LE "FAMIGLIASTRE":

UN NUOVO MODO DI CONSIDERARE LA RICOSTITUZIONE FAMILARE

di Simona Arcidiaco
A partire dal dopoguerra le società occidentali sono andate incontro a profondi cambiamenti sociali e culturali, i quali hanno condotto alla nascita di quella che è stata definita la "famiglia postmoderna". Si tratta di un concetto discorsivo, coniato da demografi e sociologi impegnati nella lettura ed interpretazione delle modificazioni subite dagli indici demografici a partire dal 1960-65 (Shorter, 1975).
Da rilevare che in Italia gli stessi mutamenti (diminuzione delle nascite, riduzione dell'indice di nuzialità, incremento delle convivenze more uxorio, aumento delle nascite fuori dal matrimonio, incremento di separazioni e divorzi) hanno acquisito maggiore rilevanza a partire da un periodo più avanzato, vale a dire dal 1968-70. Ciò può essere dovuto al fatto che, mentre in altri Paesi già esisteva la legge sul divorzio, in Italia essa è entrata in vigore solo nel 1970. Inotre, gli italiani sembrano maggiormente ancorati al concetto tradizionale di famiglia, tant'è che questi stessi cambiamenti sono ancora oggi meno diffusi nel nostro Paese piuttosto che altrove (Trovellesi Cesana, 1995).
Resta fermo il fatto che il modello familiare tradizionale è stato ormai messo in discussione e che nuove forme familiari si sono a questo giustapposte. Per riprendere quanto affermato da Scabini (1995), "la famiglia (composta da coppia genitoriale e figli) ha lasciato il posto alle famiglie". Da questo sono derivati alcuni problemi concettuali. La famiglia è sempre stata definita come la cellula della società e identificata sulla base dei legami di sangue che uniscono i suoi componenti (Steichen, 1995). Ma attualmente, che cosa si intende per famiglia? La difficoltà concettuale risiede nel fatto che soprattutto separazione e divorzio hanno suddiviso tre aspetti (la coppia, la famiglia e la filiazione) che prima entravano contemporaneamente a fare parte di un'unica questione: quella familiare (Théry, 1995). Tutto ciò ha fatto sì che la coppia sia diventata prima di tutto coppia coniugale, definendo la propria permanenza non più sulla base della presenza di figli avuti insieme, bensì sui sentimenti e sulla qualità della relazione (Scabini, 1995). Accanto alla coppia coniugale si colloca la coppia genitoriale. Le due non necessariamente coincidono: in caso di separazione il vincolo coniugale viene sciolto, mentre permane il legame genitoriale, per cui i due adulti continueranno ad interagire l'uno con l'altra al fine di favorire lo sviluppo psicologico e l'adattamento sociale del figlio (Malagoli Togliatti & Montinari, 1995; Francescato, 1994). Con questo quadro, le caratteristiche della famiglia necessariamente si modificano: i suoi membri non vivono sotto lo stesso tetto, non vi è accordo tra loro su chi fa parte della famiglia (ogni componente ingloberà nella propria famiglia individui spesso non contemplati dagli altri membri), essa non è più identificabile unicamente sulla base dei legami di parentela, bensì è diventata la famiglia degli affetti (Scabini, 1995; Francescato, 1994).
Il paradosso cui attualmente si sta assistendo è che, mentre viene riconosciuta la crisi del sistema sociale, dovuta all'avvento dell'ideologia individualista, la "cellula-base della società" non sembra essere così minacciata (Steichen, 1995). Certamente, questo vale se si accetta il passaggio a nuove forme familiari e se lo Stato si assume il carico di promuovere il consolidamento e il benessere delle nuove tipologie familiari.
Il lavoro a cui abbiamo dato avvio circa un anno fa focalizza l'attenzione in particolare sulle famiglie ricostituite, vale a dire sui nuovi nuclei che si formano successivamente alla rottura di un legame matrimoniale o di convivenza da cui siano nati dei figli, i quali attualmente convivono con il genitore e il suo/a nuovo partner (Barnes, 1991). Il nostro intento è da un lato di comprendere il funzionamento e l'organizzazione di queste famiglie, secondo quello che è il loro modo di gestire le relazioni tra i vari componenti (conviventi e non); dall'altro, riteniamo di notevole interesse "dare uno sguardo" al contesto socio-culturale e giuridico con cui queste famiglie si confrontano.
Ciò che più colpisce quando si inizia a lavorare sulle famiglie ricostituite è l' "incertezza culturale" che aleggia intorno al fenomeno "ricostituzione" (Théry, 1995), nonostante la notevole espansione dello stesso non solo all'estero ma anche nel nostro Paese (pensate che la percentuale di seconde nozze stimate dall'EURISPES per il biennio 1992-94 è pari al 7-8%). Così, manca sia un termine chiaro ed inequivocabile con cui rivolgersi alle nuove famiglie (e ai suoi componenti), sia una definizione precisa in grado di spiegare senza equivoci che cosa si intenda per "famiglia ricostituita". In realtà, in questo momento tale carenza presenta una paradossale positività: una specifica definizione è spesso un vincolo per i soggetti, mentre i componenti delle famiglie ricostituite sono attualmente lasciati nella piena libertà di creare da soli i propri ruoli familiari, conformandoli