U.F.O.: Primo avvistamento.

Il caso Arnold KENNETH

di Valerio LONZI (Responsabile Regione Liguria Centro Ufologico Nazionale)
Eccoci col primo articolo sull'ufologia volto a incentivare il dibattito e ad "accendere le polemiche". Quando il Direttore di HELIOS, Pino Rotta, mi chiese di scrivere una serie di articoli sull'ufologia, articoli che potessero, appunto, far nascere dei dibattiti sull'argomento, pensai d'incominciare con qualcosa di "storico". In effetti, la storia che mi accingo a narrarvi non ha niente di speciale (la casistica ufologica è piena di casi come questo) ma è importantissima in quanto è la prima "dichiarazione ufficiale" da parte di un pilota dell'aeronautica civile americana che, in un certo senso, con la sua testimonianza, rivela a tutto il mondo l'esistenza di misteriosi oggetti volanti di ignota origine coniando lui stesso, per la prima volta, il termine "dischi volanti".
L'aviatore Kenneth Arnold rivelò pubblicamente la sua esperienza solo cinque anni più tardi; ecco ciò che egli dichiarò in un'intervista a "Il Giornale d'Italia" il 15 agosto 1952: << Ho il privilegio di essere stato il primo a vedere i dischi volanti negli Stati Uniti. Marted" 24 giugno 1947 ero sull'aeroporto di Washington, terminata una missione, decisi di partecipare alle ricerche di un aereo sperdutosi sui Monti Ranier. Se lo avessi ritrovato, avrei avuto un premio di cinquemila dollari. Decollai e mi diressi su quell'altipiano, tenendomi a 6.000 metri di altezza. Stavo facendo una virata di 180 gradi quando, d'improvviso, mi apparve una massa di luce bianchissima con lievi sfumature azzurrine. Credetti di essere a pochi istanti dalla collisione con un altro apparecchio che non avevo veduto. Poi, scampato il pericolo, pensai ad un collega dell'aviazione da caccia che mi avesse fatto uno dei soliti scherzi, sfilando rasente al mio apparecchio, assai più lentamente. Non avevo raccolto ancora tutti i miei pensieri che la luce mi apparve una seconda volta. E potei vedere meglio tutto. Non era un'unica massa di luce. Erano diversi oggetti luminosi, tutti più o meno della stessa forma, che viaggiavano in buona formazione a quota bassissima, ma ad una velocità eccezionalmente elevata. Dapprima non mi fu possibile distinguere bene la loro forma, perchè ancora troppo distanti (una sessantina di miglia), ma capii che mi sarebbero passati dinanzi a poca distanza dato l'angolo della rotta presunta con quella del mio apparecchio. Pensai che fosse una formazione di nuovissimi apparecchi a getto. Si avvicinarono, mantenendo la formazione in modo impeccabile, ma il volo non era lineare, aveva qualcosa che rassomigliava di più ai motoscafi lanciati in una gara motonautica con mare increspato. Giunti che furono ad una certa vicinanza, notai che non avevano coda, mentre gli aerei a getto l'avevano visibilissima >>.
Quello che vide Arnold, andando per esclusione di colpi, non poteva essere una formazione di nessun tipo di velivolo convenzionale (sia civile che militare) per diversi motivi, tre dei quali, tra i più evidenti, sono la velocità, la forma e i "disturbi" accusati al proprio velivolo (questi ultimi non dichiarati pubblicamente in occasione di quell'intervista). Infatti, la velocità di quei "piatti volanti" (come lui li descrisse), è ancor oggi ben più elevata dei nostri più veloci caccia militari da intercettazione aerea; la forma, quanto mai insolita, non corrisponde a nessuna legge aerodinamica (a noi conosciuta ) tale da permettere una manovrabilità sufficientemente efficace affinchè questi strani ordigni non solo possano ottenere simili prestazioni ma, addirittura, possano staccarsi dal suolo e mantenersi in volo. Per finire, i disturbi provocati da quegli U.F.O. (presumibilmente di natura elettromagnetica) ai danni dell'apparecchio di Arnold (strumenti impazziti, difficoltà di manovrabilità dell'aereo, etc.) non sono tuttora applicabili ai nostri attuali aviomezzi ufficialmente noti. Mi sentirei, quindi, di avvallare, a priori, l'ipotesi che tali apparecchi fossero "guidati" da qualcuno o qualcosa con cognizioni tecnologiche estremamente superiori alle nostre.
Ad ogni modo, benchè il caso di Kenneth Arnold sia diventato famoso in quanto è stato il primo, non è certo stato il solo fenomeno aereo "anomalo" in quel periodo.
Infatti, solo tre giorni dopo, un'altra formazione di 9 oggetti in tutto simili ai dischi volanti di K. Arnold fu avvistata dal maggiore George B. Wilcox. Avevano la stessa luminosità e viaggiavano in fila, uno dietro l'altro, a 300 metri di quota con moto "dondolante", ad elevatissima velocità, verso le montagne di Lowell-Bisbee fino a scomparire dietro di esse.
Come se non bastasse, il 7 luglio dello stesso anno un altro oggetto volante fu intercettato dal caccia bimotore P. 38 del tenente Vernon Baird a diecimila metri di quota in direzione della base di Bozeman; dopo alcuni istanti lo strano oggetto, che ondeggiava placidamente nel cielo, fu raggiunto da una dozzina di oggetti simili e, "rientrato in formazione con essi", scomparve a velocità formidabile, sotto il naso dell'esterrefatto tenente Baird.
Si trattava della prima "ondata" di avvistamenti che venne notata e studiata con un'attenzione mai riscontrata prima di allora dai governi di tutto il mondo. Vennero infatti organizzate diverse commissioni d'inchiesta, la più famosa è stata il "Blue Book" dell'Air Force.
Non credo vi siano dubbi in merito ai casi or ora descritti; intelligenze estranee al nostro pianeta da sempre sono entrate in "contatto" con noi in modo, lo devo ammettere, alquanto singolare. È comunque certo che la Terra (e non solo dal fatidico 1947) sia oggetto di interesse "alieno". Per quale motivo, però, nessuno, ancora, è in grado di dirlo.

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