di Francesco CARDONE
In Italia da alcuni anni si è riaffermata la sensibilità verso le problematiche connesse alla storia della chimica ed ai suoi fondamenti nel quadro più generale dei suoi rapporti con le altre discipline scientifiche e non. Nel 1985 si è tenuto a Torino il I° Convegno Nazionale di Storia e Fondamenti della Chimica, organizzato dal Gruppo (G.N.F.S.C.) seguito da quelli successivamente svoltisi con cadenza biennale di cui l'ultimo è quello del 4-7 ottobre 1995 di Cagliari. Sono state tutte occasioni di notevole rilievo scientifico che hanno consolidato il patrimonio culturale che la storia della chimica costituisce nel panorama più vasto del contesto epistemologico. Da molti anni la storia non fa parte dei programmi dei corsi di laurea in chimica e chimica industriale e ciò costituisce una carenza notevolissima che si può riscontrare soprattutto negli ambiti della scuola ove poi, molti dei laureati vanno ad insegnare la disciplina. In che modo la mancanza di un substrato storico-epistemologico, può condizionare l'insegnamento della chimica e delle scienze più in generale? E' una domanda che per essere esaurita necessita il raffronto di una serie di problematiche connesse alle coordinate che puntualizzano e definiscono il senso cui informare la conoscenza scientifica. Storia, filosofia e didattica sono le tre coordinate-pilastro sulle quali, a mio parere, va fondata una metodologia "nuova" per affrontare e proporre la scienza ed in particolare la chimica nel mondo della scuola. Nelle università i programmi delle varie discipline sono impermeabili ed ermeticamente chiusi. Spesso sono degli involucri ove la disciplina nasce, vive e muore come trovandosi all'interno di una gabbia monodisciplinare che non comunica con le discipline consorelle perché vengono date per scontate le riflessioni e le conseguenze che l'empirismo, la teoria ed infine la scienza hanno tributato a quel determinato ambito conoscitivo. E' ovvio che ogni chiusura dialogica preclude l'apprendimento formativo proprio perché non consente di valutare i parametri fondativi che sicuramente non possono prescindere dalla storia e dalla filosofia. La sottovalutazione della storia della scienza, avrà come ineluttabile conseguenza un scarsa educazione all'approfondimento culturale che sconfini nell'ambito della valutazione dell'evoluzione del pensiero scientifico. Nei testi che vengono oggi utilizzati nelle scuole medie di 1° e di 2° grado, spesso vi sono, a lato del testo o a fondo pagina, brevi note storiche che racchiudono la storia del personaggio e delle sue teorie, dei suoi esperimenti. Non a caso, tali notizie sono posizionate come un accessorio, non indispensabile, del testo. Esse infatti non rappresentano che una sorta di succinta aneddotica che è funzionalizzata a dare una "nota di colore" alle "vere" cose importanti, ovvero a quanto realmente serve per far guadagnare allo studente di turno, una sufficienza magari tirata, ed all'insegnante un cerchio alla testa in meno. E' chiaro che coloro che arricchiscono i testi con quelle note storiche, sono comunque encomiabili perchè, dal loro canto, evidentemente danno un certo valore alla storia. Il paesaggio culturale da me delineato purtroppo è più squallido di quanto possa apparire da queste mie note e le conseguenze culturali che una formazione scientifica cos" condotta, comporta, sono di portata molto ampia e determinano l'immagine di una scienza che, molto spesso, nell'immaginario collettivo, assume la connotazione di scienza non sempre amica dell'uomo. La cosa più grave è che chi non riesce a comunicare con la disciplina che insegna, nel senso di recepirne le più recondite affinità intra ed interculturali e quindi il suo patrimonio evolutivo, non riuscirà sicuramente a comunicare ai suoi studenti un pacchetto di nozioni utili atte a farli sentire agenti primari del proprio habitat e delle modificazioni (positive o negative) che il comportamento di ciascuno, necessariamente determina. Una speranza di superare la situazione di stallo in cui si trovano scuola ed università, ci viene offerta dal G.N.F.S.C. - Esso, ovvero Il Gruppo Nazionale di Storia e Fondamenti della Chimica, è composto, in massima parte da docenti delle università italiane e straniere nonché da docenti di scuola superiore e ricercatori che operano nel mondo della cultura chimica a vari livelli. Il panorama delle comunicazioni da costoro presentate in occasione dei Convegni sù menzionati, i cui atti sono stati pubblicati a cura dell'Accademia Nazionale delle Scienze (detta dei Quaranta), è molto vasto, vario e coerente con gli obiettivi che già ai suoi inizi, il Gruppo si è dato programmaticamente.
