DINOSAURI NELL'ARIA

"Una combinazione di caratteri che non si sarebbe potuta immaginare più strana e sorprendente".

di Antonella Cinzia MARRA
Con queste parole Richard Owen, esperto e brillante studioso di anatomia e paleontologia, cominciò a dare una valutazione del fossile che si trovava sotto i suoi occhi: un esemplare ambitissimo, la cui storia ebbe inizio in una cava di calcare usato per lastre litografiche, a Solnhofen, località vicino Monaco di Baviera destinata a diventare famosa per i suoi fossili. Nel calcare sedimentatosi durante il Giurassico (150-160 milioni di anni fa circa) , gli operai rinvenirono prima una penna e, un mese dopo, uno scheletro di cui mancava solo la testa: era il 1861.
Il primo ad osservare il fossile fu un eminente paleontologo di Francoforte, che lo denominò Archaeopteryx litographica ("antica penna da calcare litografico"), attribuendogli il nome un mese prima adoperato per una penna ritrovata nelle vicinanze. Egli non chiarì la posizione tassonomica della specie, ma intuì che potesse trattarsi di uno di quegli "anelli mancanti" di cui si parlava nell'opera da poco pubblicata da Charles Darwin ("L'origine delle specie", 1859). Proprio in quegli anni la teoria della selezione naturale faceva discutere il mondo scientifico, che ben presto si separò in evoluzionisti e non-evoluzionisti. Il fossile di Archaeopteryx si inserì nella discussione con un grande impatto.
Il proprietario del fossile fece richieste esose per cedere l'esemplare e molti studiosi si recarono sul posto per poterlo osservare, senza ottenere il permesso di poter fare disegni. Andreas Wagner, dell'Università di Monaco di Baviera osservò subito la coda da rettile e le penne da uccello, ma, essendo antidarwinista, disse che si trattava di uno strano esemplare (lo chiamò infatti Griphosaurus problematicus), ma che non poteva considerarsi un animale intermedio tra Rettili e Uccelli.
La fama del fossile intanto cresceva e Richard Owen, sovrintendente del British Museum, riuscì ad acquistarlo nel 1862. Neanche Owen era un sostenitore dell'evoluzionismo, ma non potè fare a meno di osservare che caratteri da rettile (coda ossea, tre dita con artigli, morfologia di vertebre e costole) erano associati a penne da uccello che avevano lasciato le loro impronte. L'esemplare venne comunque considerato un antico uccello estinto da non mettere in relazione con un anello di congiunzione.
La reazione dei sostenitori dell'evoluzionismo fu abbastanza immediata e Huxley, soprannominato "il bulldog di Darwin" proprio per la sua combattività, utilizzò l'Archaeopteryx per sostenere la derivazione degli uccelli dai rettili. Huxley sostenne, in seguito al ritrovamento del piccolo dinosauro Compsognathus, la derivazione degli uccelli dai dinosauri. Egli aveva infatti individuato analogie tra il piccolo dinosauro e il primo uccello. La sua teoria, dopo un certo successo, venne dimenticata, ma oggi è stata ripresa. Le polemiche, i litigi, le accese discussioni si susseguirono intorno ad un fossile che poteva dare sostegno alla teoria darwiniana in un'epoca in cui le nuove scoperte rimettevano in discussione interi trattati e la credibilità di eminenti professori. Dalla nebbia del passato emergevano strane creature e la consapevolezza che l'uomo occupava solo una infinitesimale parte della storia della Terra.E, nonostante questo, Archaeopteryx riservava nuove sorprese: nel 1887 venne trovato un esemplare più completo e meglio conservato. Il fossile non venne subito identificato e fu venduto come Archaeornis siemensis all'Università di Berlino. In seguito si stabilì la reale importanza del fossile. Quello scheletro rivelava qualcosa che nemmeno lo stesso Huxley sperava: un cranio simile a quello di un uccello e , un rudimentale becco che, però, portava denti appuntiti da rettile; le ali presentavano molte penne e altre penne erano presenti sulla coda. Accanto al problema posto dalla derivazione di questa specie, se ne poneva un altro: quale era stata la spinta evolutiva che aveva portato l'antenato dell'Archaeopteryx - qualunque esso fosse - a mettere le penne e cominciare a volare?