ai personali bisogni e desideri. Purtuttavia, il mancato riconoscimento sociale e giuridico della famiglia ricostituita comporta dei rischi: mancando modelli di riferimento specifici (Cherlin, 1991) e in presenza di un'etichetta negativa che spesso le viene attribuita, la famiglia ricostituita può essere spinta a riaffermarsi sulla falsa riga della famiglia nucleare, piuttosto che impegnarsi nella costruzione di un nuovo paradigma (Carter, 1992). In un periodo di trasformazione sociale come quello che stiamo attualmente vivendo, la famiglia ricostituita ha tutte le potenzialità per affermarsi come nuovo modello sociale. In particolare essa rappresenta il definitivo superamento degli stereotipi sessuali, i quali vogliono la donna delegata all'allevamento dei figli, mentre l'uomo deve occuparsi del mantenimento economico della famiglia. La famiglia ricostituita permette l'integrazione di mascolinità e femminilità: entrambi i genitori sono responsabili del benessere sia affettivo che economico dei figli, mentre i nuovi partner (uomini e donne) svolgono un ruolo supportivo, favorendo la formazione di una "équipe genitoriale" (Whiteside, 1988).
Soprattutto quest'ultimo compito non sembra essere sostenuto giuridicamente. Ai nuovi partner la legge italiana non riconosce alcun diritto o dovere nei confronti dei figli nati dalla precedente unione del loro attuale partner. Il loro essere "terzi" per la legge spesso contrasta con l'intensità del legame che si viene a creare tra figli e genitori "acquisiti", oltre a creare problemi pratici nella vita di tutti i giorni (ad esempio, i "genitori acquisiti" non possono firmare le giustificazioni scolastiche dei ragazzi).
Quanto affermato finora vale per la famiglia ricostituita vista dall'esterno; per quanto riguarda la sua organizzazione interna, è utile rifarsi al concetto di famiglia organizzatrice di relazioni proposto da Scabini (1995). La ricostituzione infatti riunisce sotto lo stesso tetto più persone, le quali non sono legate da legami di parentela, hanno modi di vivere e di vedere spesso diversi, non hanno alle spalle esperienze di vita insieme che possano aiutarli a gestire le relazioni tra loro. Solo con il tempo la famiglia ricostituita diventerà gruppo con storia, con regole ruoli e tradizioni specifiche (Papernow, 1993).
Oltre a definire le relazioni al suo interno, il nucleo ricostituito deve "fare i conti" con il nucleo preesistente, favorendo il mantenimento del legame del figlio/i con il genitore non convivente e i suoi parenti; occorre inoltre stringere relazioni con la famiglia estesa del nuovo partner. In questo modo viene garantito sia il trasferimento generazionale delle storie di tutte le famiglie coinvolte dalla ricostituzione, sia la possibilità di ricorrere ad esse come risorsa in condizioni di difficoltà materiali e/o psicologiche.
A questo punto diventa possibile analizzare i compiti che i diversi sottosistemi familiari devono affrontare, affinchè la ricostituzione riesca con successo. Prima di tutto, la nuova coppia deve avere elaborato l'esperienza di rottura del precedente legame amoroso; successivamente, dovrà impegnarsi nella definizione dei ruoli e dei confini familiari, sviluppando una comunicazione aperta, necessaria anche ai fini della adeguata ridistribuzione del potere e del denaro all'interno del nuovo nucleo. Per ciò che attiene ai figli nati da precedenti relazioni, va detto che la loro reazione alla ricostituzione familiare varia a seconda di alcune variabili, quali: l'età, il sesso, il carattere, il rapporto con il genitore "biologico" non convivente e il genitore "acquisito", nonchè il sostegno fornito dalle famiglie estese, sia "biologiche" che "acquisite". In linea generale, si può dire che, inizialmente, i figli reagiscono negativamente alla ricostituzione della famiglia: sperano infatti che i genitori tornino insieme e che l' "intruso/a" se ne vada. Gradualmente, però, hanno luogo gli adattamenti necessari: i figli preferiscono vivere in un ambiente sereno e stabile e, soprattutto se si sentono compresi ed apprezzati, faranno di tutto per favorirne il consolidamento. A sua volta, la coppia attingerà forza dall'atteggiamento via via più positivo dei figli. In questo modo si verrà a determinare un circolo positivo: i membri della famiglia, vedendo che i loro sforzi conducono a buoni risultati e che l' "impresa" ricostituzione riesce, saranno ancora più motivati all'impegno, divenendo presto un gruppo solido, il quale potrà avere alti e bassi come tutte le famiglie, che però verranno adeguatamente affrontati, nella consapevolezza della propria specificità.
Volendo tirare le somme di quanto finora esposto, possiamo dire che certamente ricostituire una famiglia non è un'impresa facile. Importante sembra essere riconoscere tali difficoltà e non sottovalutare il passo che si sta per compiere. Crediamo, inoltre, che mano a mano che si verrà costituendo una "cultura sociale" della famiglia ricostituita, il percorso sarà reso più agevole dalla possibilità di potersi liberamente confrontare non solo con gli altri (cosa che in parte già accade), ma anche con le istituzioni.

