Uscire dalla modernità

idee per le forme del tempo e della politica

di Pino POLISTENA
Questo saggio, che presuppone il grande dibattito che si è svolto intorno alle nozioni di "moderno" e "post-moderno", intende definire un'uscita dalla modernità sulla base di un'indicazione generica ma precisa delle sue conseguenze. La necessità di uscire dal perimetro della modernità appare più chiara se si assumono i caratteri portanti di questo edificio assieme ai loro effetti e se, di conseguenza, si capisce che il nostro sistema-mondo, a cominciare dall'ecosistema, non può reggere un altro secolo di modernità.
Alcuni, che sono convinti di questo esito, vedono il pericolo nei rifiuti, nell'ozono o nell'effetto-serra ma questi sono i sintomi drammatici di una società (senza politica) che lascia "agire" le strutture grumatiche ( stati, imprese, burocrazie ecc.) che si sono create al proprio interno e che sono di fatto dei centri di potere incontrollati. Dietro questi sintomi stanno maturando, in silenzio, altri processi altrettanto gravi.
La modernità si costituisce intorno ai seguenti elementi che la definiscono e la strutturano come sistema:
A) Un'imperiosa affermazione umanistica accentuata (paradossalmente) dai segni di perifericità che l'uomo ha avvertito, segni che sono stati neutralizzati con una risposta prometeica eccessiva.
B) Un potenziamento della tecnica, sogno perenne degli uomini, che trova condizioni favorevoli e riesce a influenzare il pensiero filosofico e scientifico
C) La costruzione di grumi sociali di portata quantitativa mai vista prima che cambiano le relazioni con gli individui e ri-definiscono il potere. Questa è la modernità; industrialismo, capitalismo, le grandi rivoluzioni, il saccheggio del pianeta assieme ad altre novità di questi secoli, discendono da questi eventi.
IL TEMPO
L'aspetto filosofico più cospicuo della modernità sta nell' iper-soggettivismo nato sul tronco umanistico che ha portato alle filosofie idealistiche e ad uno smarrimento dell'oggettività visibile nel pensiero a cominciare da Cartesio fino ai più recenti esiti novecenteschi.
Questo percorso si può sintetizzare nelle concezioni soggettivistiche della temporalità che partono da Kant e giungono fino a filosofi e scienziati come Einstein e Bergson la cui polemica sul tempo resta sul terreno della modernità.
Il tempo, scoperto sempre più come barriera cruciale per la nostra conoscenza, come realtà di confine è come orizzonte di un mondo che evoca e suggerisce altri mondi, porta cambiamenti decisivi perchè si impone come snodo ineludibile di percorsi multidisciplinari. L'indagine sulla temporalità, con le sue conseguenze, è oggi l'unica intrapresa capace di determinare cambiamenti filosofici, scientifici epistemologici e quindi anche culturali e sociali.
Uscire dalla modernità significa conquistare per il tempo un'oggettività che non può ricondursi alla nostra idea di cosa o di fisicità. Un'oggettività complessa e nuova perchè normalmente noi costruiamo l'oggetto a partire dal tempo e quindi presupponiamo la temporalità, nondimeno non possiamo per questo motivo condannarci a esiti soggettivistici.
Se noi non seguiamo questa strada il tempo resta un'illusione o il prodotto soggettivo di uno spirito; cos" rimaniamo sul terreno dell'indagine moderna della temporalità.
Una nuova oggettività per il tempo ci conduce fuori dalla modernità. Una delle conseguenze di questo percorso è data dall'emergere del futuro e dall' imperiosa questione di come si dovrà riempire.
C'è una risposta conservatrice che segue una linea importante della riflessione su noi stessi che va da Burke a Von Hayek: sul futuro non si deve intervenire, l'azione deliberata, costruita, artificiale non fa che alterare il corso delle cose che si identifica con una sorta di giustizia storica che non va modificata.
C'è una risposta non-conservatrice che attinge ad un prometeismo non eccessivo reperibile nella cultura umanistica moderna che dopo aver scoperto o inventato lo spazio politico crede nella possibilità di un intervento e vede l'azione consapevole come una funzione capace di interagire con altri "processi" non intenzionali, non umani.
Paradossalmente i teorici (conservatori) del non intervento sono in linea con la modernità cioè con la dimensione che aveva pensato e sognato un'azione dell'uomo. Sono in linea in quanto le potenti strutture grumatiche della modernità con il loro interno automatismo, mettono in discussione l'intervento umano che non significa l'azione dell'uomo in generale, ma quell'azione particolare voluta, costruita e pensata che configura progetti.
Questa è l'autentica dialettica della storia che fa emergere come insegnava Hegel, da una cosa il suo contrario.
LA POLITICA
L'altro aspetto di portata storica che caratterizza e condiziona la modernità riguarda la minorità del pensiero politico che non ha potuto o saputo guidare le società verso il controllo delle grandi strutture che si sono prodotte nell'età moderna.