Secondo Marsh (1880) l'attitudine al volo si era manifestata in certi rettili perchè questi conducevano una vita arboricola, quindi avevano bisogno di poter saltare da ramo in ramo. Per fare questo, anche la più piccola variazione nell'assetto dello scheletro si sarebbe tramandata per selezione naturale. Penne rudimentali, evolutesi dalle squame, sarebbero state utili per frenare la caduta durante brevi voli planati. Questa ipotesi, nota come "teoria arborea" ha avuto ampio seguito, in quanto alcuni studiosi la confermarono adducendo a sostegno alcune caratteristiche dello scheletro di Archaeopteryx, tra cui la morfologia delle zampe, che sembravano adatte alla presa sui rami. Non si riusciva però a spiegare come un planatore potesse evolversi in volatore, adottando notevoli cambiamenti nella struttura scheletrica.
L'alternativa a questa ipotesi era già stata formulata nel 1879 da Williston, ma non aveva avuto seguito. La "teoria cursoria" postulava un graduale allungamento delle dita più esterne in animali corridori. Questo adattamento , insieme ad un maggior sviluppo delle squame, avrebbe aiutato l'animale a correre meglio. Progressivamente, con uno sviluppo più avanzato, l'animale sarebbe stato agevolato nel salto, per arrivare poi a librarsi in volo.
La discussione, dunque si apriva anche sulla morfologia funzionale e sui meccanismi che, in accordo con la selezione naturale, avrebbero potuto portare agli uccelli.
La scoperta dell'esemplare di Archaeopteryx, insieme ad altri ritrovamenti successivi, non soltanto rafforzò la teoria evoluzionista di Darwin e contribuì a definire un approccio più rigoroso allo studio dei dinosauri, considerati talvolta curiosità o mostruosità, ma portò l'attenzione anche su meccanismi e modalità dell'evoluzione. Da quel momento la Paleontologia ha mosso passi sicuri e decisi verso la ricostruzione del passato del nostro pianeta e ha assunto la dignità di scienza a sè stante.
Archaeopteryx ha suscitato e suscita ancora molte ipotesi, è stato studiato da molti ricercatori, decisi a chiarirne le abitudini di vita e l'evoluzione, ma ha il grande pregio di essere testimone non soltanto del mondo giurassico scomparso, ma anche di quel fermento culturale della fine dell'Ottocento, che tanto ha dato al mondo scientifico e non solo.

ULTIM'ORA
Dalla Cina arriva la notizia del ritrovamento di un esemplare fossile candidato a spodestare Archaeopteryx dal suo ruolo di "anello mancante". Il settimanale inglese "New Scientist" ci informa sul rinvenimento di un fossile, riconosciuto come dinosauro e denominato Sinosauropteryx prima dal direttore del Museo di Geologia di Pechino. L'esemplare sembra però piumato e per Philip Currie (Museo di Paleontologia di Alberta, Canada) si tratta di un piccolo dinosauro piumato che rappresenterebbe un termine di passaggio importante tra dinosauri e uccelli. Questa specie risulta più antica di Archaeopteryx e riapre la discussione, mai abbandonata, sull'evoluzione che dai rettili ha portato agli uccelli. Le piume sarebbero sorte come mezzo di termoregolazione o di richiamo sessuale. Lo scheletro, invece, è chiaramente da dinosauro. Questo potrebbe indicare che il piumaggio è stato adottato prima per altri scopi, quali appunto potrebbero essere richiamo sessuale o termoregolazione, e solo in un secondo tempo sono state utilizzate e sviluppate per il volo.


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