica di pipe di Marina di San Lorenzo).
Per l'attuazione di questa fase è necessaria la realizzazione di un programma di aggiornamento culturale che coinvolga operatori museali, personale della Sovrintendenza, insegnanti, Enti Locali, e soggetti economici in modo da porre la questione del destino e del significato del patrimonio in oggetto all'attenzione della collettività nei settori professionalmente più vicini a tali problematiche.
Altri spazi interni alla fabbrica potrebbero essere utilizzati per ospitare convegni, per realizzare corsi specialistici, archivi fotografici: solo cos" il museo potrà essere una struttura viva e aperta alla città.
Il sito può essere utilizzato a parco archeologico per osservare e studiare macchinari che possono essere conservati a cielo aperto (vedi attrezzi agricoli ed altri).
Sarebbe questo, forse, il primo caso di ecomuseo o museo a "cielo aperto" in Italia.
Bibliografia
B. Corti, Il Coltello di Delfo, n. 3 pag. 1 (1987)
P. Caputo, Il Coltello di Delfo, n. 10 pag. 13 (1989)
FOTOGRAFIE DI CARLO MANGIOLA DA "IL BERGAMOTTO DI REGGIO CALABRIA" DI ANGELO DI GIACOMO E CARLO MANGIOLA EDITORE LA RUFFA
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