A tal proposito voglio qui riportare quanto ebbe a scrivere il presidente dell'Accademia, prof. G. B. Marini-Bettòlo nella sua comunicazione presentata al Convegno di Roma del 1987 avente per titolo, La Storia della Chimica in Italia: "Fino ad alcuni anni or sono in Italia era quasi impossibile proporre uno spazio nell'insegnamento e nella cultura dedicato alla storia della scienza e tanto meno alla storia della Chimica. Questo rifiuto ha portato a trascurare le fonti e ad ignorare i contributi fondamentali dei chimici italiani nello sviluppo del pensiero chimico, mentre all'estero si affermavano qualificate scuole che hanno contribuito largamente a creare l'immagine dello sviluppo della scienza. ... In Italia si è fatta soprattutto una storia dei chimici e delle scoperte e non già dell'evoluzione del pensiero chimico che poi è il vero elemento qualificante. Questo con una sola grande eccezione, l'elaborazione della teoria atomica di Avogadro, oggetto nella lettera a De Luca, da parte di Stanislao Cannizzaro. Sono pagine bellissime di filosofia della scienza, che non restano solo come saggio di grande valore culturale, ma come idee che guideranno l'azione dello stesso Cannizzaro (allievo di Raffaele Piria) in campo scientifico internazionale, per affermare i principi che hanno permesso di definire le due entità <> e <> già chiaramente indicate da Avogadro, molti anni prima. Un geniale scienziato quale era Emanuele Paternò non poteva rimanere insensibile alle necessità di sviluppare in Italia una linea di storia del pensiero chimico. Egli ne indicò anche la sede, la Società Italiana delle Scienze, detta dei XL, anche per darle dei compiti che la differenziassero dalle altre Accademie italiane. <> e aggiunge <>.
E per concludere suggerisce <>.
E' proprio quello che l'Accademia sta da alcuni anni realizzando. ... Per iniziativa di alcuni volenterosi docenti di chimica tra cui ricordo Luigi Cerruti, Giuseppe Del Re, Antonio Di Meo, Gianlorenzo Marino, Leonello Paoloni, Giovanni Semerano, Eugenio Torracca e il sottoscritto fu presa nel 1985 l'iniziativa di organizzare a Torino presso l'università, un Convegno di Storia della Chimica.
Con non poca mia sorpresa mi resi conto della larga partecipazione di chimici universitari, dell'industria e dell'insegnamento, il che mostrava quanto era sentita questa problematica. A questo proposito va sottolineata l'importanza che ha questo approfondimento culturale tra i docenti delle scuole secondarie superiori quale strumento per la formazione dei giovani. ... Sull'onda di questo successo, si è poi costituito in Roma in modo formale, il Gruppo Nazionale di Storia e Fondamenti della Chimica, G.N.F.S.C., per valorizzare non solo gli studi sull'evoluzione del pensiero chimico in Italia, ma anche per approfondire lo studio dei fondamenti della Chimica, cioè stabilire quell'identità culturale caratteristica della Chimica, che troppe volte è stata dalle altre discipline, nel quadro della ricerca, considerata solamente strumentale o ancillare rispetto alle altre scienze. Nel 1987 il Gruppo, insieme all'Accademia, ha tenuto un secondo Convegno a Roma ... L'interesse del materiale raccolto in questa occasione, ha indotto l'Accademia, ripetendo l'iniziativa già presa ad occasione del Convegno del Gruppo per la Storia della Fisica, a pubblicarne gli atti che costituiscono una importante testimonianza dell'interesse che oggi presentano le questioni epistemologiche, scientifiche e filosofiche, legate allo sviluppo del pensiero scientifico e chimico in particolare ed anche a quelle didattiche, in un tentativo di riunire le esperienze del passato con le prospettive del futuro".ni Dal 1987 ad oggi, dobbiamo registrare una sempre più forte attenzione del mondo scolastico ed universitario verso le problematiche epistemologiche e le implicazioni didattico-pedagogiche che esse comportano in ordine alla comunicazione ed all'apprendimento delle scienze.
Testimone di ciò è la recente istituzione, per la prima volta in Italia, a cura dei proff. P. Riani (Università di Pisa) e G. Villani (Ist. Chimica quantistica ed Energetica molecolare CNR, Pisa), presso l'università di Pisa, di una Scuola estiva di: Fondamenti metodologici ed epistemologici, storia e didattica della chimica. Questa è finalizzata, a colmare le lacune dei chimici, fisici, biologi, ecc. in ordine alla mancanza di una visione generale dello sviluppo della chimica moderna - alla scarsità di collegamento fra le teorie e il loro sviluppo storico - all'assenza di formazione specificamente didattica - alla mancanza di riflessione sulle peculiarità culturali e metodologiche della chimica - alla rivalutazione del rapporto tra la chimica e le altre discipline.