Bibliografia:

  1. Barnes G., Stepfamilies in context, "Association of Child Psychology and Psychiatry Newsletter, Nov.1991.
  2. Carter E.A., Famiglie ricostituite: la creazione di un nuovo paradigma, in M.Andolfi (a cura di),La coppia in crisi, I.T.F., Roma 1992.
  3. Cherlin A., Marriage divorce and remarriage, Harvard Univ. Press, Cambridge 1991.
  4. Francescato D., Figli sereni di amori smarriti, Mondadori, 1994.
  5. Malagoli Togliatti M. & Montinari G., Famiglie divise, Angeli, Milano 1995.
  6. Papernow P., Becoming a stepfamily: patterns of development in remarried families, San Francisco: Josey-Bass, 1993.
  7. Scabini E., Psicologia sociale della famiglia, Boringhieri, Torino 1995.
  8. Shorter E., The making of the modern family (1975), tr.fr. Naissance de la famille moderne, Seuil, Paris 1977.
  9. Steichen R., Les familles recomposées et leurs enfants, Academia Erasme, Louvain-la-Neuve, 1995.
  10. Théry I., Familles recomposées: les raison de l'incertitude, in Steichen R. & De Neuter (eds.), Les familles recomposées et leurs enfants, Academia Erasme, Louvain-la-Neuve, 1995.
  11. Whiteside M.F., Remarried systems, in L. Conbrick-Graham (ed.), Child in family context, N.Y.: Guilford Press, 1988.


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