Ma chi erano mai questi Beatles?

Ideali - Gruppo - Creatività

di Pino ROTTA
Le grandi spinte di innovazione culturale proprie degli anni sessanta e dei primi anni settanta hanno mostrato i primi segni di arretramento nella seconda metà degli anni settanta continuando per tutti gli anni ottanta e nella società occidentale, messa in ginocchio dalla crisi economica e occupazionale da un lato e dalle diverse forme di violenza politica da un lato e criminale dall'altro (sono gli anni che segnano l'esplodere del traffico e del consumo di droghe pesanti) appare quella tendenza definita con il termine di "ritorno del privato" (Laterza pubblica proprio nel 1980 il libro "Il trionfo del privato" che vede messe insieme le opionioni di intellettuali quali E. Galli della Loggia, M. Bianchi, N. Aspesi, U. Volli, A.M. di Nola, R. Simone e N. Aiello). Se già nel 1980 si sentiva così forte l'esigenza di rivalutare aspetti intimistici del vissuto quotidiano tanto da apparire ormai come un fenomeno che pervadeva il campo degli affetti, della produzione e della partecipazione alla vita politica, non ci si può limitare a considerare solo la saturazione dei momenti di "collettivismo" addebitando a questi soltanto la nuova tendenza, ma vanno analizzate anche le probabili "spinte pilotate" che hanno potuto quanto meno accelerare il fenomeno.
Sul piano politico gli anni sessanta avevano creato delle aspettative nei confronti di forme di organizzazione politica, quale i sistemi comunisti, che rappresentavano una minaccia reale per il sistema politico occidentale saldamente fondato sul capitalismo, e che il sistema capitalistico abbia reagito duramente, a volte con metodi del tutto reazionari quali i tentativi di colpi di stato o con la strategia della tensione terroristica, è ormai un fatto acclarato e storicamente dimostrato.
D'altra parte l'incapacità del movimento di contestazione, nato negli anni sessanta, a diventare concretamente sistema politico alternativo ha creato un generale senso di frustrazione all'interno del movimento stesso ed ha fatto scaturire, sul piano filosofico in una tendenza, generalizzata tra quanti avevano creduto che il cambiamento si sarebbe realizzato, a fuggire da una realtà alla quale non si riusciva ad adattarsi essendo rifiutata per motivi ideologici, e rispetto alla quale non si vedevano possibilità di mediazione tra una posizione di rivoluzione radicale ed una di rifiuto totale. A "tornare al privato" per primi furono proprio coloro che avevano sognato una società organizzata sul modello della "comune parigina". Furono questi per primi che si rivolsero alle filosofie ascetiche orientali e poi ad una forma di "rinuncia al politico", diventado l'esempio vivente del fallimento del modello antagonista a quello capitalista, e tutto questo in un clima di paura sul piano politico a causa del terrorismo (le stragi di Milano, di Brescia, di Bologna, le BR) e di insicurezza su quello economico a causa della crisi (disoccupazione e inflazione con tendenza al 20%). Il risultato fu la nascita di una filosofia nichilista di massa che si è sviluppata e che si mostra ai giorni nostri tra le generazioni dei 25/30enni, attraverso forme di depressione che sembrano avere proprio in cause sociali le sue più profonde radici.
Ma se molti oggi denunciano ed analizzano il fallimento del movimento degli anni sessanta, poco esplorata appare ancora la natura delle cause che diedero origine a quel fenomeno che pure ha rapidamente e contemporaneamente coinvolto milioni di govani in tutto l'occidente.
Quelli che oggi hanno un'età tra i quaranta ed i cinquanta anni non possono non ricordare i concerti di gruppi musicali come i Beatles o i Rolling Stones, ognuno dei quali era "popolato" da centinaia di migliaia di ragazze e ragazzi che accalcati sui prati (gli stadi di calcio non li potevano contenere) vivevano momenti di esaltazione collettiva fatti scattare già dal primo accordo di chitarra. O anche il proliferare di migliaia di complessi musicali che si improvvisavano utilizzando ogni spazio possibile, dai garage alle cantine al salotto di casa.
Già in questo fenomeno possiamo trovare uno degli elementi principali che animava il "movimento": i ragazzi degli anni sessanta avaveno scoperto che si poteva creare, stando in gruppo, un modo nuovo di comunicare la voglia di vivere e di conquistare il mondo attraverso la musica. La composizione musicale era diventata un'espressione artistica collettiva, non era più il prodotto di un singolo individuo da offrire all'ascolto degli altri, ma un modo di vivere l'espressione dello stare assieme che veniva vissuto nel momemto stesso in cui nasceva. Era un modo di abbracciare il mondo prendendosi per mano in tanti per realizzare quell'abbraccio. E questo messaggio fu lanciato ed accolto contemporaneamente da una moltitudine di ragazzi grazie ad un mezzo che in quegli anni cominciava a diventare il vero strumento della comunicazione di massa: la televisione.
La televisione rappresentò in quegli anni, allo stesso tempo, un grande supermarket musicale ed una grande fonte di ispirazione musicale. La musica aveva, per prima, rotto gli schemi troppo rigidi di una società troppo formale, sessuofoba, ed immobile. Ed è proprio il principio del movimento, del "viaggio" inteso come ricerca e come contatto, il secondo grande motivo ispiratore degli ideali degli anni sessanta. Viaggiare non solo si doveva, ma in quegli anni i giovani dimostrarono che si poteva. Per coprire grandi distanze bastava poco, quasi niente, un sacco a pelo e qualche scatoletta, lo si poteva fare a piedi, in autostop o in bicicletta. Si partiva senza una metà precisa, ci si fermava per vivere qualche momento del viaggio non perchè si era raggiunta una qualsiasi meta. Si viaggiava per dire ad altri giovani che erano in viaggio che si esisteva, che si amava la vita, i colori, i suoni, la natura (i "figli dei fiori").
Fu proprio la musica a denunciare l'inizio del declino di quella filosofia. Quel modo di essere insieme, aggredito da un sistema che non capiva il profondo significato della trasformazione culturale che ormai era avvenuta in occidente, non era preparato a resistere a quell'aggressione, e reagì con la spontaneità un po' istintiva e violenta dell'adolescenza e fu cacciato in un imbuto prima di rabbia e poi di frustrazione dal quale non riuscì a venire fuori.
La musica era il linguaggio dei giovani e con la musica essi espressero questo declino. La musica si trasformò da espressione di gioia di vivere in espressione di rabbia, di denuncia politica, ed infine di rifiuto e di isolamento (con punte di grande poesia che in Italia ad esempio videro protagonisti i cantautori come Guccini, De Andrè e Vecchioni).
La forza di rinnovamento culturale degli anni sessanta era nata da una grande intuizione collettiva: insieme si può creare.
In fondo alla base di tutte le ideologie positive ci sono sempre state queste due grandi esigenze dell'animo umano, la creatività e la socialità, ed in quegli anni queste due forze si unirono e cambiarono la società occidentale. Il male che ne scaturì non era un destino scritto nella storia dei giovani degli anni sessanta, ma nell'incapacità della società di quegli anni a capire ed accettare quei cambiamenti. Un secondo fallimento viene taciuto quando si parla di quegli anni, e fu il fallimento di chi fermò quei giovani. Se infatti riuscì a distruggere il modo di essere del movimento, non riuscì a fermare le profonde trasformazioni culturali che esso aveva imposto e consegnato alle generazioni future.

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