La contraddizione più palese della modernità è la seguente: nell'epoca della volizione umanistica e politica un automatismo robusto si è imposto spazzando via le volontà individuali e collettive dopo averle rese piccole e poco significative. La storia si identifica con questo automatismo che segna ciò che chiamiamo "complessità".
Alcuni studiosi della complessità teorizzano, come i conservatori, il non-intervento considerando l'intervento inutile ai fini di un progetto ma l'automatismo non è altro che un destino che si può identificare con la storia ma non con l'azione consapevole che chiamiamo politica.
Il problema è allora quello di vedere se esiste uno spazio per la politica o se, come teme Hannah Arendt, corriamo "il rischio che il politico scompaia del tutto dalla faccia della terra"(1).
L'assenza della politica dal palcoscenico della storia (della modernità) significa una cieca dedizione al destino che è la conseguenza della risposta conservatrice da un lato e l'iter naturale della modernità dall'altro.
Beninteso, non veniamo da epoche politiche e non abbiamo riferimenti ideali nel passato, il riferimento semmai resta nel progetto umanistico della modernità, un progetto di riscatto che però non può realizzarsi con gli ingredienti che sono stati messi in campo. Proprio per questo le promesse che la modernità ha fatto all'uomo hanno qualche possibilità di realizzarsi solo se si esce dal suo perimetro.
Questi due aspetti, della temporalità e della politica, devono essere oggetto di un investimento culturale che ponga le basi per superare l'edificio che abbiamo costruito in questi secoli.
Nella modernità il pensiero politico conquista l'autonomia del proprio ambito, ritrova e sviluppa con il costituzionalismo, elementi di una cultura della forma già presenti in età precedenti ma non teorizzati; nel settecento poi opera il suo momento più grande allorchè pensa sistemi sociali e politici fuori dall'esistente (cioè dal presente) e agisce per produrli.
Nonostante questi successi il pensiero politico non coglie, chiuso nella modernità, alcuni aspetti fondamentali e non intuisce, se non marginalmente, le novità insite nello sviluppo delle strutture statali e nel loro dinamismo. Le società non hanno investito nel controllo delle istituzioni e delle grandi dimensioni grumatiche che si costituivano.
Nella modernità si coglie gradualmente l'importanza delle "forme". La politica è stata interessata da questo processo ma non è andata in fondo. Possiamo dire che rispetto ad altre discipline essa è in ritardo proprio per la difficoltà di cogliere il senso della forma. Ma cosa sono le forme? Le forme sono particolari contenuti che manifestano la loro effettualità solo diacronicamente ovvero lungo il tempo. Nel breve periodo, ossia nel presente, esse non manifestano effettualità ma agiscono in silenzio.(2)
Le forme sono luoghi di accoglienza cruciali ed eminenti e proprio per questo poco visibili. In attesa di assumere adeguatamente l'importanza e la crucialità delle forme ci possiamo accontentare della progressiva rivalutazione dei due tradizionali contenitori formali: lo spazio e il tempo. Fisica, logica e biologia sono già alla ricerca delle forme e stanno imboccando strade nuove.
La politica deve compiere lo stesso percorso ed assumere pienamente la rilevanza della forma e le sue conseguenze.
LA FORMA POLITICA
La forma in politica non riguarda il contenuto contingente, immediato, ossia la decisione di breve periodo (sincronico) ma il progetto, il modo in cui la decisione viene presa.
Quando in politica si prendono le decisioni del presente che servono per amministrare il presente stesso e le sue necessità, la forma ha già agito e la decisione è già stata condizionata da essa.
La politica è allora essenzialmente progettuale. Essa riguarda le forme e quindi il futuro ovvero le dimensioni del presente che si vanno costituendo che non sono ancora in atto. La politica quando c'è ed è viva prepara la storia.
Ma oggi l'automatismo insito nelle grandi istituzioni grumatiche della modernità ipoteca il futuro togliendolo alla decisione umana ossia emargina l'azione politica.
Solo un ri-orientamento (umano e quindi politico) di quel dinamismo ci restituirà un futuro non destinale ma l'elemento preliminare per un'operazione di questo tipo è il controllo di tutte le istituzioni grumatiche della modernità, dagli stati, alle burocrazie, alle multinazionali ai grandi laboratori e in genere alle grandi tecnologie. Questo controllo può avvenire solo sulla base di una discussione aperta, franca e libera sugli scopi e sul cammino che le società devono intraprendere. Questa discussione configura un ambito formale e si chiama "democrazia" da qui l'importanza e la grande e giustificata potenza di questa idea. Guardare dentro la democrazia significa guardare dentro una forma giacchè ogni prescrizione democratica non riguarda le singole decisioni ma come esse devono essere prese. L'intuizione sta nel fatto che la decisione contenutistica è dipendente dal processo democratico-formale ma non nella contingenza del breve periodo (il sincronico) dove potrebbe apparire valido e sensato, ai fini dei risultati immediati, più che un processo democratico, il decisionismo di un Cesare.
Ma non c'è nella storia alcun esempio di iper-concentrazione del potere che non abbia, nel tempo, prodotto disastri sociali; questo riguarda anche i casi in cui il cesare fu particolarmente saggio e avveduto. Ciò che conta è allora il livello e la cura delle istituzioni formali unita alla consapevolezza che la forma democratica che ha vinto nell'immaginario culturale dell'occidente è nei fatti alle prime armi e deve compiere ancora un lungo processo di maturazione e sviluppo.
Di questa maturazione devono avvalersi anche i paesi che non hanno ancora colto nemmeno l'importanza dell'ideale democratico. Oggi l'epoca moderna del villaggio globale e sempre più piccolo, presenta un centinaio di stati dove non esistono le condizioni necessarie per lo sviluppo della democrazia (non esiste quindi alcuna possibilità di controllo come capacità ri-orientativa dell'automatismo, non esiste il è controllo della sfera politica) e il resto degli stati concentrato prevalentemente in occidente, dove le strutture della democrazia sono vecchie e inadeguate.
Questa situazione produce dei grumi ossia dei centri di potere da cui possono partire, nel lungo periodo, nefandezze indicibili.
La mancanza di un investimento culturale si fa sentire e le società non riescono ad esprimere forze capaci di porre la questione del ri-orientamento dell'automatismo dei grumi. In questo modo le società sono consegnate al loro destino.
Il segno inquietante di questa situazione è la formazione di grumi particolari fatti dalle caste di professionisti della politica che indicano l'indisponibilità attuale delle società a concepire modelli più evoluti di democrazia.
Una delega rigida viene imposta anche nel settore dove la delega è normalmente foriera di disastri cioè in politica.
Ma la politica è per essenza un'attività non tecnica che si distrugge se viene tecnicizzata. Il professionismo politico è una forma di tecnicizzazione che altera l'intima natura della politica minando i fondamenti stessi della democrazia.
IL PARTITO
Ne deriva che l'attore sociale più importante per la politica che è il partito ovvero un' aggregazione di persone intorno a idee e programmi che coinvolgono l'intero corpo sociale, rimane in occidente una struttura sclerotica nelle mani dei mestieranti (non si inventano modelli per rispondere alla legge dell'oligarchia di Michels) mentre in altri stati non esiste nemmeno il confronto tra idee e partiti e quindi un minimo di controllo sul potere che viene cos" concentrato in ambiti ristrettissimi.
Prima ancora di operazioni culturali (e pedagogiche) di grande respiro che necessitano di un'incubazione temporale ampia si dovrebbe operare a livello istituzionale con regole formali che impongano ricambio (limiti ai mandati istituzionali) che rendano più diffuso il potere (regole eliminative dei cumuli) ma specialmente che separino le forze politiche dall'alveo istituzionale dove sono allocate, situazione questa che determina anche nei paesi occidentali, una formidabile concentrazione del potere (cumulo di dimensioni grumatiche) con effetti negativi nel lungo periodo.
Occorre in altre parole realizzare un allargamento degli spazi della politica per creare condizioni di intervento ri-orientativo sull'automatismo dei grumi attraverso (anche) la separazione della rappresentanza ( chi rappresenta i partiti non ricopre ruoli istituzionali ma resta nella società giudicando l'istituzione e non confondendosi con essa). Solo a questo patto la società potrebbe, in parte, controllare il grumo istituzionale e utilizzarlo nel controllo degli altri grumi presenti nella società; ma ciò sarà impossibile fino a quando ci sarà identificazione tra i leaders dei partiti e quelli dello stato.
Come si vede nel terzo millennio i problemi non mancheranno e saranno di portata colossale. Come persone siamo comunque coinvolte, sia pure come comparse, a cercare i segni che possano in qualche modo gratificare la componente messianica che, palesemente o in sordina, vive in ognuno di noi. Un progetto culturale che ci impegni nella realizzazione di modelli di democrazia più evoluti ci fornisce la speranza di migliorare le relazioni tra i miliardi di individui che abitano il pianeta attenuando la ferinità della storia che non riguarda le epoche passate ma sembra allignare proprio nell'epoca che compie e realizza la modernità.

(1) Hannah Arendt "Che cos'è la politica" Ed. Comunità pag. 9
(2) Ci stiamo avviando verso un superamento della dicotomia tra forma e contenuto che è stato un capisaldo della gnoseologia antica. Non si possono in questa sede sviluppare le implicazioni gnoseologiche insite nel superamento di questa dicotomia. Diciamo soltanto che una futura teoria degli ambiti supererà quella dicotomia che è alla base del materialismo del senso comune e della scienza.


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